Lacrime e rabbia

Mesoraca sotto choc dopo la morte della bimba per Covid, il sindaco: «Con un’altra sanità forse si poteva salvare»

VIDEO | Il primo cittadino, Annibale Parise, racconta lo sconcerto e il dolore dell’intera comunità crotonese. «È come se le nostre vite si fossero fermate insieme a quella di Ginevra» 

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di Cristina Iannuzzi
1 febbraio 2022
06:31

È addolorato il primo cittadino di Mesoraca, Annibale Parise. Il dolore per la morte della piccola Ginevra è piombato addosso alla comunità. Una morte inaspettata. Inspiegabile. «È avvenuto tutto così velocemente che non abbiamo fatto in tempo neppure a renderci pienamente conto che la bambina fosse in terapia intensiva, intubata, che è sopraggiunto l’irreparabile». Il primo cittadino ci riceve nella sua stanza in Comune.

È in stretto contatto con la prefettura. Bisogna organizzare i funerali che si svolgeranno presumibilmente mercoledì. Quello stesso giorno sarà proclamato il lutto cittadino. «Siamo sospesi in un’atmosfera surreale, di assoluta incredulità. È come se le nostre vite si fossero fermate. Non riusciamo a darci una spiegazione – continua il sindaco -. È un dolore indescrivibile».


Lui che poche ore dopo la notizia della scomparsa della piccola su Facebook scriveva «Sarai un angelo meraviglioso Ginevra, nel giardino dei piccoli angeli». Nel paese del crotonese che conta poco più di 6500 anime, si conoscono tutti. «La mamma, il papà, quella povera famiglia… non è immaginabile quello che stanno passando», scuote la testa.

La piccola di appena due anni è morta per le complicanze da Covid, pare non soffrisse di alcuna patologia. Era l’unica figlia di una giovane coppia: Giuseppe, carabiniere in servizio alla stazione di Mesoraca, e Rossella, educatrice in una clinica sanitaria. Sono rinchiusi nel loro appartamento dove affrontano una sofferenza indicibile, con i carabinieri che presidiano la casa. «Giuseppe è un nostro collega. Un amico», dice sottovoce un militare che ci invita a non avvicinarci troppo alla casa. A rispettare quel dolore innaturale.

Una piccola vita spezzata. Una morte che sparge rabbia e dolore, ma anche tanti interrogativi. La bambina, ricoverata in un primo momento nel reparto di terapia intensiva di Catanzaro, è stata traportata sabato al Bambino Gesù di Roma, con un volo militare, nel disperato tentativo di salvarla.

«Siamo ancora qui a parlare di partenze, di emigrazione sanitaria», continua rammaricato il sindaco. «Nessuno sa cosa sarebbe accaduto se in Calabria ci fosse stata una terapia intensiva pediatrica. Forse si sarebbe potuta salvare. Non lo sappiamo e non lo sapremo mai - prosegue -, l’unica cosa certa è che nel 2022, in un periodo critico, con la pandemia in atto, per cercare di salvare la vita di una bambina di due anni siamo costretti a fare intervenire l’aeronautica militare con un C130 che la possa trasportare a Roma. In un paese civile che si vuole annoverare tra le superpotenze mondiali, questo non fa onore, non fa onore alla Calabria. Le conseguenze questa volta sono state terribili», continua il primo cittadino che insiste: «Se in Calabria ci fosse stata una terapia intensiva pediatrica, Ginevra si sarebbe potuta salvare? Una domanda che ci perseguiterà per sempre». La drammatica vicenda ha acceso i riflettori sulla piccola comunità del crotonese, facendo convergere giornalisti da tutta Italia.

«La mia preoccupazione è che l’onda mediatica che questo episodio sta suscitando si esaurisca quando le telecamere spegneranno i riflettori - conclude il sindaco -. Invece dobbiamo fare in modo che almeno il sacrificio di questa bambina e il dolore immenso della sua famiglia servano a cambiare davvero le cose. Quello che è successo a Ginevra non deve più accadere».

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Giornalista
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