Nel partito si apre una partita delicatissima che Marina Berlusconi può far esplodere. Tra raccolte di firme e scontri interni il governatore calabrese spera di diventare elemento di sintesi per (ri)tentare la scalata
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Forza Italia entra nella sua notte più lunga. Non è più soltanto una crisi, ma un passaggio storico. Uno di quelli che segnano la fine di un’epoca e l’inizio - ancora incerto - di un’altra. Dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia, il partito fondato da Silvio Berlusconi si scopre fragile, attraversato da correnti, tensioni e manovre che si consumano ormai senza più filtri. Il detonatore ha un nome preciso: Marina Berlusconi. La sua spinta verso un rinnovamento profondo, maturata tra delusione e preoccupazione per la linea del partito, ha innescato una reazione a catena che oggi investe ogni livello della struttura azzurra. Non solo un confronto con la premier Giorgia Meloni, ma anche un dialogo diretto con il segretario Antonio Tajani. Segnali inequivocabili: la fase è straordinaria.
E infatti sul tavolo compare l’ipotesi più dirompente: anticipare il congresso. Una scelta che equivarrebbe a una resa dei conti definitiva su leadership, linea politica e futuro del partito. Ma mentre si discute di congressi e strategie, il vero terremoto si consuma nei gruppi parlamentari. Al Senato, secondo indiscrezioni sempre più insistenti, sarebbe in corso una manovra sotterranea per cambiare la guida del gruppo, oggi nelle mani di Maurizio Gasparri. Si parla di una raccolta firme, promossa dal senatore Claudio Lotito, con adesioni pesanti, tra cui quella - sempre secondo le ricostruzioni - della ministra Maria Elisabetta Alberti Casellati.
Non è ancora chiaro se l’operazione sia già partita formalmente o se si tratti di una trattativa in corso per evitare una conta pubblica dagli esiti imprevedibili. Ma un dato emerge con forza: la partita è aperta. E lo è ai massimi livelli.
Sullo sfondo, prende forma anche un’alternativa: il nome di Stefania Craxi per la guida del gruppo al Senato. Un segnale politico preciso, che rimanda a una possibile ridefinizione degli equilibri interni e a una nuova stagione per la componente moderata del partito. Più sfumata, almeno per ora, l’ipotesi di un cambio alla Camera, dove Paolo Barelli resta saldo, con ogni scenario momentaneamente congelato.
Antonio Tajani si trova così a gestire una tempesta perfetta. Da un lato le pressioni per il rinnovamento, dall’altro le resistenze interne, in un partito che fatica a trovare una sintesi dopo la scomparsa del suo fondatore. Il richiamo alla memoria di Berlusconi non basta più a tenere insieme anime sempre più distanti.
Ed è proprio in questo vuoto di leadership che iniziano a emergere nuove ambizioni. Tra queste, quella del presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto. Non ancora una candidatura, ma qualcosa di più sottile e insieme più evidente: una disponibilità politica che cresce, si struttura, prende forma.
Occhiuto rappresenta oggi uno dei pochi profili in grado di coniugare governo e territorio, comunicazione e consenso. E in un congresso anticipato, con gli equilibri tutti da riscrivere, potrebbe diventare il punto di sintesi tra le diverse anime del partito. O il protagonista di una sfida destinata a ridisegnare gli assetti del centrodestra.
Il quadro, però, resta fluido e ad alto rischio. Forza Italia è stretta tra l’egemonia crescente di Fratelli d’Italia e la presenza consolidata della Lega. Senza una guida forte e riconosciuta, il rischio è quello di una lenta marginalizzazione.
Le prossime settimane saranno decisive. Il congresso anticipato può essere l’occasione per una rifondazione vera. Oppure il teatro di uno scontro interno destinato a lasciare ferite profonde. Una cosa è certa: il tempo dell’attesa è finito. In Forza Italia è già cominciata la battaglia per il dopo. E questa volta, nessuno sembra disposto a restare a guardare.

