«Che la giustizia non funzioni come dovrebbe, nessuno può seriamente contestarlo. Che i processi civili e penali siano ancora, malgrado tutti gli sforzi fatti negli ultimi decenni, intollerabilmente lunghi, è un dato indiscutibile». Inizia con una disamina della condizione del mondo giustizia la relazione della presidente della Corte d'appello Concettina Epifanio, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario nel distretto di Catanzaro. Lo scorso anno la medesima occasione si era trasformata in protesta da parte dei magistrati. La presidente sottolinea che «gli uffici mancano di risorse personali e materiali per affrontare adeguatamente i carichi di lavoro, lo dimostrano i numeri. Che l'edilizia giudiziaria sia ancora gravemente deficitaria è sotto gli occhi di tutti. Che le carceri siano vergognosamente sovraffollate e continuino a generare suicidi, violenza e recidivanza nessuno può negarlo. Ebbene a nessuna di tali criticità strutturali la riforma Nordio offre soluzioni».

Ma secondo la presidente della Corte d'appello «bisogna essere onesti e non avvelenare i pozzi. E i pozzi si avvelenano se si vuol far credere all'opinione pubblica che gli errori giudiziari veri o presunti dipendano dal fatto che l'unicità della carriera magistrale priva il cittadino della possibilità di avere un giudice non solo imparziale ma anche terzo».

Nella relazione la presidente dichiara: «A me la riforma Nordio non piace, e lo dico senza infingimenti per una ragione di metodo e per una ragione di merito». Tuttavia, sottolinea: «le leggi, soprattutto quelle che modificano i principi costituzionali dello Stato, non devono giovare né al Governo, né agli avvocati, né ai magistrati ma servire esclusivamente alla tutela dei diritti e delle libertà fondamentali e alla salvaguardia e alla promozione della dignità umana. Sarebbe la fine dello Stato di diritto fondato sulla separazione dei poteri, come noi l'abbiamo conosciuto, se la magistratura diventasse strumento di governo, perdendo la propria autonomia e indipendenza. Autonomia e indipendenza che non sono privilegi dei magistrati ma condizioni ineliminabile perché la legge sia davvero uguale per tutti e sia applicata in modo conforme alla Costituzione, senza condizionamenti di sorta da parte del potente di turno, neanche se il potente di turno fosse sostenuto dalla volontà popolare».

Sovraffollamento e suicidi: i dati shock dalle carceri

Per il secondo anno consecutivo ampio spazio della relazione viene dedicato al sovraffollamento carcerario. «Alla data del 30 giugno 2024 il sovraffollamento riguardava sei istituti penitenziari su sette: ne era esente solo il carcere di Catanzaro» ricorda la presidente della Corte d'Appello. «A un anno di distanza è diminuito il numero delle carceri sovraffollate: solo tre su sette (Castrovillari, Rossano e Crotone) soffrono di questo problema e in piu, in questi istituti di pena, è calato il tasso di sovraffollamento: Castrovillari è passato da una percentuale del 132,79% al 49%; Rossano dal 122% al 120%; Crotone dal 140% al 128%. Ma questi risultati pur positivi non ci confortano più di tanto. Fino a quando la situazione delle carceri italiane continuerà ad avere le criticità evidenziate, divenute ormai strutturali, sarà sempre concreto il rischio che i principi della Costituzione restino soltanto una mera affermazione di principio. Il sovraffollamento è violazione e negazione dei diritti perché le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità né tendono alla rieducazione del condannato. Senso di umanità e rieducazione dovrebbero andare sempre di pari passo: solo un trattamento umano ha maggiore possibilità di consentire il pieno reinserimento sociale di chi ha sbagliato».

Riguardo dei dati sul numero di suicidi, la presidente della Corte d'Appello conferma una diminuzione rispetto al precedente anno in Italia. «Dagli 83 morti (non solo detenuti ma anche agenti di polizia penitenziaria ed educatori) del 2024 ai 79 registrati nel 2025 (e vorrei ricordare che due di questi 79 suicidi sono avvenuti ad inizio dell'anno passato proprio nel nostro distretto: il 7 gennaio nel carcere di Paola è stato trovato impiccato nella sua cella un detenuto quarantenne e il giorno dopo anche un assistente amministrativo ha posto fine ai suoi giorni!)».