Dalla “Lettera a un bambino mai nato” a “Il sesso inutile”, la celebre scrittrice e giornalista insegna che la dignità femminile si conquista con coraggio, responsabilità e scelte consapevoli ogni giorno
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«Essere donna è così affascinante. È un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida che non annoia mai». Le parole di Oriana Fallaci risuonano ancora oggi con una sorprendente e, per alcuni, irritante attualità. Nel giorno della Giornata internazionale della donna non rappresentano soltanto una citazione celebre, ma un manifesto: l’idea che l’essere donna non sia un destino passivo, bensì un cammino fatto di scelte, responsabilità e libertà da conquistare.
Parlarne oggi non è retorica, né una semplice ricorrenza rituale. Al contrario, è un dovere civile e culturale. La storia delle donne è un percorso di conquiste progressive, spesso ottenute con fatica, talvolta con solitudine, sempre con coraggio. Ricordarle significa riconoscere che i diritti di cui godiamo non sono mai definitivi, ma devono essere continuamente difesi e rinnovati.
In questo percorso la voce della Fallaci occupa un posto singolare nel panorama letterario e giornalistico del Novecento. Giornalista, scrittrice, inviata nei teatri più drammatici della storia contemporanea, ha incarnato un’idea di libertà radicale: quella dell’individuo che non accetta di piegarsi al conformismo né alle convenzioni. La sua scrittura, diretta e spesso polemica, ha interrogato il potere senza timori reverenziali e ha posto al centro una questione fondamentale: la libertà di scegliere.
Già nel reportage Il sesso inutile, pubblicato nel 1961, Fallaci compì un viaggio attraverso diversi Paesi per indagare la condizione femminile nel mondo. Ne emerse un quadro complesso e spesso contraddittorio, nel quale la donna appariva intrappolata in tradizioni e strutture sociali che ne limitavano l’autonomia. Il libro non era soltanto un’inchiesta giornalistica: era una riflessione lucida sulle barriere culturali che ancora impedivano una piena emancipazione.
Al centro della sua opera rimase sempre la questione della libertà individuale. Lo testimonia uno dei suoi testi più celebri, Lettera a un bambino mai nato, pubblicato nel 1975. In questo intenso monologo interiore, una donna dialoga con la vita che porta in grembo, interrogandosi sul senso della maternità, sulla responsabilità di mettere al mondo un figlio e sul diritto di decidere del proprio destino. Il libro affronta con grande profondità emotiva i dilemmi della condizione femminile, mostrando quanto la libertà sia spesso un peso che richiede coraggio e consapevolezza.
Diverso ma ugualmente significativo è il libro Un uomo, del 1979, in cui la scrittrice racconta la vicenda di Alekos Panagulis, oppositore della dittatura greca. Pur non essendo un’opera dedicata direttamente alla questione femminile, il libro rivela un tratto centrale della visione fallaciana: la difesa della dignità e della libertà dell’individuo contro ogni forma di oppressione.
Negli anni successivi la sua voce rimase una delle più controverse e discusse del dibattito pubblico. Anche in opere più tarde, come La rabbia e l’orgoglio, il tema della libertà rimane centrale, accompagnato dalla convinzione che i diritti conquistati — inclusi quelli delle donne — non possano mai essere considerati acquisiti per sempre.
La Fallaci non fu una femminista nel senso tradizionale del termine. Il suo era piuttosto un femminismo dell’individuo: una rivendicazione della libertà personale, del diritto di pensare, di scegliere, di dissentire. Non chiedeva concessioni, non invocava privilegi. Pretendeva semplicemente che la donna fosse riconosciuta come essere umano pienamente libero.
Per questo, ricordarla l’8 marzo significa andare oltre la celebrazione simbolica. Significa riflettere sul valore della libertà, sulla responsabilità di custodirla e sulla necessità di continuare a difenderla. Le conquiste delle donne del passato hanno aperto strade nuove, ma il cammino non può dirsi concluso.
Se, come scriveva Oriana Fallaci, essere donna è davvero «un’avventura che richiede coraggio», allora il senso più autentico della Giornata della donna sta proprio qui: nella consapevolezza che ogni conquista nasce dal coraggio e dalla determinazione dell’essere umano di far valere la propria libertà.


