Si va in appello per il processo nato dall’operazione antidroga della Dda di Catanzaro denominata “Maestrale 3”. La terza sezione penale della Corte d’Appello di Catanzaro (presieduta dal giudice Antonio Battaglia) – preso atto dei motivi d’appello formulati dal pm e dai difensori – ha infatti fissato il giudizio di secondo grado per gli imputati giudicati con rito abbreviato dal gup distrettuale con sentenza emessa il 9 luglio dello scorso anno. In particolare, il 24 giugno 2026 dovranno comparire in appello i seguenti imputati: Michele Galati, 46 anni, di Paravati (condannato in primo grado a 20 anni); Salvatore Ascone, 60 anni, di Limbadi (condannato in primo grado a 5 anni e 8 mesi); Rocco Ascone, 26 anni, di Limbadi (condannato ad un anno e 6 mesi); Armando Galati, 72 anni, di Comparni di Mileto (condannato in primo grado a 2 anni); Emanuele Mancuso, 38 anni, di Nicotera (3 anni e 4 mesi in primo grado, collaboratore di giustizia); Michele Silvano Mazzeo, 55 anni, di Mileto (assolto in primo grado); Francesco Barbieri, 38 anni, di San Calogero (assolto in primo grado).

Le accuse

In primo grado per Salvatore Ascone (difeso dagli avvocati Antonio Caruso e Luigi Luppino) è caduta l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico ed il giudice ha escluso anche le aggravanti. E’ stato invece ritenuto responsabile della cessione di marijuana e cocaina. Per Emanuele Mancuso (assistito dall’avvocato Antonia Nicolini) è stata riconosciuta in primo grado l’attenuante della collaborazione e la condanna è stata emessa “in continuazione” con altre condanne.
L’operazione “Maestrale 3” prende in esame un vasto narcotraffico di cocaina e marijuana messo in piedi dai clan del Vibonese con importazioni dal Sud America e dall’Albania. Gli imputati avrebbero trafficato anche eroina e hashish. La complessa attività investigativa è stata condotta dal Nucleo Investigativo dei carabinieri di Vibo Valentia consentendo di delineare il coinvolgimento nella cessione di stupefacenti di elementi di vertice delle articolazioni di ‘ndrangheta dei locali di ‘ndrangheta di Mileto e Zungri (come Michele Galati e Giuseppe Accorinti, per quest’ultimo si è già proceduto per il reato associativo nell’operazione Rinascita Scott). Luce anche sui canali di approvvigionamento degli stupefacenti, con rotte provenienti pure dall’estero, in particolare dall’Albania, con lo stupefacente rivenuto in Sicilia.
Impegnati nel collegio di difesa gli avvocati: Antonio Caruso e Luigi Luppino per gli Ascone, Giuseppe Di Renzo e Pamela Tassone (per Mazzeo), Sergio Rotundo e Mariantonietta Iorfida (per Barbieri), Giuseppe Bagnato, Diego Brancia, Giuseppe De Luca, Antonia Nicolini (per Emanuele Mancuso), Pamela Tassone.