Allo svincolo di Tarsia dell’Autostrada del Mediterraneo sono comparsi alcuni striscioni. Il tempo passa, la speranza svanisce, il disagio resta. #Crati pulito si legge su uno di essi. E ancora: Pulirete il fiume solo quando qualcuno morirà affogato. Crati pulito. Il punto non è quindi solo la necessità degli agricoltori e delle famiglie colpite dalla tracimazione del Crati dello scorso 13 febbraio di tornare al più presto alla normalità.

Ancora in attesa di tornare a casa

Le vittime dell’alluvione, danneggiate dall’invasione di acqua e fango nei poderi ed ai piani bassi delle abitazioni, chiedono certamente sollecitudine nel completare l’iter di concessione dei ristori. Ma soprattutto invocano il mantenimento della massima attenzione sull’importante bacino idrografico che attraversa la valle. Per evitare che in futuro il fenomeno possa ripetersi. «Il punto è la nostra tranquillità, la nostra salute fisica e psicologica – dice al nostro network Sara Scarola, titolare insieme al fratello e ai genitori, di una delle attività del settore primario messe in difficoltà dalla piena del mese passato - Le nostre case sono finite sott'acqua, le nostre aziende sono finite sott'acqua. E con loro i nostri risparmi. Sicuramente abbiamo assistito ad un evento calamitoso e però abbiamo dubbi sulla gestione corretta e competente delle operazioni di pulitura e messa in sicurezza dell’alveo del Crati. Forse si potevano evitare conseguenze così gravi. Dalle istituzioni – conclude – non vogliamo nulla di più del ripristino del contesto territoriale. Ed il ripristino del letto del fiume in modo tale che non debba più incuterci paura».

I guardiani del Crati

Con Sara c’è il fratello Francesco: «Io ho due figli piccoli – dice – e tutte le sere mi chiedono quando potranno tornare nella loro stanzetta con i loro giocattoli». L’acqua è vita, non è distruzione, si legge su un terzo striscione. Gli autori di questa inconsueta campagna di comunicazione sono stati ribattezzati I guardiani del Crati. Di questo comitato fa parte anche Mario Oliveto: «Siamo giovani ed abbiamo tanta voglia di lavorare – afferma – però il presidente della Regione Roberto Occhiuto a noi non ci ha neppure calcolato. Mi auguro che al più presto venga qui a rendersi conto delle condizioni e del contesto in cui viene scandita la nostra quotidianità». Gianfranco Barone, poi, ha visto precipitare nel fiume il suo parco fotovoltaico, nel quale aveva investito sudore e sacrificio: «Ventuno anni di lavoro spazzati via – chiosa – Dalle istituzioni ora ci aspettiamo delle risposte».

Siamo tornati a Tarsia poco più di un mese dopo la tracimazione del Crati che ha invaso le aziende agricole dell'area di Ferramonti. Allo svincolo dell'autostrada del Mediterraneo sono comparsi alcuni striscioni per richiamare l'attenzione delle istituzioni sugli interventi di bonifica e messa in sicurezza da adottare