Uno dei 17 cittadini americani rimpatriati dalla nave da crociera colpita dall'hantavirus è risultato leggermente positivo. I passeggeri statunitensi sono tenuti sotto osservazione presso la National Quarantine Unit, situata all'interno del campus del University of Nebraska Medical Center di Omaha. Si tratta di una struttura specializzata nella gestione di malattie trasmissibili ad alto rischio.

Hantavirus, corsa al vaccino

Il focolaio di hantavirus registrato a bordo della nave da crociera MV Hondius,  ha riacceso l’attenzione internazionale sul virus e sulla necessità di sviluppare un vaccino efficace.

A parlare dei progressi è il virologo Jay Hooper dell’Us Army Medical Research Institute of Infectious Diseases, intervistato da Nature. Il suo team lavora da decenni allo sviluppo di vaccini contro diversi hantavirus e oggi i risultati preliminari sono incoraggianti. «I dati di Fase I del vaccino sono promettenti, ma ci sono diversi ostacoli per arrivare alla produzione», spiega Hooper, sottolineando anche il nodo dei finanziamenti necessari per la Fase III.

Il progetto nasce negli anni ’80 nell’ambito della ricerca militare statunitense, con l’obiettivo di proteggere le truppe esposte ai roditori. Negli anni ’90, con l’emergere di nuovi virus come il “Sin Nombre” negli Stati Uniti e il virus Andes in Sud America, lo sviluppo dei vaccini ha accelerato.

Oggi gli studi hanno prodotto modelli animali avanzati e test clinici di Fase I su vaccini contro virus come Andes, Hantaan e Puumala. I risultati indicano una buona risposta immunitaria, con la produzione di anticorpi neutralizzanti. Tuttavia, il vaccino richiederebbe più dosi e la Fase III resta complessa, perché i casi umani sono rari e distribuiti su vaste aree geografiche.

Secondo Hooper, un ulteriore fattore da considerare è il possibile impatto del cambiamento climatico: «Potrebbe modificare la distribuzione dei roditori e aumentare l’esposizione umana, facendo crescere i casi».

Cos’è l’hantavirus e come si trasmette

Si tratta di un gruppo di circa 30 virus, diffusi soprattutto tra i roditori. La trasmissione all’uomo è rara e avviene principalmente tramite inalazione di particelle contaminate da feci, urine o saliva di animali infetti, oppure per contatto diretto in condizioni igieniche scarse.

Secondo l’epidemiologo Massimo Ciccozzi, il virus responsabile del focolaio sarebbe la variante delle Ande, presente in Sud America. «Il contagio non è semplice e non si trasmette facilmente da persona a persona», spiega, sottolineando che non si tratta di un virus paragonabile al Covid: «Ha una letalità più alta, ma una diffusione molto più limitata. Va chiarito che difficilmente il topo trasmette il virus all'uomo, ma il virus delle Ande può passare all'uomo per via respiratoria inalando ad esempio la polvere delle fece dei topi o per toccare la saliva del topo. Tutto questo accade se non c'è poi igiene delle mani. Insomma, prendere una infezione da hantavirus non è semplice. Non è assolutamente un 'nuovo Covid', è una altra cosa», dice all'Adnkronos Salute.

Hantavirus, la situazione in Italia

In Italia, dal ministero della Salute è scattata la sorveglianza per Hantanvirus su quattro persone, arrivate in Italia dopo aver viaggiato sul volo Klm con scalo a Roma su cui era salita per pochi minuti la donna ammalata e, poi, morta a Johannesburg. I quattro si trovano ora in Calabria, Campania, Toscana e Veneto sotto stretto monitoraggio delle Regioni di competenza.

«Sto bene, non ho sintomi» ha detto al Tg1 Federico, il 25enne calabrese, uno dei 4 passeggeri italiani del volo con a bordo la donna poi deceduta all'ospedale di Johannesburg per hantavirus. «Dovrò stare in quarantena- ha concluso - Isolamento, misurare la temperatura il giorno e la sera e qualora dovessi avere uno dei sintomi, il più comune è la febbre, di ricontattarli; lunedì verrà il medico a farmi delle analisi».