Il Giubileo 2025 si chiude dopo guerre, tensioni e la morte del Papa che lo aveva aperto. Ora lo sguardo è già rivolto al 2033, pronto a raccogliere un’eredità importante di fede e rimettere al centro l’essenziale
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Il Giubileo 2025 è stato diverso dagli altri. Nato come Anno Santo ordinario, si è trovato ad attraversare mesi di guerre, tensioni sociali e una stanchezza diffusa che ha segnato la Chiesa come il resto del mondo. Papa Francesco lo ha aperto la notte di Natale 2024, spalancando la Porta Santa di San Pietro. Il motto scelto, Pellegrini di speranza, ha accompagnato un anno fatto più di passi lenti e preghiere sottovoce che di grandi celebrazioni.
Roma sotto pressione
La Capitale ha retto un flusso continuo di fedeli. Le quattro basiliche papali hanno accolto milioni di persone, e la città ha mostrato il volto di un Giubileo quotidiano: volontari, accoglienza discreta, gesti piccoli ma concreti. Accanto agli eventi ufficiali è emersa una Chiesa che ha scelto di restare dentro le contraddizioni del presente, parlando di pace mentre le guerre non si fermavano, invocando misericordia in tempi di chiusura.
Un Giubileo meno trionfale, più vicino alle ferite di questo tempo.
La morte che ha cambiato tutto
Poi è successo l'imprevisto: Papa Francesco è morto durante l'Anno Santo. Roma è cambiata in poche ore. La città del pellegrinaggio è diventata città del lutto. I funerali hanno riunito fedeli e rappresentanti di tutto il mondo, chiudendo un pontificato che ha lasciato il segno.
Ma il Giubileo non si è fermato. Ha attraversato il dolore, è diventato tempo di attesa. Il Conclave si è tenuto con le Porte Sante ancora aperte, e ha eletto Papa Leone XIV. Un fatto raro: un Giubileo aperto da un Papa e chiuso da un altro.
La chiusura sobria
È stato Leone XIV a chiudere la Porta Santa il 6 gennaio 2026, con un gesto essenziale che ha segnato la fine dell'Anno Santo e l'inizio di una nuova fase. La continuità tra i due pontificati non è stata nella ripetizione, ma nella fedeltà a ciò che conta: una Chiesa che vuole essere segno credibile di speranza, capace di reggere il cambiamento senza perdere se stessa.
Lo sguardo al 2033
Ora l'attenzione si sposta al 2033, anno del bimillenario della passione, morte e risurrezione di Cristo. Sarà il Giubileo della Redenzione, un appuntamento che non avrà al centro un tema contingente ma il cuore stesso della fede cristiana.
Si profila come un tempo più essenziale, forse meno legato a Roma e più aperto ai luoghi di sofferenza e speranza del mondo. Una chiamata alla conversione profonda, in un'epoca che fatica a riconoscere il bisogno di salvezza.
Il Giubileo 2025 ha mostrato che la fede non vive fuori dal tempo, ma lo attraversa. Il 2033 raccoglierà questa eredità, portandola ancora più in profondità. Non per celebrare un anniversario, ma per rimettere al centro l'essenziale. E la Chiesa sarà chiamata, ancora una volta, non a parlare di sé ma a indicare una speranza che non delude.


