VIDEO | A Tarsia e Cassano trattori trascinati via, animali morti stalle sommerse e famiglie costrette a fuggire. Sara Scarola, figlia dei titolari di un’azienda agricola, non ci sta: «Avevo segnalato i rischi ma non è stato fatto niente». E nella Sibaritide scoppia la solidarietà
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I mezzi meccanici scavano senza sosta, mentre i residenti non restano a guardare. Con gli stivali ai piedi e tanta fatica nelle braccia, si lavora per liberare abitazioni, stalle e capannoni dal fango. Succede all’azienda agricola Scarola, a Ferramonti di Tarsia, dove l’esondazione del fiume ha sommerso ogni ambiente. La piena ha trascinato via tutto ciò che ha trovato lungo il suo percorso. Sara, figlia dei proprietari, che ci accoglie davanti a ciò che resta dell’attività, racconta che l’acqua è riuscita persino a spingere un trattore e a sradicare tetti coibentati, rinvenuti più avanti sulla strada. Il suo è un racconto che mette i brividi.
«Per fortuna ci siamo messi in salvo»
«Il fiume ha rotto l’argine e la strada d’improvviso. Il letto non viene curato da anni, il livello è molto alto e consequenzialmente l’acqua si è riversata su tutta la pianura con una potenza massacrante». Tanto da distruggere un muro di cemento e trasportare con sé attrezzature agricoli, rimorchi, ogni cosa che trovasse sul proprio inarrestabile percorso: «La fortuna è che è successo di giorno e siamo riusciti a metterci in salvo: molti animali sono morti, altri dispersi, noi per fortuna siamo qui».
Rabbia e frustrazione per tutti, per Sara forse un po’ di più. Perché nel suo ruolo di consigliera comunale di Tarsia aveva segnalato cinque anni fa il problema del fiume e dei suoi argini, la cui rottura ha distrutto l’azienda di famiglia. «Abbiamo perso tutto quello che si trovava sotto il metro e mezzo – racconta ancora Sara – e la cosa che fa innervosire è che, quando ero consigliera, avevo segnalato il problema dell’argine. È venuta anche Calabria Verde per un sopralluogo, ma tutto è rimasto come prima. E adesso ci sono una decina di famiglie che hanno perso tutto quello che è stato travolto dalla piena del fiume».
Nel disastro, il rischio è stato anche quello di perdere due cani che si trovavano lì e che, aggiunge Scarola, «abbiamo istruito a non andare sulla strada. I carabinieri si sono letteralmente lanciati nell’acqua per salvarli».
Da Tarsia a Cassano, si muove la catena della solidarietà
Sia quel che sia, il danno è enorme. Di pari passo con la distruzione, però, va di passo la solidarietà. «Siamo stati aiutati da subito – racconta Sara – e da chiunque: compaesani di Tarsia, associazioni, anche persone da altri paesi che non conosciamo. Tutti sono venuti qui a darci una mano e quello di cui abbiamo bisogno, è stato tutto fantastico. Non ci è mai mancato nulla». E, mentre ce lo racconta, squilla il telefono: è un ristorante locale che domanda se serve altro, magari un pasto caldo o i caffè. Un’immagine di solidarietà fortissima.
Mentre ci spostiamo verso i Laghi di Sibari rimane immobile a fissarci la diga di Tarsia. E i dubbi sono ancora tanti: quelli sulla gestione, quelli sul mancato contenimento delle acque. Il giallo della diga e del suo utilizzo nel momento del bisogno è ancora tutto da svelare e tutto da scrivere. Al momento, semplicemente, ci sono dei punti da chiarire. E la popolazione si augura che vengano chiariti presto, anche perché nella zona dei Laghi, quella più colpita dalla rottura degli argini del fiume Crati, in tanti sono ancora sfollati.
«Io abito qui vicino – ci dice un signore che incrociamo nel punto fissato dai vigili del fuoco per le emergenze – e vorrei rientrare in casa per prendere medicine e indumenti. Dove sono sistemato per il momento? Da mia sorella, a Cassano». C’è anche chi, nel momento del bisogno, ha aperto le porte delle proprie case a chi ne aveva necessità: «Mi sembrava veramente il minimo – ci spiega Luigi Souve, del villaggio Minerva – in questa situazione provare ad aiutare: nella tragedia, è bellissimo vedere la solidarietà dei calabresi che marciano compatti».
Il sindaco Iacobini: «Non ci abbatterà nessuno»
La grande catena della solidarietà prosegue lungo tutto il territorio della Sibaritide. E il sindaco di Cassano allo Jonio, Iacobini, fra il fango e la crisi riesce a tirarne fuori motivo di orgoglio: «La risposta è stata corale – dice il primo cittadino – il presidente Occhiuto e l’assessore Gallo sono venuti qui per un sopralluogo, le forze dell’ordine hanno risposto alla grande e soprattutto la Protezione Civile e i suoi volontari, insieme al Consorzio di Bonifica e a Calabria Verde, ci hanno dato una grande mano».
Il lavoro delle istituzioni va di pari passo con la solidarietà dell’intera regione: «Tutto questo va unito alla forza e alla capacità di reazione dei miei concittadini e alla risposta che hanno dato i calabresi – conclude Iacobini – che si sono stretti attorno a Sibari nel momento forse più complesso della nostra storia recente: siamo in piedi da secoli, non ci abbatterà nessuno».




