Nel suo volume il ricercatore dell’Università della Calabria riunisce 28 professionisti e propone una riflessione su diritti, corpo, lavoro, comunità e futuro, tra approccio divulgativo e ricerca scientifica
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A ottobre ripartirà il tour di presentazioni del volume di Gennaro Ponte dal titolo “21 idee per stare bene. Verso un’agenda politico-culturale” (Santelli, 2024).
Ponte, che è Dottorando di ricerca in “Teoria e Prassi del Diritto” presso l’Università della Calabria e redattore della rivista Registro (S)connesso (qui la sua intervista a un canale del nostro Network: https://www.cosenzachannel.it/cultura/gennaro-ponte-la-cultura-salvera-i-giovani-e-il-mondo-video-v25ii94d), non rinnega le spinte sociologiche che l’hanno portato a scrivere saggi come La casa non a caso; tuttavia, in questo nuovo lavoro, si propone di abitare la soglia, nel tentativo di far dialogare più saperi, diverse professioni, vari modi di abitare il mondo.
Lo fa coinvolgendo 28 professionisti - tra operatori della cura, sociologi, giuristi, docenti universitari - in un’opera collettanea che aiuta a ripensare il Welfare State, la Salute, i corpi, lo statuto delle discipline.
La lettura restituisce un saggio complesso ma non complicato, che, come afferma il curatore, si può analizzare senza affanni in un mese, capace di tenere assieme, in maniera virtuosa, tre domini (Politica, Cultura e Sviluppo), così come differenti modi di intendere il Benessere e il contrasto alle dinamiche capitalistiche.
Perché un’agenda politico-culturale?
Il termine agenda ricorda, anche in senso etimologico, ciò che c’è da fare.
In un’arena politica in cui prevale la logica del cortotermismo, del breve periodo, ho inteso proporre delle idee: rivalutazione dei diritti e dell’obbedienza alle leggi, valorizzazione delle comunità energetiche e dei territori, ridefinizione delle dinamiche lavorative, centralità del corpo, della sessualità e, quindi, dell’identità, ritorno alla Felicità.
Ebbene, queste idee, nelle mie intenzioni, sono idonee a costruire un programma postelettorale nel quale chi assume decisioni vincolanti si prenda la responsabilità di porre davvero al centro la persona umana, per privilegiare posizioni e provvedimenti di lungo respiro che, perché no, tengano in considerazione le sorti delle generazioni future.
Cos’è per te il benessere?
Il benessere è uno stato di appagamento che deriva, in primis, dalla realizzazione dei nostri desideri.
Quando si rafforza la consapevolezza che ciò che si immagina può trovare applicazione nella realtà, aumenta il nostro grado di benessere.
Vi è poi un’altra dimensione che è tratteggiata nel saggio ed è quella dei diritti. Lo star bene, come lo definirebbe Sen, è direttamente correlato all’effettività dei diritti.
Più è ampia la gamma dei diritti che sono garantiti, più l’Uomo riesce a vivere meglio in famiglia, sul posto di lavoro, nella comunità di appartenenza, all’interno della società.
Volendo proporre una definizione provvisoria, potremmo dire che il benessere è una condizione in cui desideri, prospettive, leve motivazionali, capacità e diritti trovano concretizzazione nella vita quotidiana.
Dalle pagine sembra emergere un desiderato superamento del Welfare State a vantaggio del Welfare generativo. Ti va di dirci qualcosa in più su questo aspetto?
Il Welfare generativo rappresenta una riconfigurazione del Welfare State, per effetto della quale il Welfare non è più semplicemente un costo, ma diviene un investimento.
In questo nuovo modello di Welfare si punta sulle persone più che sulle istituzioni, sulla collaborazione anziché sull’accentramento.
È dunque agevole intuire come si possa addivenire a una valorizzazione delle risorse individuali, seguendo una traiettoria nella quale il beneficiario degli interventi può, a sua volta, aiutare, attivando quella che si può definire solidarietà circolare.
Se prima il sistema di Welfare raccoglieva e redistribuiva, oggi il Welfare generativo conduce a redistribuire, certamente, ma anche a rigenerare, a rendere e a responsabilizzare.
A chi si rivolge il saggio?
Il saggio è pensato per essere letto da chiunque abbia posto davvero la propria attenzione sulla necessità di cambiare qualcosa nella propria vita.
In qualità di curatore, ho inteso dare all’opera un taglio divulgativo senza rinunciare al richiamo della scientificità. Anche per questo il volume si presta bene ad essere analizzato nelle piazze come nelle aule universitarie, nei centri benessere, ma anche negli studi medici e in quelli che accolgono gli operatori del diritto e dell’ascolto.
Nell’esergo del volume scrivi: “La più grande forma di benessere si scopre quando ci si sente liberi… dal bisogno”. Una scelta forte. Dicci di più.
Ho scelto di aprire così il mio volume perché ritengo che la libertà dal bisogno sia la grande fiaccola che tiene accesa la vita umana. Il libro vuole essere un richiamo alla Politica affinché tenga sempre presente questa grande finalità, che costituisce anche l’essenza delle istituzioni, di quell’aggregato di persone mosse da fini collettivi che definiamo Stato.
A mio avviso, si devono creare le condizioni affinché si passi dal bisogno al desiderio.
Un’utopia concreta, si potrà legittimamente pensare; intanto, questa transizione continua ad animarmi, a conferire senso a ciò che faccio, a ciò che vivo, a quello che scrivo.
Tu, in passato, ti sei occupato di povertà, pubblicando un saggio dal titolo “La casa non a caso. Ritornare Persona dopo la povertà”. Non è paradossale pubblicarne un altro che si diffonde sul benessere?
No, non è paradossale né incoerente, se si considera che entrambi puntano a focalizzarsi su approcci capacitanti che mettano al centro i desideri e le speranze degli esseri umani.
In più, anche il mio primo saggio illustra logiche di intervento in grado di incrementare il benessere delle persone e capaci di avviare una riflessione sul Welfare State.
La biografia
Gennaro Ponte, dopo aver conseguito tre lauree cum laude, è attualmente Dottorando di ricerca presso l’Università della Calabria, dove sta conducendo un progetto di ricerca sulla configurazione del Diritto alla Salute nell’era digitale e dell’Intelligenza Artificiale.
I suoi studi sul Welfare State gli hanno consentito di ottenere l’abilitazione all’esercizio della professione di Assistente sociale specialista, di analizzare gli interventi in materia di grave emarginazione adulta e di pubblicare un saggio, giunto alla terza ristampa, dal titolo “La casa non a caso. Ritornare Persona dopo la povertà”.
Ha operato, in ambito amministrativo, sia nel settore pubblico che in quello privato, affiancando alle attività lavorative quelle divulgative.
È infatti componente della redazione della rivista “Registro (S)connesso” e ha scritto e condotto la rubrica radiofonica “Un Ponte sulla Realtà”, trasmessa da Radio Ciroma.
È autore di diversi scritti, tra i quali si ricordano la postfazione al saggio dello psicologo Alberto Polito, intitolato “Il paradigma e la progettazione psicosociale. Lavorare con adolescenti e giovani a scuola, nelle comunità e nei gruppi informali” (Leonida, 2023), nonché le prefazioni al saggio “Io per te. Sulla centralità della relazione nei processi educativi” (Orizzonti Meridionali, 2024; Falco, 2026), scritto dal filosofo Francesco Luigi Gallo.

