«Tu entri dal portone centrale, tempo sei mesi o otto mesi hai la tua loggia, tranquillo, con tanto di bolla registrata». Non è la promessa di un burocrate, ma il cuore della proposta che il maestro venerabile di una loggia legata al Grande Oriente d’Italia, rivolge a Fortunato Marino, architetto, insegnante e, secondo la Dda, storico capo del locale di 'ndrangheta di Aretina a Reggio Calabria.

Quella telefonata del 13 aprile 2023 – quando Marino, è bene ricordarlo, non era stato coinvolto in alcuna inchiesta della Dda – finita agli atti dell’inchiesta Matrix non è solo un dialogo tra "fratelli". Per gli inquirenti, è la prova plastica di quello che il collaboratore di giustizia Maurizio Cortese definisce "terzo livello": un sistema dove 'ndrangheta, massoneria e pezzi delle istituzioni si fondono per gestire il potere reale sulla città.

Per dirla con le parole del pentito: «E poi c'è dottore (si rivolge al magistrato che lo interroga, ndr) un terzo livello, un terzo livello a Reggio Calabria che praticamente, per dire, è un livello di famiglie, imprenditori che gestiscono praticamente la città di Reggio Calabria».

L'offerta: «Uscire dall'ombra per diventare ufficiali»

Il "maestro" ha un obiettivo chiaro: reclutare Marino e il suo gruppo di "vecchi" massoni nella sua obbedienza, il Goi. Per questo ostenta la massima sicurezza. L’invito, letto alla luce dell’inchiesta Matrix, pare quasi l’offerta di uno scudo legale a un presunto boss di alto rango. Ovviamente, all’epoca il contesto era diverso. L’esponente del Grande Oriente non poteva sapere di parlare con un uomo che, anni dopo, sarebbe stato accusato di essere uno ’ndranghetista.

«Io ho la registrazione alla Digos, ho la bolla ufficiale dell'obbedienza ed esce come Grande Oriente Italiano Piazza del Gesù, ufficializzata in tutta Italia». Poi insiste sulla trasparenza formale: «Il Gran Maestro ci registra a tutti alla Digos, i maestri venerabili sono tutti registrati con tanto di certificazione dei Carabinieri e della Regione... quindi siamo tutti ufficiali». È un paradosso inquietante perché un’offerta del genere può trasformare (forse anche all’insaputa di chi la presenta) la massoneria in una "bolla di legalità" per schermare profili criminali.

La strategia della "gemmazione"

Il piano proposto prevede una procedura burocratica precisa per permettere a Marino di regolarizzarsi senza perdere il controllo sui suoi uomini. È la cosiddetta "gemmazione".

«Tu aderisci in una loggia e ti porti sette cristiani... fai passare sei mesi, poi chiedi la gemmazione e ti fanno la bolla ufficiale dell'obbedienza e tu hai la tua loggia». Il “maestro” rassicura il suo interlocutore: «In quella loggia sei sovrano, comandi tu. Decidete chi deve essere il venerabile, e se vuole può stare a vita».

Fortunato Marino: Il boss con il Grado 33

Dall'inchiesta emerge che Marino non è certo un novizio. È un esponente massonico di altissimo rango, detentore del grado 33 (il massimo della scala gerarchica) e affiliato – secondo gli investigatori – alla loggia Alba dell'Acquario, legata alla Gran Loggia Madre Camea.

Marino rivendica con orgoglio il peso del suo nucleo storico: «A Reggio siamo noi e la cosa... Reghium Julium... nella nostra abbiamo quattro 33 già! Siamo 33! Siamo solo i vecchi, quelli che sono da trent'anni nella massoneria». Tra i suoi sodali "incappucciati" compaiono nomi ricorrenti nelle indagini e anche manager della sanità: i magistrati antimafia reggini prendono nota.

Il "Mondo di Mezzo" e i conflitti tra logge

La conversazione scivola poi su figure chiave della zona grigia reggina. Il “maestro” e Marino discutono di un ex funzionario della Città Metropolitana, anche lui massone e con una sfilza di parentele vicine ad ambienti criminali. Parole sferzanti: «È per i c… suoi... lui è nella sua loggia nella Sirius, io mi sono fatto la San Giovanni, chiuso!».

Viene citato anche un imprenditore, che il “maestro” del Goi dice essere «con lui» e con cui avrebbe discusso di fondare una loggia durante una cena a Pellaro. E ancora un uomo, indicato come il venerabile della loggia Sirius.

La massoneria come "trampolino di lancio"

Il quadro che emerge dalle carte della Procura è quello di una massoneria vissuta come un "trampolino di lancio". Il modo più semplice per «entrare in contatto con i vertici della società italiana, con il subdolo scopo di ottenerne vantaggi economici e personali, facilitare le condotte illecite ed accrescere il dominio sul territorio».

Mentre la 'ndrangheta «di strada» si occupa di estorsioni e danneggiamenti, il livello che sarebbe rappresentato da Marino dialoga di «bolle ufficiali» e «registrazioni alla Digos». E si muove nella penombra, dove il confine tra l’ok di un dirigente e l’ordine di un boss diventa invisibile.