Carburante alle stelle, margini azzerati e carenza di interventi istituzionali mettono in crisi il comparto: «Senza misure urgenti molte aziende rischiano la chiusura»
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Giuseppe Sirianni è amministratore di RentCalabria e socio di una società di tour operator con sede a Catanzaro. Da anni impegnato nel settore del turismo e del trasporto persone, rappresenta una voce diretta e concreta di un comparto oggi in forte difficoltà, stretto tra l’aumento dei costi del carburante, le tensioni internazionali e l’assenza di risposte istituzionali. La sua testimonianza racconta una crisi che rischia di compromettere non solo la stagione turistica, ma l’intero equilibrio economico di un territorio già fragile.
L’aumento del costo del carburante ha superato ormai livelli critici: quanto incide oggi, in termini concreti, sui bilanci di un’azienda come la vostra?
«L’impatto è enorme e ormai strutturale. Per un’azienda come la nostra, il carburante rappresenta una delle principali voci di costo, arrivando anche al 25-30% dei costi operativi complessivi. Oggi registriamo aumenti che superano il 20% rispetto all’anno scorso, con un aggravio che può arrivare a oltre 10.000 euro annui per singolo veicolo. Questo significa lavorare con margini sempre più ridotti, spesso azzerati, soprattutto nei servizi già contrattualizzati mesi fa a prezzi ormai non più sostenibili».
State riuscendo ancora a contenere i prezzi per i clienti o siamo già entrati in una fase inevitabile di rincari per turisti e utenti?
«Fino ad oggi abbiamo cercato di assorbire il più possibile gli aumenti, ma siamo arrivati al limite. Il settore ha già iniziato a trasferire parte dei rincari sui clienti, e questa tendenza è inevitabile. Lavorando anche per alcuni broker, nelle ultime settimane stiamo annullando o rinunciando quasi quotidianamente a effettuare dei transfer, a causa degli importi troppo bassi che ci vengono proposti, risultando per noi non competitivi e spesso non sostenibili. Il problema è che molti contratti nel turismo sono stati chiusi con largo anticipo e non possono essere aggiornati, creando una situazione paradossale: lavoriamo, ma spesso in perdita. Senza interventi, l’aumento dei prezzi per turisti e utenti sarà inevitabile nei prossimi mesi.
La Calabria potrebbe beneficiare di nuovi flussi turistici legati all’instabilità internazionale: questo scenario rappresenta davvero un’opportunità o rischia di trasformarsi in un boomerang?
«È un’opportunità solo sulla carta. È vero che alcune destinazioni concorrenti stanno vivendo difficoltà, ma la Calabria rischia di non essere pronta a intercettare questi flussi. Negli ultimi anni si è fatto un buon lavoro sull’incoming, con un aumento significativo dei voli e dei passeggeri: l’aeroporto di Lamezia Terme, che è il principale hub regionale, ha superato i 2,7 milioni di passeggeri annui e l’intero sistema aeroportuale calabrese ha raggiunto oltre 3,6 milioni di transiti. Tuttavia, se aumentano i costi e non migliorano infrastrutture, collegamenti e servizi, il rischio è che questa crescita si trasformi in un boomerang: più domanda, ma meno capacità di offrire un servizio competitivo».
Quali sono, oggi, le principali difficoltà operative quotidiane per chi lavora nel noleggio con conducente e nel turismo?
«Le difficoltà sono molteplici: aumento incontrollato dei costi (carburante, assicurazioni, manutenzione dei veicoli); difficoltà nella programmazione dei servizi; carenza di personale qualificato; margini sempre più ridotti. A questo si aggiunge un elemento strutturale: la Calabria è una regione con una morfologia complessa e una distribuzione disomogenea dei servizi di trasporto pubblico. I principali flussi si concentrano su pochi hub, come l’aeroporto di Lamezia Terme e la stazione di S. Eufemia. Inoltre, l’incremento dei voli da e verso gli aeroporti di Reggio Calabria e Crotone ha sicuramente aumentato gli arrivi, ma per il nostro settore ha comportato anche un aumento delle distanze da coprire, con conseguenti maggiori difficoltà nella programmazione, nella gestione del personale e nei costi operativi. Molte destinazioni turistiche, inoltre, restano difficili da raggiungere a causa di infrastrutture non sempre adeguate. In questo contesto, il servizio NCC diventa essenziale per garantire collegamenti efficienti, personalizzati e continuativi».
Lei ha parlato di un “silenzio assordante” della politica: quali interventi urgenti e concreti si aspetta dalle istituzioni?
«Servono misure immediate e concrete: riduzione temporanea di accise e IVA sui carburanti; sostegni diretti alle imprese del trasporto turistico; investimenti nelle infrastrutture e nella mobilità. Le associazioni di categoria lo chiedono da settimane, ma manca un confronto serio. Senza interventi, il rischio è quello di una crisi diffusa e di una riduzione dei servizi sul territorio. Siamo pronti ad aprire un tavolo di confronto con le istituzioni, con spirito costruttivo, per trovare un’intesa e portare proposte concrete che nascono dall’esperienza diretta sul campo».
Se l’instabilità geopolitica dovesse perdurare, quali potrebbero essere le conseguenze per il settore turistico e per l’economia calabrese nel suo complesso?
«Le conseguenze potrebbero essere molto pesanti: aumento generalizzato dei prezzi turistici; riduzione dei servizi di trasporto per via dei costi elevati; perdita di competitività della destinazione Calabria; chiusura di molte piccole imprese. Già oggi si parla concretamente di rischio sopravvivenza per molte aziende del settore. Bisogna ricordare che la Calabria, nonostante l’aumento dei flussi turistici, vive ancora una forte stagionalità concentrata in circa 6-7 mesi. Stiamo facendo grandi sforzi per cercare di promuovere un turismo distribuito su 12 mesi, ma in queste condizioni diventa molto difficile. La Calabria sta registrando una crescita importante dei flussi turistici e aeroportuali, ma senza servizi efficienti sul territorio — soprattutto nei collegamenti — questi numeri rischiano di non tradursi in sviluppo reale. Se non si interviene rapidamente, non sarà compromessa solo la stagione turistica, ma l’intero equilibrio economico di un territorio già fragile. Il vero nodo non è far arrivare i turisti in Calabria, ma permettere loro di viverla davvero».


