Il Tribunale di Castrovillari chiude il primo grado sulla tragedia delle gole del Raganello del 2018: 4 anni e un mese al primo cittadino, 3 anni e 5 mesi alla guida escursionistica
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È arrivata la sentenza di primo grado per la strage del Raganello, una delle tragedie più drammatiche della cronaca calabrese recente. Il Tribunale collegiale di Castrovillari ha pronunciato il verdetto sul procedimento legato alla piena improvvisa che il 20 agosto 2018 travolse escursionisti e guide nelle gole di Civita causando dieci morti e undici feriti.
I giudici hanno condannato Alessandro Tocci, sindaco di Civita all’epoca dei fatti, a quattro anni e un mese di reclusione per i reati contestati ai capi 2 e 3 dell’imputazione, riconoscendo il vincolo della continuazione. La sentenza esclude però la condotta contestata in danno di Francesco Seraffia. Tocci è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e al risarcimento dei danni in favore delle parti civili costituite.
Condanna anche per Giovanni Vangieri, ritenuto colpevole dei reati contestati ai capi 4 e 5 dell’imputazione. Per lui il Tribunale ha disposto una pena di tre anni e cinque mesi di reclusione, escludendo sia la condotta relativa a Francesco Seraffia e Ivan Portulano sia le aggravanti previste dagli articoli 589 comma 3 e 590 comma 4 del codice penale. Anche per Vangieri è stato riconosciuto il vincolo della continuazione.
Il collegio ha inoltre dichiarato il non doversi procedere nei confronti di Tocci e Vangieri relativamente ad alcune contestazioni legate alla posizione di Francesco Seraffia per tardività della querela. Assoluzione invece per Marco Massaro. Il Tribunale, applicando l’articolo 530 comma 2 del codice di procedura penale, ha stabilito che “il fatto non sussiste”. Assolti anche Tocci, Antonio Carlomagno, Antonio Cersosimo e Franco Bettarini dai reati contestati ai capi 6, 7, 8 e 9 dell’imputazione, sempre con la formula “perché il fatto non sussiste”.
La sentenza chiude così il primo capitolo giudiziario della tragedia che sconvolse la Calabria nell’estate del 2018. Quel giorno una violentissima piena improvvisa, generata da un temporale a monte della catena montuosa del Pollino, investì decine di persone all’interno del canyon del Raganello.
Nel corso del processo, l’accusa aveva contestato presunte omissioni nella gestione della sicurezza e nell’organizzazione delle escursioni, sostenendo la mancanza di adeguati sistemi di prevenzione e di limitazioni all’accesso alle gole nonostante le condizioni meteorologiche avverse.
Le difese avevano invece puntato sulla tesi dell’imprevedibilità dell’evento, definendolo un “flash flood”, una piena lampo eccezionale difficilmente prevedibile con gli strumenti ordinari di allertamento disponibili ai piccoli comuni montani.
La vicenda resta una ferita aperta per l’intera Calabria e per le famiglie delle vittime. Le gole del Raganello, simbolo del turismo naturalistico del Pollino, risultano ancora oggi sotto sequestro giudiziario.

