Bova Marina, Brancaleone, Casignana, Portigliola, Locri, Gerace, Gioiosa Ionica, Marina di Gioiosa Ionica, Monasterace e Stilo . Un itinerario archeologico, storico e culturale, dalla preistoria al mondo greco, romano, bizantino, normanno ed ebraico , che attraversa 10 Comuni del versante ionico della città Metropolitana di Reggio Calabria Siti che rientrano in tre parchi e musei archeologici e una concentrazione straordinaria di beni in un'area geografica ristretta.

Un itinerario racchiuso nell'atrio della prefettura di Reggio Calabria fino allo scorso venerdì (e inaugurato lo scorso 29 aprile) grazie ai panelli illustrativi della mostra "I 70 km d'oro dalla Bovesia alla Locride e l'Eredità di Paolo Orsi", organizzata da Archeoclub Area Integrata dello Stretto e Archeocomunidiqualità . Adesso l'esposizione continua ad essere itinerante nei vari Comuni. Ne hanno già fatto richiesta Locri, Marina di Gioiosa Jonica e Stilo.

Mostra Paolo Orsi dalla Bovesia alla Locride prefettura Reggio

Ideata da Francesca Crea Borruto, coordinatrice di ArcheocomunidiQualità e vicepresidente di Archeoclub dello Stretto, la mostra è stata curata curata da un comitato scientifico composto da archeologi, studiosi e rappresentanti delle istituzioni culturali del territorio, con il coinvolgimento dell'Archivio di Stato reggino, della Soprintendenza Abap di Reggio Calabria e Vibo Valentia, del Museo e Parco Archeologico dell'Antica Kaulon, Direzione regionale Musei Calabria eificato ordine degli Architetti Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori.

L'esposizione si avvale dei patrocini istituzionali della presidenza del Consiglio Regionale della Calabria, della Città Metropolitana di Reggio, della Fondazione Museo Civico di Rovereto (città natale di Orsi), che ha contribuito con documentazione archivistica, e dei 10 Comuni dell'ArcheoComunidiQualità coinvolti nel progetto.

A Locri la nascita dell'archeologia

Un tributo doveroso alle ricerche di Paolo Orsi (Rovereto 1859 -1935). Il suo scavo a Locri nel 1889 segna la nascita nel Sud Italia dell'archeologia come ricerca scientifica e non più antiquaria che da Soprintendente con sede a Siracusa, egli si sviluppò anche in Sicilia e in Lucania .

Insieme al segretario dell'istituto Archeologico Germanico di Roma Eugen Petersen, mette in luce i resti del tempio greco ionico di Marasà a Locri Epizephiri (oggi comuni di Locri e Portigliola) . Scavi che rappresentano ancora oggi punti di riferimento per la conoscenza della Magna Grecia.

I giornali di scavo, spesso affidati ai suoi assistenti, i suoi taccuini, i disegni di Rosario Carta, le fotografie e le pubblicazioni preliminari costituiscono tutt'oggi una straordinaria lezione di metodo.

Il Tempio in stile ionico di Marasà è oggi ritenuto il più importante complesso santuariale locrese . Edificato entro le mura cittadine, si ascrive alla fine del VII sec. aC.; una sua seconda fase si data alla prima metà del secolo successivo, mentre agli inizi del V sec. aC fu riedificato in stile ionico con l'aggiunta sul suo lato orientale di un altare ancora oggi visibile. A questa fase di vita sono riconducibili i due gruppi statuari in marmo dei Dioscuri e il cosiddetto "Trono Ludovisi" con la narrazione della nascita di Afrodite.

Sempre a Locri sul colle Mannella, databili tra la fine del VI e la metà del V sec. aC lavorano un posto di particolare rilievo i Pinakes fittili : piccoli capolavori dell'artigianato locrese con la narrazione del mito di Persefone rapita da Hades e il matrimonio col dio . Locri impegna Orsi anche negli scavi della necropoli protostorica di Canale Janchina, del santuario di Persefone e del Tempio di Zeus Olimpio, con la scoperta di importanti testimonianze della scultura in marmo, come i Dioscuri di Marasà, e della coroplastica.

