Negli ultimi anni la Calabria continua a fare i conti con un fenomeno silenzioso, lento ma inesorabile: lo spopolamento, soprattutto nei piccoli paesini dell’entroterra. A partire sono soprattutto i giovani, spesso costretti a lasciare la propria terra in cerca di lavoro e stabilità. Un esodo che non incide soltanto sui numeri, ma lede l’identità dei territori, indebolisce l’economia locale e mette in discussione il futuro di intere comunità.

Il caso di Verbicaro

Nella Riviera dei Cedri, uno dei centri più segnati da questo declino è Verbicaro, un paese-gioiello incastonato tra cielo e mare alle pendici del Parco del Pollino. Un tempo era animato da circa 7mila abitanti; oggi i residenti sono meno di 2.500 e il paese appare profondamente cambiato, soprattutto nel suo centro storico. A raccontarlo è la voce di chi è rimasto, con parole semplici ma cariche di memoria: un passato fatto di feste affollate, di campagne vive e di una comunità che richiamava persone anche dai paesi vicini. Poi, lentamente, qualcosa si è spezzato. La mancanza di lavoro ha spinto intere generazioni a partire: prima verso il nord Italia o nei centri limitrofi come Scalea e Marcellina, e poi oltre i confini nazionali, tra America, Germania e Francia. Un’emorragia costante che ha lasciato il paese sempre più vuoto.

La mancanza di lavoro

«Qua siamo rimasti in pochi», racconta un anziano residente, sintetizzando il senso di smarrimento di una comunità che ha visto partire figli, amici, intere famiglie. Il problema, come spesso accade nei piccoli centri dell’entroterra, resta quello di sempre: la carenza di opportunità lavorative e senza lavoro non c’è dignità né futuro.

Un fenomeno, quello della disoccupazione, che ovviamente non riguarda solo Verbicaro, ma in generale tutta la Calabria e con essa l’intera Riviera dei Cedri, che una volta pullulava di attività commerciali, imprese e piccole fabbriche e che invece oggi deve fare i conti con chiusure e fallimenti alimentate dalla grave crisi economica.

Imprenditrice controcorrente

Eppure, anche in questo scenario, non mancano segnali in controtendenza. È il caso di Nancy Spingola, una giovane che ha deciso di tornare alle proprie radici e investire proprio lì dove tanti scelgono di andare via. Insieme al compagno Francesco ha aperto un’attività, il ristorante “Kilometri Zero”, scommettendo su un futuro possibile nel suo paese.

Una scelta che Nancy rivendica con convinzione e anche con emozione: restare, o tornare, non è una rinuncia ma un’opportunità. «Quello che c’è qui è unico», racconta con gli occhi lucidi. Una qualità della vita che altrove, soprattutto nelle grandi città del nord, è difficile ritrovare. Libertà, possibilità di costruire qualcosa di proprio, un legame autentico con il territorio: elementi che, secondo Nancy, molti giovani faticano ancora a cogliere.