La sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno disposta dal Tribunale di Vibo Valentia nei confronti di Domenico Macrì, detto “Mommo”, e Francesco Antonio Pardea entra nel dibattito istituzionale come nuovo passaggio dell’azione di prevenzione antimafia sul territorio. A intervenire è il sottosegretario all’Interno Wanda Ferro, che ostenta il provvedimento come dimostrazione dell’alta attenzione dello Stato dopo la recente scarcerazione dei due imputati del maxiprocesso Rinascita Scott.

«La decisione del Tribunale di Vibo Valentia di applicare la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nei confronti di Mommo Macrì e Francesco Antonio Pardea, figure centrali della geografia criminale vibonese, rappresenta un provvedimento di grande importanza nell’azione di contrasto alla ’ndrangheta», afferma Ferro, sottolineando il rilievo delle misure di prevenzione nel momento in cui soggetti ritenuti socialmente pericolosi tornano sul territorio.

Il contesto di Rinascita Scott

Macrì e Pardea sono imputati nel troncone del maxiprocesso Rinascita Scott celebrato con rito abbreviato. Entrambi erano tornati liberi a dicembre, in attesa della rideterminazione delle pene in appello dopo una pronuncia della Corte di Cassazione legata all’annullamento senza rinvio di un’aggravante contestata nel reato di associazione mafiosa.

Francesco Antonio Pardea, secondo quanto ricostruito dagli atti processuali, è stato condannato in primo e secondo grado a 14 anni e 8 mesi, pena poi ridotta a 12 anni a seguito di un incidente di esecuzione, prima del nuovo passaggio imposto dalla Cassazione per la rideterminazione della pena. Domenico Macrì, alias “Mommo”, ha riportato in appello una condanna a 15 anni e 2 mesi.

«Si tratta di imputati di spicco del maxiprocesso Rinascita Scott, già sottoposti al regime del carcere duro previsto dal 41 bis e destinatari di accuse gravissime», afferma ancora il sottosegretario. Per Macrì le contestazioni riguardano, tra l’altro, associazione mafiosa, estorsione, detenzione illegale di armi e tentato omicidio; Pardea risponde invece, secondo l’impianto accusatorio, quale figura di vertice dell’omonima associazione mafiosa e per reati legati a estorsioni e armi.

Le prescrizioni e l’attenzione dello Stato

La misura di prevenzione, proposta dalla Divisione Anticrimine della Questura di Vibo Valentia, impone l’obbligo di soggiorno nel comune di residenza. I due destinatari non potranno lasciare il territorio comunale, dovranno presentarsi agli uffici di polizia giudiziaria per la firma, non potranno uscire di casa nelle ore serali fino alle 7 del mattino e non potranno accompagnarsi a persone pregiudicate.

Per Ferro, «dopo la loro recente scarcerazione, avvenuta a seguito della pronuncia della Corte di Cassazione, è stata alta l’attenzione del Governo nazionale, della Prefettura e delle forze dell’ordine nei confronti di soggetti ritenuti socialmente pericolosi». Il provvedimento, aggiunge, «è il frutto del lavoro puntuale e rigoroso della Divisione Anticrimine della Questura di Vibo Valentia, che ha promosso una misura fondamentale per impedire il ripristino di relazioni, contatti e dinamiche criminali sul territorio».

«Misure decisive per la sicurezza dei cittadini»

Il sottosegretario richiama infine il valore delle misure di prevenzione nel contrasto ai clan, soprattutto nelle fasi successive alla scarcerazione di imputati o condannati non ancora destinatari di pene definitive ed esecutive. «Le misure di prevenzione hanno un valore decisivo nel contrasto alle organizzazioni mafiose e nella tutela della sicurezza dei cittadini», conclude Ferro.