Mostra Paolo Orsi dalla Bovesia alla Locride prefettura Reggio

E ancora gli scavi condotti da Paolo Orsi nel 1911 sull'altopiano Cusemi, evidenziano sotto Casa Marafioti le fondazioni di un Tempio dorico databile alla seconda metà del VI sec.aC Rinvenute anche alcune terrecotte architettoniche e un gruppo con cavaliere sostenuto da una sfinge alata ed accosciata - ricomposto con grande abilità da numerosissimi frammenti sparsi - che probabilmente costituisce l'acroterio centrale del Tempio. Il gruppo plasmato a tutto tondo ed originariamente policromo è oggi noto come "Cavaliere di Marafioti".

L'identificazione dell'antica Kaulon a Monasterace

A Paolo Orsi si devono le scoperte di Reggio greca e romana, dalle mura di cinta in via Marina alle terme e agli edifici sotto Palazzo Zani e la Prefettura e sempre lui identifica il sito dell'antica Kaulonia in località di Punta Stilo a Monasterace Marina. Il Tempio dorico di Kaulonia è il monumento più importante della polis, scavato Orsi negli anni 1912-1913.
Inserito in una complessa e articolata area sacra, fu realizzato con pietra locale e copertura in marmo d'importazione, tra il 460 e il 450 aC, su una terrazza artificiale a cui si accede mediante una scalinata.
Secondo la ricostruzione dell'archeologo, dedicato a Zeus, era circondato da 14 colonne sui lati lunghi e 4 su quelli brevi. Intorno alla fine del IV sec.aC fu abbandonato forse a causa di un sisma.


Le campagne di scavo effettuate tra il 1912 e il 1915 determinano il rinvenimento delle mura di cinta, di un Tempio dorico alla marina, di alcune abitazioni, della necropoli al Vallone Bernardo e di un'altra area sacra al di fuori delle mura difensive, sul Colle della Passoliera.

Le scoperte a Gioiosa, a Bova Marina e Casignana

E ancora a Gioiosa Ionica la cosiddetta "Villa del Naniglio", localizzata accanto ad un corso d'acqua e lungo la Vallata del Torbido, edificata alla fine del I secolo aC con una grande cisterna ipogea a tre navate perfettamente conservata la cui copertura è caratterizzata da più volte a crociera . La villa è stata progressivamente abbandonata dopo il Ill secolo dC.


Particolarmente significativa fu la scoperta negli anni '80 in contrada Deri, presso la vallata del San Pasquale a Bova Marina, di un insediamento ebraico caratterizzato dalla presenza di un complesso liturgico . Edificato nel IV sec. dC e abbandonato a fine VI - inizi VII sec. dC, il complesso include una Sinagoga protetta dalla presenza di un pavimento musivo nell'aula della Preghiera con elementi decorativi tipici della simbologia ebraica databile al primo impianto dell'edificio di IV sec. dC, oggi conservato nel Museo del Parco.


Emersa negli anni sessanta del secolo scorso durante la realizzazione dell'acquedotto , la villa romana di Casignana in contrada Palazzi consiste in un complesso  per la maggior parte dedicato a residenza gentilizia, con grandi sale absidate, ampi corridoi, terme, latrine, marmi, ricchi mosaici pavimentali. Con la sua durata plurisecolare (dal I al V sec dC), è il più monumentale della costa ionica calabrese.
 

Non solo archeologia classica ma anche medievale

Paolo Orsi contribuisce in modo decisivo anche alla riscoperta del Medioevo calabrese.  È il primo a restaurare e valorizzare le "Chiese basiliane di Calabria", dalla Chiesa Santa Maria di Terreti (S. Maria Théothokos) , completamente demolita nel 1915 dopo il sisma del 1908, i cui arredi scultorei in stucco sono databili al XII secolo, alla chiesa Santa Maria de' Tridetti, piccola basilica a tre navate nel comune dell'odierna Staiti, alla Cattolica di Stilo, per lui la "fulgida gemma" e oggi simbolo dell'arte bizantina in Calabria. Della Chiesa di San Giovanni Theresti a Bivongi scrive nel suo volume "Le chiese basiliane della Calabria". Lui  apre la strada all'archeologia medievale e riconoscendo nel monachesimo italo-greco , e comunque nelle fasi di vita del governo di Bisanzio, una seconda grecità .


