È venuto a mancare all’età di 89 anni Tony Dallara, al secolo Antonio Lardera, figura cardinale nel pantheon della canzone leggera italiana del secondo dopoguerra. La sua scomparsa segna la chiusura di un capitolo cruciale nella storia della musica italiana: quello degli urlatori, interpreti che, con vigore vocale e intensità espressiva, seppero rovesciare il paradigma melodico dominante e proiettare la voce italiana verso una modernità in dialogo con le nuove sonorità d’oltreoceano. Tony Dallara fu il primo urlatore in assoluto, seguito poi da tutti gli altri.

In un itinerario artistico costellato di apici memorabili, le sue canzoni hanno agito come stimmate nella memoria collettiva di più generazioni. “Come prima”, pubblicata nel 1957, non fu soltanto un successo commerciale clamoroso, ma un lascito di novità: nella sua intonazione ardita e nella carica emozionale, Dallara restituì alla lingua italiana una declinazione più viscerale del sentimento amoroso, svincolata dal canto compunto della tradizione.

L’apice di questa parabola si consumò nel 1960, quando con “Romantica” – eseguita in coppia con Renato Rascel – conquistò il Festival di Sanremo e vinse anche Canzonissima, consacrando il suo nome ben oltre i confini nazionali e imponendo quel brano come uno dei simboli più fulgidi della stagione d’oro della musica italiana. Un doppio trionfo che ne sigillò la statura popolare.

E come non ricordare “Bambina, bambina”, che consolidò ulteriormente la sua fama e attestò la capacità di Tony Dallara di incarnare, con tensione vocale e gesto interpretativo, l’essenza di un’epoca: quella in cui la canzone leggera non era mero intrattenimento, ma narratrice delle fragilità e delle apprensioni dell’amore giovanile.

Nel corso della sua lunga esistenza, Dallara non fu solo cantante: fu anche presenza affettuosa in televisione, tra le pieghe di programmi come Domenica In, dove negli anni recenti – nel 2024 – aveva ancora saputo emozionare il pubblico cantando dal vivo alcuni dei suoi classici, a prova di un legame mai spezzato tra artista e ascoltatori.

La sua voce, ora spenta, lascia un’eredità che trascende l’effimero della moda musicale: resta un monumento alla potenza espressiva applicata al linguaggio popolare, una testimonianza di quanto la canzone possa essere veicolo di intensità emotiva e di trasformazione culturale. Tony Dallara non è stato soltanto un interprete: è stato un araldo di modernità.

Addio, dunque, a una voce che ha parlato a milioni di cuori, a un artista che ha saputo incastonare nella memoria collettiva le note ardenti di un tempo. La sua musica continuerà a risuonare come eco di bellezza e come mappa affettiva nel vasto orizzonte della canzone italiana.