Un sequestro per equivalente pari a quasi sei milioni di euro era stato eseguito – nel più assoluto silenzio – nei confronti dei fratelli imprenditori Francesco e Pasquale Perri. L’accusa, promossa dalla Procura di Lamezia Terme, era quella di aver emesso, in qualità di amministratori di fatto e di diritto di tutte le società del Gruppo Perri, dal 2010 al 2020, fatture per operazioni inesistenti per oltre 110 milioni di euro, da cui avrebbero ricavato un profitto ingiusto corrispondente alle imposte iva e ires evase.
Lo scorso 15 maggio il Tribunale del riesame di Catanzaro – Silvia Manni presidente, Rita Bosco e Stefano Bortone a latere – ha disposto la restituzione dei beni agli imprenditori. Ma procediamo con ordine.

Su delega della Procura della Repubblica di Lamezia Terme, la Guardia di finanza di Catanzaro nei giorni scorsi ha eseguito un sequestro preventivo, diretto e per equivalente, per 5.931.426,74 euro nei confronti degli imprenditori Francesco Perri (difeso dagli avvocati Salvatore Staiano e Aldo Ferraro) e Pasquale Perri (difeso dall’avvocato Michele Cerminara) indagati in qualità di amministratori di fatto e di diritto di tutte le società del Gruppo Perri, e di avere emesso tra le loro società, dal 2010 al 2020, fatture per operazioni inesistenti per oltre 110 milioni di euro, da cui avrebbero ricavato un profitto ingiusto corrispondente alle imposte ina e ires evase.

La Procura lametina sosteneva che le società riconducibili ai fratelli Perri avessero congegnato un sistema per “svuotare” la società Nuova Nave srl, sempre a loro riconducibile, attraverso l’emissione di fatture false emesse dalle altre società del Gruppo con l’apparente giustificazione che si trattava di “premi” e di “contributi promozionali” riconosciuti loro dalla Nuova Nave che, nel decennio 2010-2020, avrebbe corrisposto a quelle società il corrispondente importo di oltre 110 milioni di euro. Somma, questa, che sarebbe stata quindi distratta dalla Nuova Nave srl a favore delle altre società, tanto da provocarne il dissesto ed il fallimento dichiarato dal Tribunale di Lamezia Terme nel 2021. Ai due fratelli Perri sono stati quindi contestati i reati di emissione e di uso di fatture per operazioni inesistenti, nonché il reato di autoriciclaggio per avere reimpiegato nelle società “sane” i proventi di quelle fatture false.

Per tali motivi lo stesso pm titolare delle indagini, Vincenzo Quaranta, lo scorso 11 aprile 2026, ha quindi emesso un decreto di sequestro preventivo d’urgenza nei confronti dei fratelli Perri, ed ha contestualmente chiesto, sugli stessi presupposti, il fallimento di tutte le società del Gruppo Perri visto che quelle fatture false dimostravano l’esistenza di una “super società di fatto”.

Tale sequestro è stato convalidato dal gip di Lamezia Terme, Rosario Aracri, lo scorso 20 aprile 2026, sicché gli avvocati Ferraro, Staiano e Cerminara si sono quindi rivolti al Tribunale del Riesame di Catanzaro contestandone i presupposti, e soprattutto dimostrando documentalmente che tutte le operazioni sottostanti le fatture in contestazione, erano invece operazioni realmente esistite.

Non solo. Anche con l’ausilio di altrettante consulenze tecniche, i difensori hanno altresì dimostrato al Tribunale che tutte le fatture in contestazione erano state emesse in esecuzione di altrettanti contratti regolarmente esistenti tra le società del Gruppo Perri e la Nuova Nave srl, e soprattutto che il riconoscimento dei “premi commerciali” è una pratica ricorrente e regolare nella grande distribuzione alimentare tanto che la stessa Nuova Nave emetteva a sua volta lo stesso tipo di fatture nei confronti dei suoi fornitori di rango nazionale ed internazionale.

Con la decisione di oggi il Tribunale ha integralmente accolto i rilievi dei difensori, annullando radicalmente il sequestro che era stato adottato nei confronti dei fratelli Perri, restituendo loro tutti i beni e le quote sociali che gli erano stati sequestrati.