Inchiesta Helios, il Fatto: «Catalfamo indagata pure per concorso esterno con la 'ndrangheta»

L'assessore regionale non sarebbe sotto inchiesta solo per corruzione. «Nuove accuse a causa dell'appalto della Gallico-Gambarie». I 5 stelle: «Santelli la sostituisca immediatamente». Ma lei si difende: «Reati contestati sono diversi, dimostrerò mia estraneità»

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di Redazione
28 giugno 2020
08:55
Domenica Catafalmo
Domenica Catafalmo

Non solo corruzione. Secondo il Fatto Quotidiano, l'assessore regionale Domenica Catalfamo sarebbe indagata anche per concorso esterno con la 'ndrangheta.

 

Il contesto è quello dell'inchiesta Helios, con cui la Dda di Reggio Calabria ha fatto luce sui rapporti tra la politica e l'Avr, la società che si occupa del ciclo integrato dei rifiuti. Catalfamo, prima di diventare un membro della giunta regionale, era responsabile del progetto per i lavori della strada Gallico-Gambarie.

 

«Probabilmente a causa di quell'appalto di 43 milioni di euro – scrive il Fatto –, i pm l'hanno iscritta nel registro degli indagati per concorso esterno.

 

Il quotidiano diretto da Marco Travaglio, inoltre, specifica che Catalfamo, secondo gli inquirenti, «potrebbe aver favorito le famiglie mafiose reggine. Il sospetto vale anche per l'amministratore unico della società Claudio Nardecchia, un imprenditore romano noto in Calabria e in Toscana».

 

Chiari i «benefit» che l'assessore «ha ricevuto dall'Avr», scrive il Fatto: «Un foulard di Dior per Mimmuzza tua», regalo di Natale «che una dipendente dell'azienda ha ritirato su richiesta di Nardecchia». E ancora: «Alcuni autisti per accompagnare gli invitati alla festa di compleanno della figlia» e il tapis roulant privato trasportato con un furgone dell'Avr.

La reazione dei 5 stelle

«La presidente della Regione Calabria, Jole Santelli, deve sostituire immediatamente l’assessore Domenica Catalfamo, indagata per concorso esterno con la ’ndrangheta. Non resta altra decisione politica». Lo affermano, in una nota, i parlamentari M5S Francesco Sapia, Bianca Laura Granato, Giuseppe d’Ippolito e Paolo Parentela, che incalzano: «Se la presidente vuole invece tenerla nella sua giunta regionale, magari spinta da quel garantismo opportunistico che Forza Italia aveva già espresso sull’iscrizione di Catalfamo nel registro degli indagati, significa che Santelli non capisce qual è, sul piano politico ed amministrativo, la posta in gioco».

 

«A Santelli – concludono i parlamentari del Movimento 5 Stelle – ricordiamo la lezione morale di Paolo Borsellino, secondo il quale i partiti devono, indipendentemente dai risvolti delle inchieste giudiziarie, garantire pulizia e affidabilità al loro interno. Ci aspettiamo nella stessa giornata di oggi le dimissioni di Catalfamo a seguito di una netta presa di posizione di Santelli, chiamata ad agire in coerenza con l’obiettivo di salvaguardare la Regione da ogni possibile inquinamento mafioso, più volte dichiarato dalla presidente, da ultimo al giornalista Peter Gomez».

La replica dell'assessore

La replica di Catalfamo non è tardata ad arrivare. «In relazione alle notizie apparse sul suo quotidiano in data odierna – spiega – intendo nuovamente ribadire che rispetto alle contestazioni che mi vengono mosse nell’avviso di conclusioni indagini e che non afferiscono ai reati paventati nella sua testata, continuo a essere certa di poter offrire nel corso del giudizio tutti gli elementi necessari a dimostrare la mia assoluta estraneità nonché la legittimità della mia condotta. Ritenendo doveroso fornire questa precisazione per rendere edotta anche l’opinione pubblica del fatto che non sussiste alcuna iniziativa penale per i delitti riportati nel suo articolo, le chiedo di voler pubblicare la presente nota di precisazione al fine di non aggravare ulteriormente il danno alla mia immagine e onorabilità».

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