La mobilitazione contro il rincaro del gasolio e l’aumento del costo della vita si sposta sulla statale 106 Jonica, nel territorio di Corigliano Rossano, dove il presidio ha provocato rallentamenti al traffico nonostante una partecipazione contenuta. La protesta si è concentrata in contrada Santa Lucia, nei pressi della rotatoria, con la presenza di Carabinieri, Polizia e altri reparti delle forze dell’ordine impegnati a presidiare l’area. Sul posto si intrecciano le difficoltà di chi deve fare i conti con spese sempre più pesanti e l’amarezza per un’adesione alla manifestazione più bassa di quella auspicata.

Il sit-in è promosso dal Movimento Agricoltori e Allevatori e dai Guardiani del Crati. La contestazione riguarda il prezzo dei carburanti, ma abbraccia anche le difficoltà delle famiglie, i compensi riconosciuti ai produttori e la sostenibilità delle attività agricole e della pesca. Pochi i sindaci presenti, mentre dagli intervistati arriva un invito a una partecipazione più ampia della cittadinanza.

Il sindaco di Corigliano Rossano, Flavio Stasi, parla di un sostegno politico a una protesta che investe l’intera comunità. «Le conseguenze di questo aumento di prezzi folli del carburante vengono pagate dalle famiglie, vengono pagate da tutte le attività, vengono pagate dalle imprese», afferma. Agricoltura e pesca, sottolinea, sono i settori che subiscono per primi gli effetti dei rincari, destinati poi a pesare sul carrello della spesa e sulle bollette. «I primi cittadini non possono non essere a fianco della propria gente che protesta». Al governo chiede misure strutturali, che ritiene finora mancate.

La consigliera regionale Elisa Scutellà rivendica la presenza delle istituzioni accanto a chi manifesta. «Io invito tutte le istituzioni, di qualsiasi livello, di qualsiasi colore politico, a venire qua, a partecipare ai presidi, a dare manforte ai cittadini». La rappresentanza, sostiene, deve esercitarsi anche fuori dalla campagna elettorale. Scutellà critica inoltre i telegiornali nazionali, accusandoli di nascondere i problemi denunciati dalla protesta: una valutazione che accompagna la richiesta di maggiore attenzione pubblica.

Francesco Rumanò, sindaco di Terranova da Sibari, insiste sulla dignità dei manifestanti e denuncia quello che definisce il «silenzio assordante delle istituzioni». In un territorio a forte vocazione agricola, osserva, la crisi del settore si trasmette a tutta la vita sociale. Chiede risposte immediate al governo e richiama le difficoltà della concorrenza internazionale. Quanto al rapporto con i consumatori, ritiene che il risentimento riguardi soprattutto una filiera che remunera poco i produttori e presenta alle famiglie prezzi difficili da sostenere.

Le testimonianze raccolte riportano queste preoccupazioni dentro i bilanci quotidiani. Una manifestante riferisce di agrumi pagati circa trenta centesimi al produttore e trovati nei negozi a tre euro o più. Altri intervistati descrivono salari insufficienti, spese alimentari crescenti e sacrifici per mantenere i figli agli studi. Sono racconti personali che indicano una difficoltà condivisa: lavorare senza riuscire a coprire serenamente le necessità familiari.

Dalla pesca arriva una testimonianza particolarmente netta: alcune uscite, racconta un intervistato, non consentono neppure di recuperare il costo del gasolio. Restano da pagare il personale, le rate e le spese di casa. Il manifestante si interroga sulla formazione dei prezzi del carburante e chiede controlli sulle eventuali speculazioni.

A unire le voci è anche il senso di abbandono. Diversi partecipanti lamentano una presenza insufficiente delle istituzioni, delle associazioni di categoria e dei sindacati, insieme alla scarsa visibilità mediatica. La partecipazione contenuta alimenta amarezza: chi è al presidio si aspettava più cittadini e rappresentanti delle attività locali. La richiesta comune è trasformare il disagio in risposte concrete, capaci di sostenere il lavoro e il potere d’acquisto delle famiglie. Sulla 106, intanto, la protesta si accompagna a disagi per gli automobilisti, mentre il presidio resta sotto la vigilanza delle forze dell’ordine. Una mobilitazione che chiede ascolto oltre la giornata odierna.