Troppi i sospetti su procedure pilotate e carriere facili negli atenei italiani. Il senatore prova a ridefinire in modo rigolose le regole per il reclutamento. Ecco su cosa punta il suo disegno di legge
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Un intervento deciso per riformare i meccanismi di selezione accademica e ristabilire fiducia nel sistema universitario italiano. È questo l’obiettivo del (ddl) disegno di legge presentato al Senato dal senatore Andrea Crisanti, che punta a ridefinire in modo rigoroso le regole per il reclutamento dei docenti universitari.
Da anni il fenomeno del cosiddetto “baronato” viene indicato come una delle principali criticità dell’accademia italiana. Una dinamica percepita come diffusa, che avrebbe progressivamente minato la reputazione degli atenei anche sul piano internazionale. Il dato è significativo: nessuna università italiana compare oggi tra le prime cento al mondo, un segnale che molti osservatori interpretano come indice di una perdita di competitività e credibilità.
A riaccendere il dibattito è stato il caso che ha coinvolto Riccardo Nocini, già portato all’attenzione pubblica dallo stesso Crisanti nei mesi scorsi. Il giovane accademico sarebbe risultato unico partecipante ad un concorso bandito da un ateneo veneto, ottenendo a soli 33 anni la nomina a professore ordinario di otorinolaringoiatria. Un percorso particolarmente rapido, maturato all’interno dello stesso dipartimento guidato in precedenza dal padre, Pier Francesco Nocini, successivamente divenuto rettore.
Secondo il senatore, episodi di questo tipo rappresentano solo la punta dell’iceberg di un sistema ormai compromesso, in cui i bandi verrebbero costruiti su misura per candidati predeterminati. Una prassi che, a suo avviso, ha smesso persino di suscitare sorpresa, diventando quasi una consuetudine tollerata. In molti Paesi esteri, sottolinea Crisanti, carriere interamente sviluppate all’interno dello stesso ateneo fino ai vertici della docenza sono eventi rari, se non eccezionali.
Da qui nasce la proposta normativa, che trova il suo fondamento nei principi sanciti dall’Articolo 97 della Costituzione italiana, in particolare quelli di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione.
Il disegno di legge introduce un sistema di sanzioni stringenti per i membri delle commissioni giudicatrici coinvolti in procedure risultate irregolari. In caso di annullamento definitivo di un concorso da parte della magistratura, i commissari non potranno partecipare ad altre selezioni per un periodo di dieci anni, subiranno il blocco degli scatti retributivi per sei anni e saranno esclusi dalla possibilità di candidarsi a incarichi accademici elettivi per cinque anni.
Qualora invece il procedimento venga sospeso o annullato in via provvisoria, le misure avranno carattere temporaneo fino alla decisione definitiva del giudice. In caso di esito favorevole, è previsto il recupero degli avanzamenti economici eventualmente congelati. Le disposizioni si estendono anche alle selezioni per l’accesso ai dottorati di ricerca e non coinvolgono i commissari che abbiano espresso voto contrario o si siano astenuti rispetto alle decisioni contestate.
Un ulteriore punto centrale della proposta riguarda il rafforzamento degli strumenti di controllo. Crisanti propone di potenziare il ruolo dell’Anvur, affinché possa elaborare analisi statistiche sui concorsi e verificare l’equità dei criteri adottati, anche in relazione a fattori come età, genere, provenienza sociale ed economica.
Parallelamente, si prevede un coinvolgimento più incisivo dell’Anac (Autorità Nazionale Anticorruzione), che potrebbe effettuare controlli a campione sulle procedure concorsuali, intervenendo non soltanto sugli aspetti formali ma anche sul merito delle selezioni.
L’iniziativa legislativa si inserisce in un contesto di crescente attenzione verso la trasparenza e il merito nel mondo accademico. Resta ora da vedere se la proposta riuscirà a trovare un ampio consenso politico e a tradursi in una riforma capace di incidere concretamente su pratiche ritenute da molti ormai radicate.

