L’assoluzione penale diventa il perno di una decisione che ribalta completamente le misure di prevenzione. Con il decreto n. 1/2026, depositato il 9 gennaio 2026, la Corte d’Appello di Reggio Calabria – Sezione Misure di Prevenzione ha accolto integralmente l’appello proposto dagli avvocati Guido Contestabile, Yvonne Posteraro e Francesco Giovinazzo, riformando il provvedimento di primo grado emesso dal Tribunale di Reggio Calabria nei confronti di Giuseppe Suriano, originariamente accusato di far parte di una presunta associazione dedita al narcotraffico operante a Rosarno, nel Reggino.

Il Collegio ha rigettato la sorveglianza speciale per assenza di pericolosità sociale attuale e ha revocato integralmente la confisca di tutti i beni già sottoposti a sequestro, ordinandone l’immediata restituzione agli aventi diritto. Una pronuncia che riporta al centro la coerenza tra giudizio penale e misure di prevenzione, soprattutto quando queste incidono su libertà personale e diritto di proprietà.

Nel motivare la decisione, la Corte ha fatto proprie le tesi difensive, ritenendo decisiva l’assoluzione di Suriano nel procedimento noto come indagine “Ares”, nel quale l’imputato era stato arrestato e chiamato a rispondere di associazione dedita al narcotraffico e di un tentativo di importazione di cocaina dal Venezuela. Per i giudici, l’assoluzione definitiva impedisce di fondare un giudizio di pericolosità su fatti che costituiscano ingredienti essenziali della pericolosità contestata.

Sul piano probatorio, la Corte ha inoltre rilevato che le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia richiamate contro Suriano risultavano «oltremodo generiche», incapaci di individuare condotte specifiche idonee a integrare la pericolosità sociale richiesta dalla norma. L’assenza di pericolosità ha quindi assorbito e reso giuridicamente impossibile l’applicazione della misura patrimoniale della confisca.

Quanto alla competenza territoriale, è stata confermata quella del Tribunale di Reggio Calabria, già riconosciuta dalla Corte d’Appello di Catanzaro, poiché il territorio reggino era quello nel quale Suriano, originario di Amantea, avrebbe potuto esplicitare l’ipotizzata pericolosità. Ma proprio la verifica rigorosa dei presupposti ha condotto al definitivo venir meno di ogni base per le misure applicate in primo grado.