Parla Roberto Galati, titolare de I Casali di Postaglianadi, che ha aderito alla protesta sospendendo temporaneamente l’attività: «Non è possibile far ricadere sul consumatore finale i rincari»
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Il mondo agricolo calabrese è in rivolta. Il caro carburanti, l’aumento delle materie prime e i costi sempre più insostenibili stanno mettendo in ginocchio soprattutto le piccole aziende e i giovani imprenditori agricoli. Tra loro c’è Roberto Galati, titolare de I Casali di Postaglianadi, che ha aderito alla protesta sospendendo temporaneamente l’attività.
La sua richiesta alle istituzioni è chiara: ristori immediati e sospensione dei mutui agrari, come avvenuto durante l’emergenza Covid. Ma in Calabria la protesta potrebbe presto assumere dimensioni ancora più clamorose. Cosa sta succedendo davvero nelle campagne? E soprattutto, esiste una via d’uscita?

Abbiamo sentito il giovane agricoltore calabrese
Roberto Galati, avete deciso di fermarvi. Cosa significa per una piccola azienda agricola calabrese, continuare a lavorare con questi costi?
Non abbiamo altra scelta che fermarci: in segno di protesta, prima di tutto, ma per molti di noi fermarsi è assolutamente necessario per salvaguardare la tenuta della propria azienda. Siamo già arrivati al punto di non ritorno, non lo stiamo 'rischiando': il caro carburanti, che si protrae ormai da un anno in un peggioramento esponenziale, rende impossibile andare avanti con le nostre attività.
Né è possibile far ricadere sul consumatore finale questi rincari, poiché la popolazione è già vessata da costi impazziti di bollette energetiche e aumenti di tutto il resto, dal pane alle assicurazioni. Semplicemente serve una svolta per bloccare questa spirale devastante, non possiamo più continuare a produrre e lavorare con questi costi, mettendo in vendita prodotti a costi abnormi che rimarrebbero poi invenduti.
Lei parla di una situazione ormai insostenibile. Quanto sono aumentati concretamente i costi di produzione e quanto incidono il caro gasolio e l’energia sui vostri bilanci?
Facendo un confronto con un anno fa, tra caro gasolio, compreso quello agricolo, e costi di materie prime aumentati, concretamente stiamo parlando di un raddoppio dei costi per una azienda: credo che una situazione simile non si sia mai verificata nella storia recente. Sono sincero: c'è da avere realmente paura dell'immediato futuro, sulla stessa tenuta del tessuto sociale, se non ci saranno provvedimenti urgenti.
La protesta sta attraversando tutta la Calabria. Che cosa sta succedendo in queste ore tra gli agricoltori? È vero che lunedì potrebbe esserci una nuova manifestazione clamorosa? Che cosa dobbiamo aspettarci?
Le proteste stanno dilagando in modo esponenziale, sono forti, dure, creano e creeranno sicuramente ulteriori disagi e riguardano anche il settore dell'autotrasporto e movimento terra, ma come tutti avranno notato, si svolgono nel rispetto di tutti, nella garanzia della gestione delle emergenze e del passaggio dei mezzi di soccorso e nella assoluta pacificità. Ringraziamo anche le Forze dell'Ordine che contribuiscono con professionalità a gestire questo momento difficile, dove facciamo sentire in modo diverso la nostra voce, ma con rispetto e ordine. È chiaro che senza risposte immediate, nel senso reale del termine, ovvero che si pretendono provvedimenti ad ore, non a giorni, la protesta continuerà e crescerà anche con ulteriori presidi sul territorio calabrese.

Lei chiede ristori immediati e sospensione dei mutui agrari, come durante il Covid. Perché questi provvedimenti sono indispensabili, soprattutto per i giovani che hanno investito e si sono indebitati per costruire un’azienda agricola?
-Voglio essere molto breve, per poter fare capire ai nostri lettori cosa ci accade: chi 5, 10 anni fa, ha investito da giovanissimo nel settore agricolo, come anche nel mio caso, impegnandosi pesantemente anche a livello bancario per acquistare terreni e/o attrezzature, oggi sta ancora pagando mensilmente dei ratei, semplicemente per poter lavorare nelle proprie aziende.
