Una battaglia in (quasi) solitaria. Non è la prima volta e non sarà l’ultima. Il procuratore di Napoli Nicola Gratteri da mesi sta lottando ed esternando il proprio disappunto contro l’assurdità della riforma sulla Corte dei Conti. Un argomento che ha riportato, davanti a una marea di persone, anche ieri sera a Lamezia Terme, ospite del festival Trame.

Gli è stato chiesto se, alla luce di una popolarità crescente - la cui forza è deflagrata in particolare nel corso del referendum sulla riforma costituzionale delle giustizia, dove il magistrato ha praticamente trascinato la vittoria del No – lui prevede un impegno futuro, magari in politica.
«Io penso di no», ha risposto il procuratore. Il perché è presto detto. Gratteri ha sottolineato come tutte le riforme fatte, dalla Cartabia a Nordio, non sono servite a nulla, se non addirittura dannose, soprattutto non sono servite a velocizzare i processi.
L’ultima, in ordine di tempo, è la riforma sulla Corte dei Conti. In ogni caso nessuna forza politica all’opposizione ha contrastato l’agire del governo. L’opposizione è stata «tiepida», ha detto Gratteri. Davanti a una riforma che prevede «che se un pubblico amministratore fa un danno di 100mila euro paga solo 30mila euro, cioè quindi con lo sconto del 70% manco fossero i saldi di fine stagione. E sapete, quel 70% chi lo paga? Lo paghiamo noi con le nostre tasse».
E ancora, per esempio, «addirittura il procuratore generale a Roma può avocare a sé un'indagine della Corte dei Conti di Catanzaro. Se, ad esempio, la Corte dei Conti di Catanzaro sta facendo le pulci a qualche colletto bianco ben ammanigliato con certi poteri», ecco che i giudici contabili calabresi si possono veder togliere l’indagine.

Eppure questa riforma è passata «come acqua fresca», ha detto Gratteri, attraverso un’opposizione «tiepida».
«Pd,Cinque5 Stelle, Verdi, Sinistra Italiana dovevano occupare il Parlamento, ma voi capite cos'è accaduto?», tuona il magistrato.
E aggiunge: «Questa è una cosa che deve essere chiara a tutti, cioè noi stiamo smontando come un trenino Lego tutto il sistema giudiziario per poi, alla fine, non toccare i colletti bianchi». E non si abbocchi, avverte Gratteri, alla giustificazione che non si sta toccando la legislazione antimafia, perché – tradotto in sintesi – là dove esistono commistioni tra colletti bianchi corrotti e mafiosi, il favore che si fa al colletto bianco agevola anche il mafioso.
Un pensiero incorniciato da un’immagine plastica: «Incominciamo a vedere nelle tavolate estive che ci sono politici mafiosi, qualche uomo delle istituzioni, il mondo delle professioni che mangiano e bevono tranquillamente senza rossore».

Su un dato Nicola Gratteri non mostra dubbi: la continuità tra il lavoro che lui ha cominciato a Catanzaro come procuratore capo e quello che sta portando avanti il procuratore Salvatore Curcio. Due personalità distinte, ironizza il magistrato di Gerace – «Curcio è più riservato di me, io sono ormai una soubrette» – ma decisamente incorruttibili.
«Curcio è un magistrato molto preparato, per bene – ha detto Gratteri –. Continuate a fidarvi perché non siete soli: andate a denunciare perché Curcio è una persona perbene. Non è gente corruttibile, non è gente in vendita».