La vicenda giudiziaria che ruota attorno alla clinica Villa Aurora Hospital Srl registra un nuovo sviluppo destinato a incidere in modo significativo sull’intero impianto cautelare costruito nelle ultime settimane. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Reggio Calabria non ha infatti convalidato il decreto di sequestro preventivo d’urgenza disposto dalla Procura il 13 gennaio 2026, rilevando l’assenza dei presupposti di legge necessari per sostenere la misura.

Un passaggio che si inserisce in una sequenza temporale già densa di ribaltamenti giudiziari. Tutto prende avvio nel gennaio del 2024, quando la struttura sanitaria viene sottoposta a sequestro preventivo con l’accusa di inquinamento ambientale, ipotesi che aveva portato alla sottrazione della clinica ai proprietari e alla nomina degli amministratori giudiziari. Per oltre due anni la vicenda resta incardinata su questo fronte investigativo, fino al punto di svolta maturato a inizio 2026.

Il 7 gennaio, il Tribunale della Libertà di Reggio Calabria, accogliendo l’appello della difesa, revoca integralmente il sequestro della clinica e delle quote sociali, disponendo la restituzione della struttura. Cinque giorni dopo, il 12 gennaio, arriva anche la pronuncia del Tribunale di Reggio Calabria che assolve la proprietà dal reato di inquinamento ambientale con la formula «perché il fatto non sussiste», chiudendo il capitolo più grave dell’impianto accusatorio.

Nello stesso filone processuale si colloca la decisione del gup nei confronti dell’amministratore delegato Giorgio Crispino, assolto dall’accusa ambientale e condannato a otto mesi di reclusione, con pena sospesa, per violazioni di natura contravvenzionale legate alla mancata autorizzazione dell’allaccio alla rete idrica e al deposito temporaneo di rifiuti sulla pubblica via. Una condanna che la difesa ha già annunciato di voler impugnare. Sempre nell’ambito dello stesso procedimento, la direttrice responsabile Bruna Scornaienchi e altri dirigenti della struttura sono stati prosciolti dalle imputazioni principali con le formule «perché il fatto non sussiste» e «per non aver commesso il fatto».

Nonostante la revoca del primo sequestro e le assoluzioni, il giorno successivo alla pronuncia favorevole alla proprietà, il 13 gennaio 2026, la Procura di Reggio Calabria dispone un nuovo sequestro preventivo d’urgenza. Questa volta l’ipotesi contestata è diversa: presunto caporalato nei confronti di un numero limitato di dipendenti. Un nuovo fronte giudiziario che riporta la clinica sotto vincolo cautelare a poche ore dal dissequestro.

È su questo secondo provvedimento che interviene ora il GIP, negandone la convalida per carenza dei requisiti di legge. Si tratta di un passaggio tecnico rilevante, perché non riguarda aspetti formali o procedurali, ma attiene alla sussistenza stessa delle condizioni giuridiche che consentono l’adozione di una misura ablativa d’urgenza. In sostanza, dopo il crollo dell’impianto accusatorio legato all’inquinamento ambientale, anche il nuovo sequestro fondato su una diversa contestazione non supera il primo vaglio giudiziario.

Nel quadro complessivo emerge così una sequenza che, nell’arco di pochi giorni, vede alternarsi la revoca di un sequestro, un’assoluzione piena, l’adozione di una nuova misura cautelare e, infine, la mancata convalida di quest’ultima da parte del giudice. Una dinamica che evidenzia la sovrapposizione di atti giudiziari di segno opposto e che continua a incidere sull’operatività della struttura sanitaria.

Sul piano pratico, la vicenda continua a produrre effetti su una realtà che opera nel settore sanitario e che coinvolge decine di lavoratori e un bacino ampio di pazienti. La successione di sequestri, dissequestri e nuovi provvedimenti ha determinato una situazione di instabilità gestionale che si riflette sull’intero contesto territoriale.

La proprietà della clinica ha annunciato l’intenzione di proseguire nelle impugnazioni degli atti ritenuti illegittimi e di valutare ulteriori iniziative nelle sedi competenti per l’accertamento di eventuali responsabilità. Parallelamente, ha ribadito il ruolo della struttura come presidio sanitario e realtà imprenditoriale inserita nel tessuto sociale locale.