Un verbale del collaboratore di giustizia Raffaele Moscato, richiamato nell’ordinanza cautelare del gip Arianna Roccia, viene considerato – nella prospettazione del giudice – utile anche per inquadrare il profilo di Domenico Tassone, destinatario dell’agguato del 25 ottobre 2012 nel quale rimase ucciso Filippo Ceravolo, vittima estranea a contesti criminali.

Il passaggio su Cassano e l’evasione di Bruno Emanuele

Nella parte valorizzata dal gip, Moscato colloca un episodio che - secondo quanto riferisce - lo avrebbe visto incontrare Tassone a Cassano all’Ionio, in un contesto che ruotava attorno alla progettazione di una evasione dal carcere di Bruno Emanuele, figura che il collaboratore inserisce nel circuito dei rapporti del gruppo.

Il verbale riportato negli atti cristallizza questo passaggio nelle parole attribuite a Moscato: «Io una sera mi sono vista a Cassano con sto Tassone per la liberazione di Bruno Emanuele». E, subito dopo, aggiunge di aver preso le distanze da quel contesto: «Da là non l’ho più visto perché non l’ho voluto vedere io e l’ho cazziato, sia a lui e sia a Giovanni Emmanuele, di non portarmi più a nessuno».

Nel prosieguo dell’escussione, il pubblico ministero Camillo Falvo, già procuratore di Vibo e attuale capo della procura di Potenza, verbalizza e riformula il contenuto del riferimento, ribadendo l’aggancio investigativo: «…il cui nome di battesimo non conosco ma che io ho incontrato una volta a Cassano quando preparavamo l’evasione di Emanuele Bruno…». Moscato, nel verbale, insiste sulla propria certezza nell’attribuire la “firma” del fatto al gruppo rivale dei Loielo, collegando quell’episodio alle dinamiche interne tra fazioni contrapposte.

È questo, nell’impostazione cautelare, il segmento che serve a contestualizzare Tassone nel racconto del collaboratore: un incontro nella Sibaritide, a Cassano, nel quadro – secondo la narrazione del pentito – di un’iniziativa finalizzata alla liberazione di Bruno Emanuele, descritto come vicino all’area della Piana di Sibari, dove operano storicamente gruppi come i Forastefano.

L’omicidio Ceravolo e l’agguato contro Tassone

Nella parte finale della ricostruzione, il procedimento richiama due episodi centrali emersi – allo stato delle indagini – nella fase preliminare: l’omicidio di Antonino Zupo (22 settembre 2012) e il tentato omicidio di Domenico Tassone (25 ottobre 2012). È proprio in quest’ultimo agguato che morì Filippo Ceravolo, indicato come vittima innocente, estranea a contesti di criminalità organizzata.

La prospettazione investigativa sostiene che l’azione fosse stata diretta contro Tassone e che la morte di Ceravolo sia maturata per un errore nella fase esecutiva, mentre il giovane era in auto dopo aver accettato un passaggio: «Per un errore nell’uso dei mezzi di esecuzione è stato attinto il povero Filippo Ceravolo, reo semplicemente di avere preso un passaggio».

Secondo quanto emerso, tre arresti sono stati eseguiti per l’omicidio Ceravolo, nell’ambito di un’attività investigativa descritta come «minuziosa e particolarizzata», che avrebbe consentito – sul piano della gravità indiziaria – di ricostruire ruoli e passaggi, compresi quelli attribuiti a soggetti che avrebbero fatto da “specchietti” e a chi avrebbe materialmente aperto il fuoco. Gli indagati attinti dal provvedimento restrittivo sono: Giovanni Alessandro Nesci, Nicola Ciconte e Bruno Lazzaro.