La Corte d’Assise di Catanzaro ha assolto dall’accusa di omicidio Mario Esposito, classe ’54, di Isola Capo Rizzuto. Nei suoi confronti la Dda di Catanzaro aveva invocato l’ergastolo per il delitto di Giovanni Vatalaro avvenuto a febbraio del 1991.
Secondo l’accusa il delitto era premeditato per vendicare la morte di Vittorio Cazzato, avvenuta a ferragosto del 1990.
Cazzato, 19 anni appena, era figlio di Egidio Cazzato – cognato di Esposito – ritenuto esponente della cosca Vrenna-Ciampà-Corigliano-Bonaventura.

L’accusa

Dal canto suo Mario Esposito è considerato un “azionista”, uno che svolgeva azioni di fuoco (omicidi, intimidazioni, aggressioni) e avrebbe freddato Vatalaro simulando un posto di blocco nel rione Gesù di Crotone e fingendosi un poliziotto.
La vittima sarebbe stata fatta uscire dall’auto e condotta sul retro del bagagliaio, dove i killer (Esposito è accusato di aver agito con l’aiuto di Francesco Papaleo, freddato in un agguato mafioso nel 1994) «esplodevano al suo indirizzo plurimi colpi di arma da fuoco provocandone la morte».

Le tesi difensive

La tesi difensiva, sostenuta dagli avvocati Tiziano Saporito e Nico D’Ascola, ha fatto leva su due punti. Da un lato le contraddizioni tra i collaboratori di giustizia. I legali hanno portato all'attenzione della Corte l'esistenza di ulteriori fonti dichiarative ignorate in fase d'indagine, che individuavano mandanti ed esecutori del tutto diversi. C’è poi un dato oggettivo, dimostrato attraverso certificazioni anagrafiche e testimonianze dirette, ovvero che la sera del delitto Esposito si trovava a una veglia funebre familiare, impossibilitato a trovarsi sul luogo dell’agguato.
Per conoscere le ragioni che hanno portato all’assoluzione da parte della Corte d’Assise bisogna attendere 90 giorni per il deposito delle motivazioni.