Risulta attivo solo un terzo delle 1.723 Case di comunità previste dal programma di finanziamenti in tutto il Paese. Ancora indietro anche gli Ospedali. La nostra regione maglia nera insieme a Basilicata, Abruzzo, Molise e Campania
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Troppi ritardi. La ricognizione ha dato esiti negativi e ha costretto il Governo ad intervenire. La Cabina di regia del Pnrr ha deciso di attivare un tavolo tecnico permanente che affiancherà le Regioni. Sarà coordinato dalla Struttura di missione del Piano nazionale di ripresa e resilienza con il compito di assicurare un «monitoraggio rafforzato degli interventi inseriti nel Piano Sanità». Il cambio di passo è stato deciso nel corso dell’incontro presieduto dal ministro per gli Affari europei, Tommaso Foti, che si è svolto a Palazzo Chigi, a cui hanno partecipato il ministro della Salute, Orazio Schillaci e i presidenti delle Regioni.
Il Pnrr Sanità prevede una spesa di 15,1 miliardi di fondi europei a cui si aggiungono altri 4,5 miliardi di risorse statali provenienti dal Fondo nazionale complementare. Tutte le Regioni sono indietro rispetto al cronoprogramma che vede la scadenza dei progetti fissata al 31 luglio 2026. Al Sud la situazione è molto critica. Calabria maglia nera insieme a Basilicata, Abruzzo, Molise e Campania. Nell’impossibilità di centrare l’obiettivo, il Governo punta alla quota del 75%: chiudere entro quella data 1.293 cantieri. Non è scontato che si riesca. Nonostante si tratti, per lo più, di interventi di ammodernamento, gran parte dei progetti sono fermi e quelli in corso procedono molto a rilento.
Gli ultimi dati Agenas pubblicati a settembre hanno certificato 660 strutture assimilabili a Case di comunità con almeno un servizio attivo, 172 con tutti i servizi obbligatori dichiarati attivi eccetto la presenza medica ed infermieristica, 46 con tutti i servizi obbligatori dichiarati attivi compresa la presenza medica ed infermieristica. Ancora indietro anche gli Ospedali di comunità. Sempre a settembre all’Agenas ne risultavano attivi 153 dei 592 inseriti nel Piano. L’intervento del Governo, deciso dalla Cabina di regia, implica controlli più serrati ma non è detto che il risultato cambi di molto: i tempi sono ristretti e la scadenza del Piano è vicina.
«Si tratta di misure che rivestono una significativa importanza - ha spiegato il ministro Foti - per il potenziamento dell'intero sistema sanitario nazionale e per il miglioramento della qualità della vita dei cittadini. In quest'ultimo miglio del Piano è necessario confrontarci costantemente con le Regioni, quali soggetti attuatori degli interventi. Per questo abbiamo deciso di attivare un tavolo tecnico permanente». «Gli investimenti della Missione Salute - ha detto a sua volta il ministro Schillaci - sono fondamentali per rafforzare la sanità di prossimità e dare risposte sempre più efficaci ai bisogni di salute dei cittadini. Sono stati già raggiunti obiettivi importanti, come quello sulle nuove apparecchiature che garantiscono ai pazienti esami più sicuri e di qualità. Ora occorre accelerare gli altri interventi, in particolare per rafforzare l’assistenza territoriale e le cure primarie, e su questo – ha concluso - il confronto con le Regioni sarà ancora più serrato e sistematico con il comune obiettivo di potenziare i servizi a garanzia del diritto alla salute».



