C’è qualcosa di emotivamente intenso nell’assistere a uno spettacolo che riesce a coniugare rigore filologico, tensione emotiva e una sorprendente maturità interpretativa.

Ecuba e le Troiane, portato in scena dal Liceo Classico “Bernardino Telesio” di Cosenza, si impone come una di quelle esperienze teatrali profonde.

Ecuba
Dopo la caduta di Troia, la regina Ecuba, ridotta in schiavitù, affronta una serie di lutti devastanti: la figlia Polissena viene sacrificata sulla tomba di Achille, mentre il figlio Polidoro viene ucciso per tradimento. Il dolore si trasforma in furia vendicativa: Ecuba acceca il re Polimestore, responsabile dell’assassinio del figlio. La tragedia esplora il passaggio dal dolore alla vendetta, interrogando il senso stesso della giustizia.

Le Troiane
La tragedia si svolge all’indomani della distruzione di Troia. Le donne troiane – Ecuba, Andromaca, Cassandra ed Elena – attendono di essere assegnate come schiave ai vincitori greci. Attraverso il loro lamento corale emerge l’orrore della guerra, visto non dal punto di vista degli eroi, ma da quello delle vittime. È una riflessione potente sulla sofferenza, sulla perdita e sull’ingiustizia.

L’adattamento e la regia di Antonello Lombardo si distinguono per una lucidità compositiva e una coerenza stilistica che rivelano una visione teatrale pienamente consapevole. Nulla è lasciato al caso: ogni gesto, ogni pausa, ogni scelta scenica si inscrive in un disegno unitario che restituisce, con rara efficacia, la dimensione tragica e corale del mito euripideo. Al suo fianco, l’aiuto regia di Flavio Nimpo contribuisce a rendere fluida una macchina scenica complessa, sostenendo con discrezione e precisione il ritmo dell’intero spettacolo.

La scenografia di Tiziana Bellini, insieme alla progettazione e realizzazione della scenografia virtuale a cura di Mediastage_Lab – Gianpaolo Palumbo, costruisce uno spazio visivo sospeso, quasi atemporale, dove il dolore si materializza in immagini essenziali ma potentissime. La costruzione scenica affidata a Giuseppe Stillitano e Antonio Falcone consolida questa visione, mentre il disegno luci di Paolo Carbone scolpisce corpi e volti con una sapienza quasi pittorica, accentuando il senso di desolazione e attesa.

Le coreografie di Nadia Mele aggiungono un ulteriore livello di significazione, trasformando il coro in un organismo vivo e pulsante, capace di comunicare anche nel silenzio. I costumi di Alessandra De Sando, insieme al trucco e parrucco di Lavinia Aiello, contribuiscono a creare un’estetica coerente e suggestiva, che amplifica la dimensione sacrale della tragedia.

Sul piano organizzativo, la direzione amministrativa di Liana Pucci, la direzione organizzativa di Domenico De Luca e il supporto amministrativo di Francesca Di Francia e Gianluca Drago testimoniano una gestione impeccabile, capace di sostenere con efficienza e professionalità un progetto tanto ambizioso. È proprio questa solidità organizzativa a rendere possibile una resa scenica di così alto livello.

Ma il vero cuore pulsante dello spettacolo risiede negli interpreti. Qui si compie il miracolo teatrale: un gruppo di giovani attori che, per intensità e controllo espressivo, lascia nello spettatore un dubbio legittimo e insistente: siamo davvero di fronte a studenti o a professionisti già formati?

La voce poetica fuori campo di Elisa Biasi introduce e accompagna la narrazione con una qualità timbrica e una sensibilità interpretativa di rara finezza. Flavio Nimpo, nei panni di Poseidone, conferisce al dio una solennità misurata, mai retorica. Barbara Marchio (Atena) restituisce con efficacia la complessità di una divinità ambivalente, mentre Angela Mussari dà vita a un’Ecuba intensa e lacerata, capace di incarnare il dolore universale della perdita.

Accanto a lei, il coro e i personaggi femminili – Lucrezia Luisa Zupo (Polissena, Corifeo, Coro), Pietro Vencia (Taltibio, Menelao), Candida Sarcone (Cassandra, Corifeo, Coro), Sara Vitaro (Andromaca, Corifeo, Coro), Martina Iaconetti (Elena, Corifeo, Coro), Giovanna Maria Tancredi (Corifeo, Coro) – costruiscono una tessitura emotiva densa e stratificata. Ognuno di loro si distingue per precisione, presenza scenica e profondità interpretativa.

Il gruppo dei soldati – Daniele Guzzo, Lorenzo Magliocchi, Francesco Drago – contribuisce a delineare con efficacia il volto brutale della guerra, mentre il coro, con Greta Aquino, Nicole Benedetto, Filippo Rizzuti, Anna Lucia Sorace, Anna Sophia Vaja (Corifeo, Coro), sostiene l’azione con una compattezza ed energia degne di nota. Le ballerine Alice Curia, Chiara Colla e Mara Colla aggiungono una dimensione ulteriore, quasi rituale, alla rappresentazione.

Lo spettacolo si configura dunque come un esempio luminoso di teatro scolastico, capace di superare i propri confini e raggiungere una qualità artistica autentica e compiuta.

E viene naturale, al termine, lasciarsi andare a un elogio senza riserve: tutto ha funzionato, tutto ha vibrato nella stessa direzione, contribuendo a creare un’esperienza teatrale intensa e memorabile. Questi ragazzi sono stati semplicemente bravissimi – tutti, nessuno escluso – e hanno saputo lasciare nel pubblico non solo emozione, ma anche un interrogativo affascinante: quanto è sottile il confine tra formazione e professione? In sala, infatti, in molti si sono chiesti se sul palcoscenico ci fossero attori professionisti o se fossero realmente studenti del liceo.

L’augurio, sincero e necessario, è che esperienze simili possano replicarsi e moltiplicarsi, trovando nuovi spazi e nuove occasioni. A questi giovani interpreti va il più convinto degli auspici: che possano proseguire questo cammino, perché il talento, quando è così evidente, non può restare inascoltato. Il futuro – con ogni evidenza – li attende già sulle tavole del palcoscenico.