È un dato che impressiona e lascia prevedere scenari ancor più disastrosi, prefigurando una lenta e progressiva emorragia che dissanguerà la provincia vibonese. A rivelarlo sono gli studi sul fenomeno spopolamento che colpisce quasi tutti i 50 comuni della provincia: una mole di cifre e percentuali, messi insieme nell’arco di molti anni, che il neonato Osservatorio regionale demografico sta cercando di riportare al centro dell’agenda politica, sollecitando le istituzioni a prenderne finalmente piena coscienza.

Dal 1992, anno di fondazione della Provincia di Vibo Valentia, fino al 2025, da qui sono partite 30mila persone, portando la popolazione da quasi 180mila unità (179.457) a meno di 150mila (149.992). Un crollo di oltre il 15 per cento, mitigato, in una certa misura, dai flussi migratori in entrata che, ad oggi, vedono circa 10mila cittadini stranieri residenti.

Continua il nostro viaggio nei centri calabresi più colpiti dallo spopolamento: il caso del Vibonese, territorio duramente colpito dall’emigrazione, specie quella giovanile. In poco più di 30 anni la provincia di Vibo Valentia ha perso circa 30mila residenti. Ma c’è chi prova a invertire la rotta.

A mettere insieme i dati e ad incrociarli analizzandone i dettagli, per conto dell’Osservatorio, è stato Giovanni Durante, studioso di statistica demografica di Pizzo, residente a Nicotera, che da anni scandaglia meticolosamente i registri anagrafici di moltissimi comuni, non solo in Calabria.

Giovanni Durante

A preoccuparlo non sono solo i numeri in calo ma «anche le profonde modifiche strutturali intervenute nella composizione stessa della popolazione del Vibonese». Se questa «fino al 1992 era una popolazione prevalentemente giovane, adesso è prevalentemente anziana: nel 1992 c'erano 68 anziani ogni 100 giovani, oggi ogni 100 giovani ci sono 220 anziani: un capovolgimento netto di tutta la piramide demografica».

Nell’arco temporale preso in considerazione, infatti, la popolazione under 14 vibonese è passata da 37.070 a 17.985 unità, con un calo del 51,5 per cento, mentre la popolazione over 65 è aumentata da 25.242 a 37.479 unità, con una crescita del 48,5 per cento. I giovanissimi rappresentano oggi appena l’11,9 per cento della popolazione provinciale mentre gli ultrasessantacinquenni il 25 per cento. Effetto del crollo del tasso di natalità precipitato del 50 per cento: dalle 2067 nascite del 1992 alle 1034 del 2025.

«Questo perché a partire - spiega Durante - sono soprattutto i giovani tra i 24 e i 39 anni: fascia d’età in fase riproduttiva che dunque non contribuisce alle nuove nascite sul nostro territorio». Con l’effetto che, negli ultimi anni, i figli nati altrove dei giovani emigrati vibonesi, attirano a sé anche i nonni. «Negli ultimi 5-10 anni stiamo assistendo ad un nuovo tipo di fenomeno che vede partire anche over 65 che vanno a ricongiungersi con figli e nipoti, ma anche, a mio avviso - aggiunge Durante -, a cercare servizi socio-sanitari e assistenziali migliori di quelli che il nostro territorio offre».

Ben 17 comuni vibonesi su 50 si sono svuotati di più della metà dei propri residenti. «Un caso emblematico è Polia - spiega Durante - che ha perso quasi il 78 per cento della sua popolazione. Ma tutti i comuni dell'area delle Preserre risentono del fenomeno: San Nicola da Crissa, Fabrizia, Mongiana, Nardodipace, tutto l'Alto Mesima e, da quest'anno, anche Sant’Onofrio e Joppolo registrano uno spopolamento superiore al 50 per cento. Quindi hanno visto la propria popolazione dimezzarsi in poco più di 30 anni. Anche Nicotera, comune a vocazione turistica, ha subito un calo significativo della sua popolazione che si attesta intorno al 35 per cento, dato che potrebbe anche essere maggiore se sottraessimo i 700 extracomunitari iscritti all'anagrafe comunale e le tante persone che hanno mantenuto la residenza per motivi affettivi, ma che fisicamente non vivono qui».

Agghiacciante la proiezione al 2042: secondo le analisi dell’Osservatorio, la popolazione residente scenderà a 127.541 abitanti, dei quali 44.317 saranno over 65 a fronte di 13.299 under 14.

Come arrestare questo inesorabile declino? Se l’è chiesto il sindaco di Dimani, Antonino Di Bella, che si è seduto al pc per scrivere alla premier Meloni e ad altri rappresentanti istituzionali, invocando agevolazioni per gli immobili di proprietà nei comuni al di sotto dei 3000 abitanti in modo da invertire la tendenza all’abbandono delle abitazioni e incentivare il rientro degli emigrati, in questo caso quelli della numerosa comunità dinamese in Svizzera.

Un’iniziativa nata proprio dopo un viaggio in territorio elvetico, che ha ora raccolto consensi tra i colleghi sindaci delle aree interne del Vibonese e sta registrando le prime risposte da parte delle figure istituzionali cui Di Bella si è rivolto. L’idea è quella di ottenere una significativa riduzione della tassazione sugli immobili per i residenti fuorisede; misure di defiscalizzazione sui materiali da costruzione e sulle ristrutturazioni edilizie nei centri sotto i 3.000 abitanti; incentivi per il recupero del patrimonio edilizio esistente, con l’obiettivo di favorire il ritorno, anche stagionale, degli emigrati; politiche strutturali volte a rendere i piccoli comuni più attrattivi per nuovi residenti e investitori, anche stranieri.

Antonino Di Bella

«Da qui ormai i giovani scappano - afferma Di Bella -, la popolazione residente è molto anziana, per cui stiamo immaginando una possibilità per far rientrare chi oggi preferisce svendere la casa di famiglia anziché continuare a sostenere dei costi per tenerla chiusa».

Le partenze procedono a ritmo galoppante: «In tre anni, da quando sono sindaco - spiega Di Bella - abbiamo perso più di duecento persone, perlopiù giovani che vanno a studiare o lavorare fuori. L’unica speranza è che il governo ascolti i piccoli comuni che altrimenti sono destinati a morire. Qui servono infrastrutture, strade soprattutto, e servizi sanitari, non ha senso pensare di continuare così. Io sono pronto a fare una manifestazione forte e a dimettermi da sindaco se non arriveranno risposte concrete, perché così non mi sento di rappresentare più nessuno».