Ci sono concerti che finiscono con l’ultima canzone e altri che continuano anche quando il palco si spegne. Quello di Povia a Palizzi Marina appartiene alla seconda categoria. Lo raccontano la piazza piena, le voci che hanno accompagnato i ritornelli più celebri e la lunga fila di persone rimaste dietro le quinte per una fotografia, una stretta di mano, poche parole scambiate con l’artista.

Quello nella splendida Piazza dei Martiri del comune più a sud della penisola è stato uno degli appuntamenti più partecipati dell’estate palizzese: Povia ha portato sul palco un repertorio che attraversa ormai vent’anni di musica italiana, insieme a quella capacità di tenere la scena che va oltre la semplice esecuzione dei brani. Parla, scherza, provoca, racconta le canzoni e cerca continuamente il contatto con chi ha davanti.

La piazza lo segue subito. “I bambini fanno ooh” diventa un canto corale capace di mettere insieme adulti e giovanissimi. “Vorrei avere il becco” riporta alla vittoria di Sanremo del 2006 e accende uno dei momenti più riconoscibili della serata. Le parole arrivano dal palco e tornano indietro moltiplicate da centinaia di voci, in un dialogo che Povia alimenta senza mai lasciare il pubblico ai margini.

È questa la cifra del suo concerto: la gente non assiste soltanto, entra nello spettacolo. Povia conosce bene il linguaggio delle piazze, sa quando allungare un racconto, quando alleggerire con una battuta e quando lasciare che sia il ritornello a fare tutto il lavoro. Non serve una macchina scenica imponente: bastano le canzoni e la musica che nelle intenzioni del cantautore lascia spazio anche alla riflessione. Povia affronta tematiche come quelle del bullismo, delle scelte di fine vita, del valore dell’altruismo e del rapporto con gli altri. Lo fa con il suo linguaggio, senza nascondere le proprie idee e senza cercare formule accomodanti. Alcuni temi dividono, altri chiamano in causa sensibilità profonde, ma il pubblico resta dentro il racconto e ascolta.

Il concerto vive anche di momenti imprevisti. Il sindaco Umberto Felice Nocera sale sul palco e canta insieme all’artista “Non è il momento”, canzone alla quale, racconta, è particolarmente legato. Il duetto nasce senza formalità e diventa uno dei fotogrammi più genuini della serata: il primo cittadino lascia per qualche minuto il ruolo istituzionale e si confonde con il pubblico, trascinato dall’emozione di condividere il brano con chi lo ha scritto.

Povia conferma a Palizzi di essere soprattutto un uomo da palco, capace di reggere lo spettacolo attraverso il racconto, l’improvvisazione e un repertorio che continua ad avere presa. La sua musica punta sulla chiarezza dei testi, sui ritornelli immediati e su messaggi esposti senza filtri. È un artista che suscita adesioni forti e critiche altrettanto nette, anche perché ha scelto da tempo di entrare nei temi più controversi senza restare in superficie. A Piazza dei Martiri, però, il giudizio arriva direttamente dal pubblico. Arriva con il boato che accompagna le canzoni più amate, con le mani alzate, con le famiglie rimaste fino alla fine e con le persone che attendono l’artista dopo il concerto.

Povia non si sottrae, ed anzi invita tutti dietro il palco. Stringe la mano a ciascuno, ascolta, posa per le fotografie e lascia la piazza soltanto quando si è ormai svuotata. È lì, lontano dalle luci e dalla musica, che la serata trova forse la sua immagine più forte. L’artista resta, le persone gli si fanno attorno e il concerto diventa davvero ciò che aveva promesso di essere: un incontro.