Zuccatelli fa mea culpa sulle mascherine e su Gino Strada: «Darebbe un valido contributo»

VIDEO-INTERVISTA | Il neo commissario della Sanità in Calabria rompe il silenzio. Sui dispositivi di protezione ammette: «È stata una gaffe». Ma precisa: «Non mi dimetto»

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di Luana  Costa
16 novembre 2020
12:05

«Ho sbagliato a dire quelle cose in quel contesto, non sono mai stata un negazionista. Ho sempre detto che bisogna stare distanti, lavarsi spesso le mani e usare la mascherina. È stata una mia gaffe di cui mi sono ampiamente scusato ma nessuno ha fatto attenzione alle mie scuse». Fa mea culpa sulle mascherine e sul video che ha scatenato uno tsunami di polemiche ammette di aver sbagliato.

Ha deciso così di rompere il silenzio il neo commissario alla Sanità in Calabria Giuseppe Zuccatelli che nel corso di un'intervista rilasciata alla nostra testata smentisce pure categoricamente le voci che circolavano circa le sue probabili dimissioni: «Se il ministro e il Governo mi avessero chiesto di farlo lo avrei fatto, ma non ho nessuna intenzione di dimettermi spontaneamente».

Su Gino Strada invece dichiara di «non aver avuto contatti con lui. Lo conosco per la persona e il professionista straordinario che è, se dovessimo collaborare sarei ben lieto di farlo, potrebbe essere un contributo validissimo».

Ammette poi che la Calabria sul fronte dell'emergenza Covid vive una situazione «molto grave e seria avendo difficoltà a ricoverare i pazienti. Quando è scoppiata la prima ondata il grande problema delle regioni è stato quello delle terapie intensive, al Pugliese noi abbiamo ricoverato due pazienti della Lombardia, abbiamo dato la nostra disponibilità. Noi eravamo in una situazione molto meno preoccupante. Oggi il nostro problema è tenere in equilibrio il bisogno di terapie intensive».

«Su Catanzaro abbiamo raddoppiato la nostra possibilità di terapia intensiva. Al mater domini abbiamo 6 posti di terapia intensiva Covid che possono essere raddoppiati e portati a 12, abbiamo 30 posti di malattie infettive che porteremo a 50 con la convenzione con l'ateneo, il famoso blocco C».

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