C’è dell’amore nel suo rapporto con la materia, la carta, e anche qualcosa di profondamente umano. Un antico filo sembra legare l’universo artistico di Mirella Nania, artista calabrese dall’immaginario vivace, con il suo passato e futuro. Nelle sue opere convivono memoria, pittura e tecnologia, fuse in uno stile che attraversa il surrealismo contemporaneo senza rinunciare alla manualità e all’errore come elementi essenziali dell’arte.

Originaria di Taurianova, Mirella Nania racconta, durante l’intervista negli studi di Cosenza Channel, un percorso iniziato quasi per destino, dentro lo studio del padre Gesualdo Nania, pittore e collezionista che l’ha iniziata fin da bambina al mondo dell’arte. «Dalle mie parti - racconta - esiste questa tradizione curiosa: al primo taglio delle unghie dei neonati si mette loro in mano qualcosa di benaugurante. Ad alcuni si danno dei soldi, gioielli o rosari. A me diedero un pennello».

Un segno che anticipò di poco un apprendistato artistico familiare. «Papà costruiva tutto da solo: tele enormi, cornici, passepartout. Io già da bambina tagliavo i sacchi di juta, applicavo le tele ai telai e usavo martello e chiodi. Ho appreso come si faceva un tempo».

Dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria con indirizzo digitale, Mirella Nania ha costruito, negli anni, un linguaggio tutto suo che unisce carta, pittura e strumenti digitali. Alla base, però, c’è sempre la materia che la ispira e irrimediabilmente la attrae. «Io parto dalla carta, dal collage, dal ritaglio, dallo strappo. Poi intervengo anche pittoricamente con texture e segni manuali. Solo alla fine assemblo tutto in digitale. È lì che perfeziono e chiudo l’opera».

Nei suoi lavori convivono suggestioni vintage, fantascienza anni Cinquanta, metafisica e riferimenti contemporanei. Un immaginario che negli anni si è evoluto verso una lettura più diretta del presente. «Oggi uso soggetti più contemporanei perché sento il bisogno di raccontare il nostro tempo. Anche l’arte, come il cinema, assorbe quello che stiamo vivendo e lo rielabora».

Nania ha alle spalle collaborazioni importanti nel mondo musicale, dalle copertine ai videoclip; ha prestato la sua arte per Brunori Sas, Francesca Michielin e Dimartino. Un tipo di lavoro che, spiega, nasce sempre da una connessione emotiva con chi affida la propria immagine all’artista. «Quando realizzi la copertina di un disco, l’artista deve aprirti la porta del suo mondo. Si crea inevitabilmente una relazione molto intima».

Il suo stile potrebbe essere definito come “mixed media surreale”: «Pittura, carta e digitale, mi piace mescolarli continuamente fino a farli diventare un’unica cosa».

Una riflessione inevitabile riguarda poi il rapporto tra arte e intelligenza artificiale, tema caldo per il mondo creativo. C’è chi la demonizza, chi s’è fatto sedurre, Mirella Nania non ha una posizione radicale, ma individua un confine preciso tra strumento e processo artistico. «L’illustrazione non è soltanto il risultato finale. È gesto, improvvisazione, errore, componente inconscia. Quando lavori succedono cose che non puoi controllare del tutto. Ed è proprio lì che nasce il valore dell’opera».

Secondo l’artista, l’intelligenza artificiale può diventare un supporto tecnico o commerciale, utile per velocizzare alcuni processi creativi, ma non può sostituire l’esperienza umana dell’atto artistico. «Con l’AI digiti un prompt e aspetti che emerga un’immagine. È sorprendente, certo. Ma poi quanto senti davvero tua quell’immagine?».

Negli ultimi mesi Mirella Nania ha ricevuto anche un importante riconoscimento vincendo la sezione illustrazione del Calabria Design Festival. «Era da tanto che non mi esponevo. Rimettermi in gioco e vincere è stata una grande emozione».