«L'ultima cosa a cui penso è dividere Forza Italia» il verbo del presidente di Regione. Che nasconde forse un "agguato fallito" a Tajani e diverse ombre sullo sfondo...
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In nome di un liberismo ritrovato, più coraggioso, con discreta appropriazione (indebita?) berlusconiana e per tirare su «un partito moscio ridotto ormai all'8%» Roberto Occhiuto alle porte del Natale mette in piedi (non da solo) la kermesse "in libertà". Perimetri, identità, fumo e vetrine antigiustuzialiste sotto l'egida del Sì al referendum di marzo. Il trucco e il parrucco della "trovata" è a cura di Nicola Porro e del nipote di Bruno Vespa. Il resto lo fa la rievocazione anche logistica di Palazzo Grazioli e una ventina tra deputati e senatori a riscaldare sedie e sorrisi.
C'è Sisto, l'imperdibile e stavolta sveglissimo Lotito (hai visto mai). Esigenze e ansie conterranee nelle fedeltà presenti (per forza) negli abiti di Ciccio Cannizzaro, Gianluca Gallo. La residualità di Arruzzolo, il capo nuovamente chino di Mangialavori. L'industrialità di Pierluigi Caputo.
È il 17 dicembre, giorno della grande conta (e piccola fronda) in Forza Italia, almeno a dar retta alla stampa nazionale. Il tentativo di scalata azzurra di Roberto Occhiuto è su tutti i media. Ma niente arriva per caso, soprattutto dalle nostre parti. E se la semina della scalata è nel Palazzo romano dell'epopea berlusconiana che sfida i riflettori la "pianta" è tutta conterranea, o quasi.
Sono i giorni, "preliminari" al 17, in cui Tonino Daffinà posta uno ad uno la locandina e la genesi dell'evento a tutti i gruppi facebook di area. Sono talmente "tutti" che dentro ci finisce pure Jole Santelli. Sono anche i giorni, "preliminari" anche questi, in cui certa stampa locale e nazionale non ostile alla Cittadella (per svariate ragioni...) prepara l'evento del 17 con un fantomatico pranzo ad Arcore in cui Marina Berlusconi avrebbe di fatto condiviso con Occhiuto le stesse preoccupazioni e aspetattive in direzione di una nuova virilità azzurra. Quasi a disegnare tra i commensali il volto del futuro.
Scenografia che suscita invece «risentimento» dalla stessa iconica villa berlusconiana che attraverso altra stampa ancora racconta di quel pranzo come di altri, non meno ambiziosi e sorridenti, con il governatore del Piemonte Cirio. Ma tant'è. Il "pacco" di Natale del 17 è ormai sotto l'albero e basta e avanza per far dire a Roberto Occhiuto qualche ora dopo che «manca un anno e mezzo al congresso e in un anno e mezzo succedono un sacco di cose», quindi la sua candidatura «non è all’ordine del giorno» e tuttavia occorre «vincere sui contenuti». Il partito del Cavaliere «naviga galleggiando tra l’8 e il 9%», tradendo quell’impegno preso di arrivare al 20%. Quindi è l'ora di «una scossa per il centrodestra». Con chi? «Serve un partito più smart, se occorre io ci sono. Il coraggio non mi manca e l'ho dimostrato».
Siamo sotto l'albero di Natale, la "bomba" è tra le gambe di Tajani. Che resta freddo però, e compassato. Non batte ciglio e non si muove di un millimetro. Salvo ricordare che al congresso manca un anno e mezzo e che lui sarà della partita. Ma neanche lui (o forse lui sì...) immaginava però che poco più di un mese dopo si sarebbe concretizzata la più classica delle avanzate francesi e ritirate spagnole. Contrordine ragazzi. Dalla Sila al Tevere fino alla Brianza. Non si posta più sui social, i video non bastano. Occhiuto non è più in partita, parole sue delle ultime ore. "In libertà" del 17 dicembre sembra ormai più un auspicio che una sfida. «Non mi sogno nemmeno di dividere il partito» la narrazione forzata da eroe dell'unità azzurra. «Non sono interessato al congresso».
Un vecchio e articolato adagio popolare racconta di un uomo che ha provato a spararne un altro salvo accorgersi che la pistola era scarica. Ma dopo il colpo però. Celebrato il rumore sordo fa alla ormai fallita vittima: stavo scherzando, ti sei spaventato?
Non è dato sapere se Tajani s'è mai "spaventato". Le quote per il "no" sono sempre state al ribasso. Certo è che Occhiuto ci ha provato, e non per finta.
Ma perché dopo appena un mese la ritirata spagnola? Ha fatto bene i "conti" e s'è scoperto ben più debole delle pur non improbabili previsioni? Ha incontrato per le vie brevi, o ufficiose, il futuristico gran gelo di Arcore? Ha sperato in un Tajani sgualcito e ne ha invece verificato sul campo uno più solido che abile narratore?
Oppure c'è dell'altro, lo stesso che è alla base del pranzo di Marina con Cirio (sarebbe durato di più) e della imperturbabilità di Tajani?
«Il peggio è passato, è alle spalle» dice Occhiuto. Ma si riferisce al ciclone Harry. Lui sì finalmente lontano...

