Evacuazioni lungo la costa, lungomari distrutti, frane, viabilità compromessa: un quadro sempre più drammatico dopo 24 ore di fuoco mentre vento, pioggia e mareggiate mettono grecanica e locride davanti alla fase più critica dell’emergenza
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La costa jonica reggina entra nella fase di emergenza piena, con il ciclone Harry che imprime al territorio una pressione senza precedenti negli ultimi anni. Non è più tempo di previsioni o scenari ipotetici: il maltempo sta lasciando segni concreti, con mareggiate distruttive, evacuazioni, infrastrutture danneggiate e collegamenti interrotti. L’allerta rossa prorogata anche per domani certifica un quadro di massima criticità, mentre vento, pioggia e mare continuano a colpire una fascia costiera, dalla Grecanica alla Locride, già fragile e provata.
A Melito Porto Salvo la notte ha lasciato un segno profondo. La mareggiata ha eroso circa cento metri di lungomare, con il cedimento del marciapiede pedonale e del parapetto affacciato sul mare. Un primo impatto violento che ha spinto l’amministrazione ad alzare ulteriormente il livello di risposta. È scattata infatti l’ordinanza contingibile e urgente per l’evacuazione preventiva delle zone costiere più esposte, in particolare Via Pilati, Rione Marina, Lungomare dei Mille e aree limitrofe. Per le famiglie impossibilitate a trovare una sistemazione autonoma sono state attivate strutture di accoglienza comunali. Il Centro Operativo Comunale resta in funzione senza interruzioni, con Protezione Civile, Polizia Locale e Forze dell’Ordine impegnate nel presidio costante della fascia costiera.
Il fronte più delicato resta però Bova Marina, dove l’emergenza ha assunto contorni drammatici. Con ordinanza sindacale in serata è stata disposta l’evacuazione immediata del lungomare cittadino, delle strutture ricettive affacciate sulla costa e delle aree del Villaggio San Leo, Rada Azzurra e Radina. Nelle ore precedenti il mare aveva già divorato ampi tratti del lungomare nella zona ovest, interrompendo la viabilità carrabile e isolando abitazioni, con porzioni di asfalto ridotte a poche decine di centimetri prima del vuoto. A questo si aggiunge una frana consistente alla Rocca del Capo, sperone sul mare simbolo della perla del basso jonio reggino, che aggrava ulteriormente un quadro infrastrutturale già fragile.
La Locride è tra le aree più colpite. A Siderno la mareggiata ha squarciato il vecchio pontile, simbolo del litorale, travolto dalla forza delle onde. A Bianco è stato transennato e chiuso il sottopasso che dalla Statale 106 conduce al mare, completamente allagato e interdetto al traffico. A Bovalino onde altissime hanno invaso la spiaggia, raggiungendo il lungomare e danneggiando muri di contenimento. A Caulonia Marina il mare ha superato le difese costiere, con l’acqua che ha invaso il lungomare minacciato da onde alte fino a 6 metri.
Sul piano della mobilità l’emergenza ha imposto scelte drastiche. È stata sospesa la circolazione ferroviaria sulla linea jonica da Melito Porto Salvo a Crotone, una misura precauzionale che incide pesantemente sui collegamenti e sul pendolarismo, ma che punta a ridurre i rischi legati a frane, allagamenti e instabilità della rete. Restano inoltre forti criticità sui collegamenti su gomma in diversi centri costieri e interni. In numerosi Comuni del Reggino è stata confermata la chiusura delle scuole, in linea con la proroga dell’allerta rossa.
Dal punto di vista istituzionale, il sistema di Protezione Civile è in assetto massimo. Centri Operativi Comunali attivi, ordinanze restrittive, interdizioni dei lungomari, stop alle attività all’aperto e monitoraggi continui raccontano un territorio che sta provando ad anticipare l’impatto della tempesta. I bollettini regionali e nazionali continuano a segnalare rischio idrogeologico elevato, possibilità di nubifragi persistenti, esondazioni fluviali e raffiche fino a tempesta con mareggiate estese lungo tutta la fascia ionica.
In questi momenti il vento soffia fortissimo ed il mare ulula come non mai. La Jonica reggina sta vivendo ore che resteranno irrimediabilmente impresse nella memoria di tutti. L’emergenza non ha più soltanto il volto delle ordinanze o delle mappe di allerta, ma quello delle famiglie evacuate, delle strade spezzate, dei lungomari divorati dal mare e dei territori costretti a fermarsi. Il ciclone Harry sta mettendo alla prova la tenuta infrastrutturale e sociale di un’area che combatte contro la forza della natura e contro fragilità strutturali mai davvero risolte. Le prossime ore saranno decisive. In gioco, prima di tutto, c’è la sicurezza delle persone. E poi, inevitabilmente, il futuro di una costa che ancora una volta paga il prezzo più alto.




