Chi è «loro»? Riflettori puntati sul tesserato nerazzurro Giorgio Schenone, ex guardialinee spesso in tandem con Rocchi quando faceva l’arbitro e da sei anni “club referee manager” del club. La Procura però non è certa che si tratti di lui
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Al centro dell’inchiesta della Procura di Milano sulle presunte interferenze nel sistema arbitrale resta un’espressione mai chiarita: «Loro non lo vogliono più vedere», riferita a un arbitro e comparsa in un’intercettazione dell’aprile 2025 tra il designatore di Serie A Gianluca Rocchi e il supervisore Var Andrea Gervasoni.
Quel “loro”, rimasto senza identità certa, rappresenta uno dei punti più controversi dell’indagine. È il Corriere della Sera a ricostruire questo passaggio delicato nell’inchiesta della Procura di Milano.
Nonostante mesi di accertamenti, intercettazioni e audizioni, gli inquirenti non sono riusciti a ricondurre con sicurezza il riferimento a una persona fisica o a un soggetto istituzionale preciso. Un elemento rimasto sospeso e ancora oggi al centro delle verifiche. Quel «loro», da quando fu pronunciato, resta in cerca di paternità nella galassia Inter dopo che l’estate scorsa il gip dell’indagine disse basta alla Procura, e smise di autorizzare le proroghe delle intercettazioni con le quali il pm per settimane aveva sperato di arrivare all’identificazione.
L’intercettazione del 2025 e il riferimento alle designazioni
Nel dialogo intercettato, Gervasoni appare principalmente in ascolto, mentre Rocchi esprime insofferenza rispetto a presunte pressioni legate ad alcune designazioni arbitrali. Secondo la ricostruzione investigativa, il riferimento a “loro” sarebbe collegato a incontri avvenuti a San Siro e a richieste relative a specifici arbitri.
Tra queste, la designazione di Daniele Doveri per una semifinale di Coppa Italia e quella di Andrea Colombo per la gara Bologna-Inter. Scelte che, secondo gli inquirenti, sarebbero state oggetto di valutazioni esterne legate alla gestione delle partite decisive di fine stagione.
Nel corso dell’intercettazione emergerebbe anche il riferimento a un intermediario, indicato solo con il nome “Giorgio”, che ha portato gli investigatori a valutare diverse ipotesi sull’identità del possibile interlocutore dei vertici arbitrali. Si intuisce che quel nome faccia prendere in considerazione agli inquirenti, come ragionamento, l’eventualità che sia Giorgio Schenone, dal 2009 al 2020 guardialinee spesso in tandem con Rocchi quando Rocchi faceva l’arbitro
Le difficoltà nell’identificazione del “loro”
Per tentare di chiarire il significato di quel riferimento, la Procura aveva richiesto ulteriori proroghe delle intercettazioni nella primavera 2025. Tuttavia, il gip ha successivamente respinto le richieste, ritenendo esaurita la loro utilità investigativa.
Neanche le successive audizioni di arbitri ed ex dirigenti hanno permesso di sciogliere il nodo. Anche l’invito a comparire notificato a Rocchi, infatti, faceva ancora riferimento a un possibile coinvolgimento di «altre persone» non identificate, senza aggiungere elementi decisivi.
L’ipotesi investigativa ha portato gli inquirenti a valutare anche figure legate ai rapporti tra club e sistema arbitrale, ma senza arrivare a conclusioni definitive sull’identità del soggetto indicato come “loro”.
Gli scenari ipotizzati dagli inquirenti
Restano così aperti diversi possibili scenari ricostruttivi. Nel primo, il più favorevole ai nerazzurri, le osservazioni emerse nelle intercettazioni potrebbero rappresentare semplici valutazioni o giudizi interni, senza alcun reale condizionamento sulle designazioni arbitrali.
Una seconda ipotesi riguarda invece eventuali interlocuzioni tra rappresentanti dei club e i referenti del sistema arbitrale, nel rispetto dei protocolli previsti, che tuttavia escludono rapporti diretti con il designatore.
Lo scenario più delicato, infine, è quello in cui le conversazioni intercettate e le successive designazioni possano essere interpretate come il risultato di influenze esterne sulle scelte arbitrali, indipendentemente dagli esiti delle singole partite.
In attesa di ulteriori sviluppi, l’indagine resta quindi concentrata proprio su quel “loro” ancora senza volto, che continua a rappresentare il punto più ambiguo dell’intera vicenda.

