Questioni di lana caprina o un reale sistema per fare ottenere falsi permessi di soggiorno a cittadini stranieri? Il cuore dell’indagine, come appare dalle accuse contestate, sta tutta nell’articolata burocrazia alla base dell’ottenimento del permesso di soggiorno.
L’inchiesta della Questura di Crotone, coordinata dalla Procura, che ha portato oggi alla notifica di conclusione indagini nei confronti di 10 persone, nasce dall’ingresso in Italia di tre cittadini bengalesi, Md Al Amin, Mohammed Raton e Mohammed Walid, i quali, una volta in possesso del visto a seguito del rilascio del nulla osta per lavoro subordinato, dopo aver fatto ingresso nel territorio italiano il 7 luglio 2023, non si sarebbero recati entro il termine stabilito dalla legge allo sportello unico per l’Immigrazione della Prefettura di Crotone, per sottoscrivere il contratto di soggiorno, ma avrebbero fatto perdere le proprie tracce, per poi richiedere, il due luglio 2024, il modello 209 e sottoscrivere il contratto con l’impresa di Rocca di Neto “Eco Green Management” di Tommaso Iannuzzi. In realtà i tre, avrebbero accertato gli investigatori, avevano comunicato al datore di lavoro le dimissioni il cinque dicembre 2023 dopo l’inizio di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato iniziato il 13 novembre 2023.

L’inchiesta ha portato a indagare i tre bengalesi, il datore di lavoro Iannuzzi, e Peppino Petrone, considerato dagli inquirenti il vero dominus dell’operazione perché avrebbe richiesto «tra il 2023 e il 2024 il nulla osta per lavoro subordinato in relazione a cittadini extracomunitari per ben 93 volte (85 soltanto nel 2024)», ne avrebbe procurato illegalmente l’ingresso nel territorio dello Stato.

In questa vicenda è implicato anche l’avvocato Fabio Lucà accusato di aver favorito l’ingresso illegale nello Stato di cittadini stranieri. Secondo quanto sostiene l’accusa, Lucà, in seguito all’incarico conferito da Tommaso Iannuzzi di rappresentarlo nell’ambito delle procedure amministrative relative al Decreto Flussi 2023, avrebbe predisposto i documenti per lavoro subordinato in nome e per conto di Tommaso Iannuzzi, titolare dell’impresa individuale “Eco Green Management” aggiungendo a penna e in stampatello in entrambi gli atti “per delega”, attestando falsamente che i tre cittadini extracomunitari Mohammed Raton, Mohammed Walid e Md Al Amin, fossero dipendenti dell’impresa, pur nella consapevolezza che costoro, dopo aver fatto ingresso nel territorio italiano il 7 luglio 2023 non si sarebbero recati entro i termini stabiliti dalla legge ma avrebbero fatto perdere le proprie tracce, per poi richiedere, il due luglio 2024, il modello 209 e sottoscrivere il contratto con l’impresa di Rocca di Neto benché avessero già comunicato le dimissioni, il 5 dicembre 2023 dopo l’inizio di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato iniziato il 13 novembre 2023.

L’inchiesta coinvolge anche due funzionari della Prefettura di Crotone in servizio allo sportello unico per l’immigrazione, Ardit Bardho e Nicola Borza, che sono accusati di aver violato le norme sulla disciplina dell’immigrazione perché avrebbero istruito le pratiche per i tre bengalesi relative ai ‘modelli 209’ e ai contratti di lavoro dei cittadini extracomunitari e questo benché dalla documentazione agli atti del loro ufficio emergesse che costoro, dopo aver fatto ingresso nel territorio italiano in data 7 luglio 2023, non si erano recati entro i termini previsti dalla legge negli uffici prefettizi al fine di sottoscrivere il contratto di soggiorno.

Indagato anche il vice sovrintendente della Polizia di Stato, in forza alla squadra amministrativa della divisione P.A.S.I. della Questura di Crotone, Domenico Cataldo Nigro, accusato di rivelazione di segreto d’ufficio perché avrebbe rivelato a Simon Ridge Molinaro che fossero in corso indagini sull’impresa “Eco Green Management” di Tommaso Iannuzzi. A sua volta Molinaro (accusato di favoreggiamento) avrebbe chiamato Iannuzzi per avvertirlo che il suo telefono era sotto intercettazione. «Ohi Ti…ma tu lo sai che hai il telefono sott’acqua, tu? Capiscimi… Però cambia... ok, cambiala quest'acqua…», sarebbero le parole incriminanti.

Ora gli indagati hanno 20 giorni di tempo per esporre documentazione o essere sentiti dall’autorità giudiziaria assistiti dal collegio difensivo composto dagli avvocati Mario Nigro, Alberto Laratta, Pietro Lucà, Maria Antonietta Lorenzano, Ernesto Brasacchio, Paola Paparo, Lorenzo De Luca.