Tra i primi a chiamare Martino, il papà di Filippo Ceravolo che da anni si batte per ottenere giustizia per suo figlio, questa mattina, è stato don Luigi Ciotti. Un singolare incrocio del destino ha infatti voluto che proprio stamane, a Dasà, a pochi chilometri dal luogo dove il 19enne fu assassinato 12 anni fa, un’altra vittima innocente di mafia, Pino Russo Luzza, venisse commemorato attraverso l’intitolazione della sala conferenze della biblioteca comunale. E proprio verso quel luogo, su invito dell’Amministrazione comunale e di Libera Calabria, il sacerdote simbolo dell’impegno contro mafie e malaffare, si stava dirigendo quando è stato raggiunto dalla notizia degli arresti messi a segno dai carabinieri.

«La prima cosa che ho fatto è stata telefonare al papà - ha detto don Ciotti -. Un papà che finalmente sa chi sono veramente gli assassini di suo figlio. Non si potrà restituire la vita ad un ragazzo, pulito, trasparente, che aveva semplicemente chiesto un passaggio, ma oggi c’è un’esplosione di gioia, nel dolore, e di speranza. La speranza è un dolore che non si arrende. Per quel padre continua ad esserci un dolore immenso ma da oggi c’è anche una speranza».

Un dovere ricordare le vittime, come a Dasà si è fatto stamane per Pino Russo Luzza, ucciso anche lui giovanissimo, a 22 anni, e il cui cadavere martoriato fu ritrovato il 21 marzo del 1994 a nei boschi di Monsoreto di Dinami.

«L’80 per cento dei familiari delle vittime innocenti della violenza criminale e mafiosa non conosce la verità - ha detto don Ciotti -, per onorarle serve una memoria viva non la celebrazione di una giornata che pure è utile a ricordarle. E una memoria viva è quella che deve tradursi tutti giorni in responsabilità ed impegno. Altrimenti è solo retorica e celebrazione di eventi. La memoria viva è quella che continua a graffiare le nostre coscienze: loro sono morti, uccisi dalla violenza criminale e mafiosa, noi dobbiamo continuare ad essere vivi».

La nota del coordinamento provinciale di Libera

Sugli arresti è intervenuto anche il coordinamento provinciale di Libera, Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. «Per dodici lunghi anni – si legge in una nota del sodalizio - il nome di Filippo è stato per noi un monito e un impegno quotidiano. Filippo era un ragazzo pieno di vita, una vittima innocente della ferocia della ‘ndrangheta. Oggi, l’operazione condotta dalle autorità giudiziaria segna un passo decisivo verso la parola che la famiglia e la società civile attendevano: giustizia».

Il primo pensiero è per i familiari: «Il nostro abbraccio più grande va a papà Martino Ceravolo, alla mamma Anna e alle sorelle di Filippo. In questi anni Libera ha camminato al loro fianco, testimone di un dolore che non si è mai trasformato in rabbia distruttiva, ma in una sete instancabile di verità, in voglia di cambiamento. In senso di responsabilità. La tenacia della famiglia Ceravolo è l'esempio di come l'amore per un figlio possa diventare un faro di legalità per un intero territorio».

«Esprimiamo il nostro più vivo ringraziamento alla Magistratura e alle donne e agli uomini delle Forze dell’Ordine. Il loro lavoro silenzioso e costante, che non si è arreso davanti al passare degli anni e al muro di omertà, dimostra che lo Stato non dimentica i suoi figli migliori. Questa operazione – si sottolinea - restituisce fiducia ai cittadini e conferma che la lotta alle mafie richiede pazienza, competenza e una memoria che non si stanca mai di cercare riscontri».

Per l’associazione, «questo risultato non è un punto di arrivo, ma un nuovo inizio. Come Libera, continueremo a trasformare la memoria di Filippo in impegno concreto, nelle scuole e nelle piazze, affinché il sacrificio di un giovane innocente continui a generare frutti di libertà e consapevolezza contro la prepotenza della criminalità organizzata».