«Ti schiatto Fabio, ti giuro sopra la Madonna ti prendo a schiaffi». È delle intercettazioni più violente contenute nell’ordinanza dell’operazione antidroga “Baia Bianca”, che ieri mattina ha scoperchiato, secondo la ricostruzione della Dda di Catanzaro, una rete di narcotraffico nell’alto Tirreno cosentino. La frase è simbolica e delinea il grado allarmante della situazione.

A parlare è il presunto capo dell’organizzazione, una donna, temuta al pari di un uomo, che per i suoi modi di fare è stata appellata da un presunto sodale come “Rosy Abate”, il celebre e spietato personaggio televisivo. Ma nella realtà, “Rosy Abate” non è che una donna e una madre bisognosa di denaro, che vende droga a persone cadute nel tunnel della dipendenza, che usa la propria casa, condivisa con il compagno, anche lui indagato, come centro di spaccio e smistamento. E lo fa guardata a vista dagli investigatori, che annotano ogni cosa, dentro e fuori le mura domestiche.

La droga nella culla del bambino

Uno degli episodi più controversi si verifica a fine agosto 2023. La Rosy Abate del Tirreno cosentino è in auto intenta a intimidire un creditore. «Portami i soldi perché sennò poi a tua mamma... la schiatto in corpo a mamma tua! E lo sai benissimo che lo faccio». Il tutto sarebbe avvenuto alla presenza di uno dei suoi bimbi. «Ringrazia a Dio che c'è mio figlio in macchina... bacia i piedi a mio figlio! Ti do una settimana». Pochi giorni più tardi, gli inquirenti scoprono un altro particolare inquietante.

La donna teme una perquisizione domiciliare da parte delle forze dell’ordine e attiva la rete di presunti complici per far sparire la droga nascosta in casa. «Controlla tutta casa», ordina al suo interlocutore. «Ti raccomando, pulisci soprattutto dove sta ***, sopra nella stanza per ***». Pronuncia il nome del figlio. La sua preoccupazione è una: «Non sia mai chiamano gli assistenti sociali».

Un altro passaggio dimostrerebbe che la droga, effettivamente, era pericolosamente nascosta sotto la culla del bambino. Succede quando donna viene fermata dalla polizia stradale e teme nuovamente una perquisizione a casa. «Devi cercare di arrivare a casa per favore – dice al telefono a una persona di sua fiducia -, sotto la culla del bambino, c'è un giubbino». Per gli investigatori, il “giubbino” è lo stupefacente occultato.

Operazione Baia Bianca: il ruolo apicale della donna

Secondo la ricostruzione della procura antimafia catanzarese, la donna, che non è l’unica indagata nell’inchiesta, sarebbe senza ombra di dubbio la figura apicale del presunto gruppo criminale. Gli atti parlano di un ruolo «spesso sovrapponibile a quello del compagno», con cui condivide strategie ed obiettivi. Una scelta che per qualche tempo ha fruttato un po’ di denaro, ma che poi, come succede ogni volta quando si parla di criminalità, si è rivelata una bolla di sapone scoppiata alle prime luci dell’alba del 19 maggio 2026.