Cozze contaminate importate dall’estero e mescolate con prodotto italiano: è questa una delle ipotesi al centro dell’indagine avviata dalla Procura di Napoli sull’aumento dei casi di epatite A registrati tra Campania e basso Lazio. Mentre i Nas sequestrano partite sospette e avviano gli accertamenti di laboratorio, l’attenzione degli investigatori si concentra sulla possibile commercializzazione di frutti di mare pericolosi per la salute pubblica, in un quadro che ha già provocato decine di ricoveri e acceso un monitoraggio sanitario su più regioni.

La Procura partenopea e i Carabinieri del Nucleo antisofisticazione stanno indagando, al momento contro ignoti, per il reato di commercio e detenzione per la vendita di alimenti pericolosi per la salute. Secondo gli inquirenti, non si esclude che sul mercato siano finite cozze nostrane mischiate con partite contaminate acquistate all’estero. Un’ipotesi che punta i riflettori sull’intera filiera di approvvigionamento e distribuzione dei molluschi.

Tra i territori finiti sotto osservazione c’è anche la zona di Terracina, dove sarebbero stati venduti e consumati frutti di mare, in particolare cozze provenienti da Bacoli, nel Napoletano, che avrebbero determinato alcuni casi di infezione. Parallelamente, gli accertamenti si estendono anche alla verifica di eventuali scarichi fognari in mare, soprattutto lungo il litorale a nord della costa campana. Negli ultimi giorni i militari del Nas hanno già sequestrato circa 50 chili di prodotti e prelevato campioni da sottoporre ad analisi.

Il bilancio sanitario, intanto, continua ad aggravarsi. Secondo il bollettino della sorveglianza Seieva, coordinato dall’Istituto superiore di sanità, già nel 2025 si era registrato un aumento dei casi di epatite A: 631 contro i 443 del 2024. Nei primi tre mesi del 2026 si osserva un ulteriore rialzo: 262 casi contro i 43 dello stesso periodo del 2025. Il picco si è registrato a marzo, con 160 casi sintomatici, di cui 110 in Campania. L’incremento, secondo il monitoraggio, è trainato soprattutto da Lazio, Campania e Puglia.

Nel Lazio la situazione, secondo il presidente della Regione Francesco Rocca, «è sotto controllo». «Stiamo tracciando tutti i lotti – ha dichiarato – non è un’emergenza, ma va seguita con attenzione». Una linea di prudenza che accompagna il lavoro di ricostruzione della catena commerciale e sanitaria dei prodotti finiti sotto inchiesta.

L’attenzione si è spostata anche in Toscana, dove un caso di epatite A è stato individuato tra i frequentatori di una scuola di Grosseto. La Asl Toscana sud est ha fatto sapere di avere «avviato le procedure previste per la prevenzione della diffusione dell’infezione». La possibilità di contagio viene indicata come a basso rischio, ma per prudenza è stata raccomandata la vaccinazione agli alunni e al personale in servizio nell’istituto.

Il quadro si allarga inoltre alla Calabria. A Catanzaro sono stati registrati due nuovi casi e il dipartimento Prevenzione dell’Asp ha individuato una partita di frutti di mare contaminata in un ristorante del litorale ionico, mentre complessivamente sarebbero stati 14 gli accessi ospedalieri riconducibili al focolaio. 

Sempre in Calabria, altri segnali arrivano da Cosenza, dove sono 9 i pazienti segnalati, a conferma di un’estensione regionale del fenomeno osservata negli ultimi giorni.

Più rassicurante, invece, il quadro nella provincia di Reggio Calabria, dove negli ultimi 90 giorni risultano soltanto due casi: un dato che, secondo quanto riferito dal Grande Ospedale Metropolitano, non configura al momento uno scenario emergenziale e conferma una situazione sotto controllo.

Per quanto riguarda le altre forme di epatite, il report segnala nel 2025 148 nuovi casi di epatite B, in calo rispetto ai 189 dell’anno precedente, con maggiore incidenza in Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana. I più colpiti sono i soggetti tra i 55 e i 64 anni e tra i principali fattori di rischio figurano manicure, piercing, tatuaggi, cure odontoiatriche e rapporti sessuali non protetti. In crescita invece l’epatite E, con 92 casi nel 2025 contro i 70 del 2024, soprattutto tra gli over 65 e in prevalenza uomini: il 51% dei pazienti ha riferito il consumo di carne di maiale cruda o poco cotta. In calo, infine, l’epatite C, con 51 casi nel 2025 contro i 60 dell’anno precedente, concentrati in particolare in Lombardia ed Emilia-Romagna.

Gli esperti dell’Istituto superiore di sanità ricordano che per ridurre il rischio di contagio da epatite A restano fondamentali adeguate norme igieniche: lavaggio frequente delle mani, pulizia accurata di frutta e verdura, cottura completa degli alimenti e rigorosa gestione degli scarichi fognari, insieme al rispetto delle norme sulla produzione e distribuzione degli alimenti. Esiste inoltre un vaccino raccomandato per specifiche categorie a rischio, per i viaggiatori diretti in aree più esposte e per i contatti dei casi accertati, anche come strumento di prevenzione dei casi secondari.