E in questa cornice  Brancaleone Vetus è tra i villaggi rupestri calabresi. La  città medievale costruita su una rupe domina un vasto tratto della costa jonica e ingloba due nuclei di grotte preesistenti. Le più isolate furono utilizzate a scopo culturale.
La città medievale, che nel XV secolo fu capoluogo della baronia dei Ruffo, fu abbandonata a seguito dell'alluvione del 1951 ed ora il sito è stato sistemato a parco archeologico urbano.

Il terremoto del 1908: reperti a rischio 


Si stima che oltre il 90% del patrimonio edilizio della città fu pesantemente compromesso dal terremoto del 1908. In particolare, i danni maggiori furono riscontrati nella parte bassa della città, tra la via Garibaldi e la via Marina. All'ingegnere De Nava fu affidato il compito di progettare un piano per la dislocazione delle prime baracche per gli sfollati e, successivamente, il nuovo piano regolatore della città.

Mostra Paolo Orsi dalla Bovesia alla Locride prefettura Reggio

La città era, dunque, segnata da edifici danneggiati, spazi inadeguati e difficoltà logistiche rendevano complicata la conservazione dei reperti raccolti nel Museo Civico . In una nota autografa del 29 novembre 1910, è documentato nella mostra, Paolo Orsi, in qualità di soprintendente Archeologico , sollecitò una soluzione urgente: la costruzione di una baracca provvisoria destinata ad accogliere il materiale archeologico più minuto, mentre i reperti più grandi sarebbero rimasti nel vecchio edificio i museale opportunamente adattato. Decisivo e documentato anche il ruolo di personalità come Gino Zani e Umberto Zanotti Bianco nel periodo successivo al sisma del 1908.

La visione e la difesa del patrimonio 

I documenti esposti testimoniano anche l'azione diretta di Paolo Orsi nella difesa di monumenti reggini, come la chiesa di San Giovannello a Gerace e la Torre D'Ascola, conciliando le esigenze di salvaguardia con le necessarie trasformazioni urbane e questioni amministrative.


Dopo una fitta corrispondenza con il Prefetto di Reggio Calabria una nota segna l'esito finale della vicenda della Torre D'Ascola . Di fronte alle difficoltà tecniche ed economiche della conservazione, Paolo Orsi ne ammette la demolizione. L'abbattimento è però subordinato a precise condizioni: fotografica completa, rimozione delle aggiunte documentazione posteriori e verifica delle strutture originarie, oltre alla definizione delle domande con il Genio Civile.
Il documento evidenzia un principio centrale del suo metodo: anche quando un monumento non può essere salvato, è necessario conservarne la conoscenza attraverso uno studio e una documentazione accurata.


In un'altra lettera autografa del 26 maggio 1911, Paolo Orsi interviene con fermezza per denunciare lo stato di abbandono della Chiesa normanna di San Giovannello, a Gerace Superiore, dedicata a San Giovanni Crisostomo , a navata unica e riconducibile alla prima età normanna in un'area frequentata già in età bizantina.
L'altro edificio di culto , da lui definito "la più importante costruzione normanna della Calabria" , è l'odierna Cattedrale. Intitolata a Santa Maria Assunta, edificata alla fine del X secolo su un preesistente edificio bizantino , fu consacrata al culto nel 1045. Pur essendo riconosciuta come monumento nazionale, l'antica Chiesa era stata trasformata in un letamaio pubblico, in aperto contrasto con ogni principio di decoro, igiene e tutela.

La sua protesta non riguarda soltanto il rispetto della legge, ma esprime una visione moderna del patrimonio culturale. Anche questo n altro insegnamento di metodo che attende a una visione chiara di come deve essere considerato e tutelato il patrimonio storico.

Di Paolo Orsi resta tuttora l'eredità di un uomo che consacrò all'archeologia l'intera esistenza come una missione, convinto che l'Unità d'Italia si realizzasse con la cultura non meno che con politica e nel quadro della comune civiltà che l'Europa traeva (e trae) dalla Grecia classica della cui illustri tracce questi 70 km d'oro sono intrisi.

Mostra Paolo Orsi dalla Bovesia alla Locride prefettura Reggio