Secondo l’accusa, l’ispettore avrebbe consultato ripetutamente banche dati riservate per acquisire informazioni su veicoli e persone, anche su richiesta dell’imprenditore che gli avrebbe garantito favori e altre utilità
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La Procura della Repubblica di Catanzaro ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti dell'ispettore della Polizia di Stato Simone Cortese, difeso dagli avvocati Massimo Rattà e Aldo Ferraro, e dell'imprenditore Paolo Paoletti, difeso dagli avvocati avvocati Sergio Rotundo e Francesco Gambardella.
I primi due capi di imputazione descritti nel provvedimento vedono coinvolti entrambi gli indagati in concorso tra loro. Secondo l'ipotesi accusatoria, il poliziotto, su sollecitazione dell'imprenditore, si sarebbe introdotto abusivamente nella banca dati della Motorizzazione civile per verificare i dati di proprietà di tre autovetture per ragioni estranee a quelle di servizio.
Paoletti avrebbe chiesto di verificare a chi risultassero intestati due suoi mezzi se a lui o alla società.
In cambio di tali verifiche non autorizzate, l'agente avrebbe ottenuto diverse utilità dall'imprenditore, tra cui l'assunzione di un proprio cugino presso la società di Paoletti, sconti sulla spesa nei supermercati del gruppo ed altre regalie per un valore complessivo di svariate centinaia di euro.
Gli altri 154 capi di imputazione vengono contestati esclusivamente all'ispettore di polizia e riguardano una lunga serie di presunti accessi abusivi ai sistemi informatici della pubblica amministrazione.
Nel dettaglio, il poliziotto avrebbe effettuato centinaia di interrogazioni non autorizzate consultando la banca dati Sdi delle forze dell'ordine per verificare le posizioni di diversi soggetti, il sistema Scntt per monitorare i transiti dei veicoli, il Portale dell'Automobilista, l'archivio aziendale Ania e la banca dati Punto Fisco per accedere a informazioni reddituali ed anagrafiche.
Nell'atto della Procura di Catanzaro – vergato dal procuratore Salvatore Curcio, dall’aggiunto Giulia Pantano e dal sostituto Saverio Sapia – figurano come parti offese riconosciute lo Stato italiano, il Ministero dell'Interno, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e il Ministero dell'Economia e delle Finanze.
Il gip Teresa Lidia Gennaro ha fissato per il prossimo 10 novembre l’inizio dell’udienza preliminare.

