Sentenza della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro. L’imputato nel corso del videocollegamento con l’aula giudiziaria dà in escandescenze devastando la saletta e aggredendo gli agenti. Era accusato di aver ucciso due persone ferendone altre tre nel 2018
Tutti gli articoli di Cronaca
PHOTO
Condanna all’ergastolo per Francesco Olivieri, detto “Cicko”, 39 anni, di Nicotera, accusato di duplice omicidio aggravato e di un tentato omicidio. La sentenza è della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro che ha così accolto la richiesta della Procura Generale nel nuovo processo celebrato dopo che la Cassazione il 15 febbraio dello scorso anno aveva annullato con rinvio (per la seconda volta) il verdetto di secondo grado. Gran parte della decisione si è giocata sulla capacità di intendere e volere (al momento della commissione dei fatti) da parte dell’imputato.
La perizia psichiatrica del collegio peritale, nominato dalla Corte d’Assise d’Appello (professore Rolando Paterniti dell’Università di Firenze, professoressa Simonetta Costanzo dell’Unical di Cosenza, psichiatra Elisabetta Marasco) ha concluso per la piena capacità di Francesco Oliveri, soggetto ritenuto perfettamente consapevole di quanto compiuto e della volontà omicida. Il collegio peritale della difesa – rappresentata dall’avvocato Francesco Schimio – composto dal dottore Francesco Polito e dal professore Pietrantonio Ricci aveva invece rassegnato le proprie conclusioni in ordine all’assenza della capacità di intendere e volere dell’imputato.
Francesco Olivieri, detenuto, nel corso dell’udienza di ieri – in videocollegamento da Prato con la Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro – è andato in escandescenze danneggiando la saletta che lo ospitava. Con il tavolo si è scagliato contro l’apparato telefonico della stanza e poi contro gli agenti della polizia penitenziaria intervenuti per calmarlo. L’imputato dopo l’episodio è stato quindi espulso dalla Corte prima della lettura della sentenza. La Procura Generale di Catanzaro, dal canto suo, ha chiesto la trasmissione degli atti - con il video che ha ripreso i gesti violenti di Olivieri – alla Procura di Prato per competenza territoriale. Anche nella precedente udienza si era registrato un episodio simile, con Francesco Olivieri che pure in tale occasione ha devastato la saletta che lo ospitava per assistere al processo.
Francesco Olivieri è stato condannato poiché ritenuto responsabile di aver ucciso a Nicotera l’11 maggio 2018, con tre colpi di fucile, Michele Valarioti. Nei confronti di Giuseppa Mollese, sempre a Nicotera, è stato invece sparato un solo colpo di fucile che ha attinto la vittima alla regione mammaria destra, cagionandone anche in questo caso il decesso. Contestata per entrambi i fatti di sangue l’aggravante della premeditazione nel reato di omicidio. Tentato omicidio, aggravato sempre dalla premeditazione, era poi l’accusa mossa a Francesco Olivieri per i due colpi di fucile esplosi a Limbadi all’indirizzo di Vincenzo Timpano (alias “Scarcella”) che aveva però reagito prontamente riuscendo ad evitare i proiettili per poi scagliarsi contro il suo aggressore con una lastra di legno del separè di un bar. Il tutto mentre Francesco Olivieri era ancora intento a ricaricare il fucile.
Lesioni personali, aggravate dall’uso di un’arma – per l’esplosione di più colpi di fucile nel bar di Limbadi che per errore hanno ferito al polso destro Pantaleone Timpano – era l’altra contestazione mossa nei confronti dell’imputato, chiamato a rispondere pure di lesioni personali aggravate per aver spinto con forza a terra Francesca Vardè (facendola cadere rovinosamente) in occasione dell’esplosione dei colpi di fucile all’indirizzo del marito Michele Valerioti.
Contestato inoltre a Francesco Olivieri il reato di danneggiamento per aver esploso a Limbadi numerosi colpi di fucile in direzione della porta di ingresso dell’abitazione e dell’auto di proprietà di Francesco Timpano, oltre ad un colpo di fucile sparato a Nicotera all’indirizzo della saracinesca del locale commerciale di Maria Teresa Campennì denominato “Il Capriccio”. Danneggiamento l’accusa anche per i numerosi colpi di fucile esplosi in direzione della Peugeot 106 di Cesare Taccone a Nicotera, più due colpi di fucile contro l’insegna del ristorante-pizzeria “Il Castello” di Francesco Mollese. La furia omicida, stando al racconto di Francesco Olivieri, sarebbe stata mossa dalla volontà di vendicare il fratello Mario ucciso nel 1997.

