Una veglia a pochi passi per stringersi attorno alla famiglia travolta dall’immane tragedia avvenuta ieri a notte a Catanzaro, dove una donna, Anna Democrito, di 46 anni, si è lanciata dal balcone della sua casa insieme ai figli Giuseppe, Nicola e Maria Luce, di 4 mesi, 4 anni e 6 anni. Morti sul colpo la donna e due bimbi, gravissima la figlia più grande ora ricoverata al Gaslini di Genova. 

A dare voce allo smarrimento e al ricordo è stato ieri sera don Vincenzo Zoccoli, parroco della chiesa del Santissimo Salvatore, che ha tracciato il ritratto di Anna Democrito e dei suoi figli partendo da ciò che, ha tenuto a dire subito, non può essere dimenticato: «Anna amava la vita».

È da qui che il sacerdote ha scelto di iniziare, quasi a voler sottrarre quella donna alla sola dimensione del dramma finale. Durante la veglia, il suo racconto ha restituito l’immagine di una madre conosciuta e voluta bene in parrocchia, di una presenza discreta ma generosa, di una famiglia che la comunità sentiva come propria. «In parrocchia la conoscevamo bene perché era molto generosa, molto disponibile. Si è sposata qui, ha fatto qui anche il ricevimento, tutto come in una famiglia», ha detto don Zoccoli, spiegando così perché «stiamo vivendo un momento molto particolare nella nostra comunità parrocchiale».

Nel ricordo affidato ai fedeli, il parroco ha parlato anche della sofferenza che Anna portava dentro da tempo, di un peso che emergeva nei colloqui avuti con lei ma che, allo stesso tempo, restava in gran parte chiuso nel silenzio. «Dopo il terzo figlio non stava più così bene ma non ha mai rifiutato la vita», ha raccontato. E ancora: «Aveva una stanchezza, un’angoscia molto forte. Mi diceva che si sentiva insicura quando portava i bambini all’asilo o li portava in altri posti, perché aveva paura che qualcuno potesse far loro del male».

Sono parole che descrivono un malessere profondo, fatto soprattutto di paura e inquietudine. Don Zoccoli ha ricordato di aver provato più volte a rassicurarla, a riportarla dentro la normalità delle cose quotidiane: «Io le dicevo: “Guarda che non è così”. Le dicevo anche: “Tutta la gente che ti vede ti fa i complimenti. Hai tre figli, hai fatto tanto anche in parrocchia, ti conoscono, ti vogliono bene”». Ma, ha aggiunto, «però tutto questo se lo teneva dentro».

Nel suo intervento, il sacerdote ha ripercorso anche gli ultimi contatti con la donna, facendo emergere la preoccupazione maturata nelle settimane più recenti. «Da quando c’è stato il battesimo dell’ultimo figlio, il 19 marzo, l’ho vista sempre più stanca».

L’ultima volta che l’aveva sentita, ha aggiunto, risale a pochi giorni prima della tragedia. «Sembra strano, ma è stato lunedì scorso». Poi la notizia arrivata all’improvviso, la mattina successiva, e il dolore che si è abbattuto sulla parrocchia. Don Zoccoli ha riferito di aver parlato anche con il marito, segnato da una scena che resta difficilissima anche solo da immaginare. «Lui ha sentito il tonfo ed è sceso giù. Ha tentato di intervenire, ma era già tutto compiuto».

Nel raccoglimento della veglia, il ricordo si è posato anche sui bambini. Non come semplici vittime di una tragedia, ma come presenze vive nella memoria della comunità. Don Zoccoli ha rivolto un pensiero particolare alla piccola Maria Luce, affidando alle sue parole una speranza che attraversa il dolore: «Maria Luce ha proprio voglia di vivere». E poi il ricordo degli altri figli, del loro modo di stare in mezzo alla gente, del calore che suscitavano in chiesa: «La gente, quando li vedeva arrivare a messa, sorrideva a sua volta, perché era felice di vedere una famiglia così».

Anche il ritratto finale di Anna è passato attraverso parole semplici, pronunciate senza enfasi, ma proprio per questo ancora più incisive: «La ricorderò per quella che era: solare, generosa, disponibile». Un’immagine che convive, nel racconto del sacerdote, con la consapevolezza di una sofferenza rimasta in gran parte inespressa. «Con questa sofferenza che non esprimeva, che non comunicava», ha detto, sottolineando tuttavia che, «quando ci si accorgeva del suo stato, non la si lasciava mai sola».

Nel pieno del dolore, il parroco ha infine richiamato tutti a un atteggiamento di raccoglimento, quasi a proteggere il senso più intimo di quelle ore. «Credo che serva anche un po’ di silenzio, il tempo per riflettere», ha detto, mentre la comunità continua a interrogarsi su una tragedia che ha spezzato tre vite e ferito un intero quartiere. Alla veglia, però, prima ancora delle domande, hanno trovato spazio il ricordo, la preghiera e il bisogno di restituire ad Anna e ai suoi figli il volto con cui erano conosciuti da tutti: quello di una famiglia entrata nel cuore della parrocchia.