Ma 5,10, o semplicemente due anni fa, i costi di produzione e la capacità di acquisto dei consumatori non era quella di oggi: gli aumenti sono stati così repentini e vertiginosi che non solo oggi non riusciamo più a coprire le spese, ma pur volendo non ci sarebbe neanche il tempo di adeguare i prezzi di vendita, per come anticipavo nella precedente domanda. Dovremmo improvvisamente raddoppiare tutto, non vendendo più nulla. Mantenere i prezzi bloccati ai nostri prodotti è anche impossibile perché lavoreremmo in perdita e non avremmo comunque le risorse per pagare gasolio e mutui.
Se le istituzioni vogliono continuare a farci lavorare, considerando il momento critico a livello mondiale e coscienti che non si possa dimezzare il costo del gasolio dall'oggi al domani (considerando anche le carenze fisiche del prodotto a livello mondiale), l'unica soluzione è questa: aiutarci con liquidità, ristori esattamente per come avvenuto durante la pandemia, e soprattutto sospensione per almeno un anno, del pagamento di tutti i ratei bancari relativi ai mutui che pressoché tutti noi abbiamo contratto per poter lavorare, non andare in vacanza, acquistando terreni, fabbricati, mezzi. Questi provvedimenti ci permetterebbero di andare avanti con le nostre attività, pur di certo non risolvendo tutti i problemi, ma riusciremmo anche a mantenere dei prezzi per il consumatore finale accessibili, a beneficio sia loro che nostro.
Avete scelto di fermarvi anche per solidarietà con i colleghi, consapevoli dei disagi per i consumatori. Quanto rischia di diventare grave questa crisi per le piccole aziende, per i prodotti a chilometro zero e per il futuro dell’agricoltura calabrese?
Devo anche essere sincero, il prodotto a km zero una marcia in più in questa fase critica sicuramente ce l'ha: il minor costo di trasporto, la filiera cortissima, sicuramente in qualche modo può aiutare, ma parliamo sempre di margini minimi. Noi piccole aziende, dobbiamo pur sempre lavorare il terreno, acquistando il gasolio a prezzi folli, così come fertilizzanti e piantine da ortaggio con costi che non sono più quelli di un anno fa. Io credo molto nella tipologia di agricoltura sulla quale abbiamo investito con I Casali di Postaglianadi, nei mercati del territorio, ma c'è un limite anche per noi e lo abbiamo già superato.
Lei vede una prospettiva per uscire da questa crisi? Cosa devono fare subito il Governo e la Regione Calabria? E se gli aiuti non arriveranno, cosa potrebbe accadere nelle prossime settimane?
Se devo essere sincero, la prospettiva a breve termine non mi sembra rosea poiché guardo anche al contesto internazionale: venti di guerre ulteriori rispetto a quelle già in corso, crisi energetica e cambiamenti climatici estremi sono un mix devastante per il nostro settore, che sta alla base di tutte le economie mondiali. Senza agricoltura, pesca, trasporti e logistica, le nostre società si fermano e rischiano di morire di fame: oggi si può solo gestire l'emergenza in modo serio e rapido, con i provvedimenti che citavo, che possono essere presi sia dalle Regioni che dal Governo, specie per quanto riguarda la sospensione dei mutui.
Se ciò non accadrà, non solo le proteste andranno avanti e cresceranno, ma i mutui smetteremo in migliaia, comunque, di pagarli perché non potremo materialmente farlo. Questo, trasferirà la crisi al settore bancario e finanziario con rischi ignoti, a noi che non siamo esperti di finanza, per la tenuta stessa del sistema Italia. Ma più o meno, possiamo immaginare cosa accadrà. Di certo non si potrà pensare di pignorare centinaia di migliaia di ettari di terreni in tutta Italia, attrezzature e fabbricati che comunque nessuno vorrà più comprare neanche in eventuali aste. Tutto questo sarebbe, a mio parere, fondamentalmente un cataclisma finanziario per l'intero sistema bancario nazionale.
Sono certo comunque che a questi scenari estremi non si arriverà e sicuramente questo momento di crisi verrà gestito: rimane, comunque, l'ignoto del futuro in un contesto mondiale sempre più instabile e pericoloso.




