Safeer Ahmed e Ali Raza in Tribunale a Castrovillari. Uno dei due legali: «Si avverranno della facoltà di non rispondere»
Tutti gli articoli di Cronaca
PHOTO
Compariranno stamani davanti al gip di Castrovillari Safeer Ahmed e Ali Raza, entrambi di 31 anni, pachistani, i due fermati per la strage dei braccianti di lunedì scorso ad Amendolara dove tre migranti afghani ed uno pachistano sono stati uccisi arsi vivi all'interno di un minivan.
I due, nel corso dell'interrogatorio davanti alla pm Roberta Bello non hanno parlato.
«Non risponderanno al gip»
I due si avvarranno della facoltà di non rispondere. A dirlo uno dei due legali, l'avvocato Giovanni Brandi Cordasco Salmena. «Non conosciamo gli atti - ha detto il legale entrando in carcere -. Sicuramente i nostri assistiti si avverranno della facoltà di non rispondere». L'altro difensore è l'avvocata Giulia Montilli.
Le indagini
Chiuso il cerchio sui presunti autori materiali della strage dei quattro braccianti bruciati vivi ad Amendolara, la Procura della Repubblica di Castrovillari che coordina le indagini della Squadra mobile di Cosenza, punta adesso a stabilire quale sia stato il movente ma non solo. Gli accertamenti, infatti, tendono anche a chiarire quale sia il contesto lavorativo nel quale è maturato il quadruplice omicidio e il ruolo svolto dai due indagati, Safeer Ahmed e Ali Raza.
In particolare, secondo quanto si è appreso, gli inquirenti intendono verificare quali fossero i rapporti di lavoro di vittime e indagati con le aziende di Scanzano (Potenza) dove avevano lavorato nelle ultime settimane per la raccolta delle fragole e se tutto fosse in regola. Inoltre, più in generale, l'attenzione è puntata sul fenomeno del caporalato, per stabilire se questi lavoratori fossero indirizzati alle imprese da soggetti che li "gestivano" o se pure i contatti erano diretti.
Al riguardo gli investigatori stanno anche cercando di chiarire il ruolo degli indagati per stabilire se fossero veri e propri caporali - ed eventualmente al servizio di chi - o se pure fossero anche loro braccianti che però sfruttavano una presenza sul territorio italiano più lunga e la disponibilità di un mezzo per farsi pagare il trasporto da chi, invece, non aveva come muoversi. Sembrerebbe, infatti, che il minivan all'interno del quale sono stati uccisi il pachistano Waseem Khan, di 29 anni, e gli afghani pashtun Amin Fazal Khogjani (28), Ullah Ismat Qiemi (19) e Safi Iayjad (27), fosse di proprietà di uno dei due fermati.

