Dopo l’esito negativo dell’esame congiunto della proposta di acquisto del Consorzio Autolinee TPL spa, il curatore della liquidazione giudiziale Fernando Caldiero prova a perfezionare ugualmente l’operazione
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Non tutto è perduto nell’ambito della travagliata vicenda dell’Amaco. La notizia delle ultime ore è l’esito negativo dell’esame congiunto attivato con il Consorzio Autolinee TPL spa, nell’ambito delle procedure di concertazione con i sindacati che hanno seguito l’aggiudicazione all’asta dell’ex municipalizzata dei trasporti dell’area urbana cosentina, alla società dell’imprenditore Mario Rocco Carlomagno.
Esito scontato
La fumata nera, per la verità, era nell’aria già alla vigilia dell’ultimo decisivo incontro programmato nella sede di Confindustria Cosenza per il pomeriggio del primo luglio, con la partecipazione del curatore della liquidazione giudiziale Fernando Caldiero e dello stesso Carlomagno, oltre che, naturalmente, dei rappresentanti dei lavoratori. Le parti avrebbero dovuto trovare una intesa per il perfezionamento dell’offerta di acquisto di Amaco del Consorzio Autolinee, per un importo di due milioni e 100 mila euro. La trattativa però si è arenata sulle modalità di assorbimento delle maestranze; solo i 95 lavoratori impiegati nei servizi di trasporto avrebbero infatti trovato collocamento immediato, mentre i 13 dipendenti destinati alla gestione dei parcometri sarebbero dovuti transitare in una nuova società deputata al controllo delle aree di sosta, con l’incognita però della disponibilità dei relativi spazi delimitati dalle strisce blu, oggetto di trattativa separata con Palazzo dei Bruzi. Rispetto a questa eventualità solo la Cisl si era detta possibilista. Troppe le incertezze invece, per le altre sigle sindacali.
Il curatore non si arrende
Fernando Caldiero però non si arrende e continua a battere ogni strada possibile per arrivare ad una soluzione che sia soddisfacente per tutti, compresi i creditori dell’azienda fallita. Per questo ha invitato il Consorzio Autolinee ad acquistare ugualmente l’Amaco non tramite incanto ma secondo le procedure previste dall’articolo 2112 del codice civile. Questa norma consente il trasferimento della proprietà di un’azienda senza necessità di acquisire il preventivo via libera dei sindacati, poiché l’operazione mantiene inalterati i rapporti in essere con tutto il personale dipendente e non produce ripercussioni sulle clausole contrattuali e sul trattamento economico. La tutela del lavoro è onnicomprensiva e include livello retributivo, qualifica e mansioni, scatti di anzianità, ferie maturate, permessi e anzianità di servizio. Carlomagno sta riflettendo e dovrebbe dare una risposta in merito entro le prossime 72 ore.
No alla privatizzazione
Questa strada però, andrebbe a blindare la posizione dei dipendenti solo momentaneamente. Per il futuro infatti, come qualsiasi azienda privata, il Consorzio Autolinee potrebbe nei loro confronti attivare clausole restrittive o procedure di licenziamento secondo quanto disposto dalla legge, mentre i lavoratori reclamano maggiori garanzie ed il riconoscimento del loro particolare status, assimilabile a quello dei dipendenti pubblici. Per essere assunti in Amaco infatti, hanno dovuto superare un concorso.
Le istituzioni tacciono
Nel frattempo si registra la sostanziale indifferenza delle istituzioni. Da tempo sulla vicenda Palazzo dei Bruzi non batte un colpo mentre non sono chiari i motivi per cui la Regione, in qualità di ente titolare del chilometraggio assegnato in concessione ad Amaco, non ne abbia chiesto la restituzione a Cometra, il Consorzio di cui Amaco fa parte, in applicazione dell’articolo 10 dello Statuto. Un punto su cui i sindacati continuano a battere.

