Dal 2000 Bruxelles ha destinato alla regione una marea di fondi. Ma lentezze, progetti incompleti e ostacoli burocratici rallentano sviluppo, infrastrutture e crescita economica
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Infrastrutture e trasporti, innovazione tecnologica, lavoro e turismo. E ancora competitività delle imprese, transizione energetica, salute e inclusione sociale, istruzione e cultura. Il menù completo porta la firma di Bruxelles. La Calabria deve infatti all’Europa decenni di continuo ed instancabile sostegno economico. Agende, programmi operativi e Fondi per lo sviluppo hanno consentito di realizzare importanti investimenti in tutti i settori, strategici e meno. Parliamo di oltre 70mila progetti dal 2000 ad oggi.
I programmi di finanziamento
Dal Por Calabria 2000/2006 fino all’ultimo Programma regionale Fesr Fse+, l’Unione europea ha stanziato 12,31 miliardi. A questi finanziamenti si aggiungono i fondi previsti dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, 11,63 miliardi, e quelli previsti dal Fondo per lo sviluppo e la coesione, altri 8,17 miliardi. Trenta miliardi o giù di lì.
Cosa è stato fatto con questi soldi
La prima voce di bilancio in termini di spesa è quella relativa alle infrastrutture e ai trasporti. Seguono i lavori pubblici, gli investimenti in beni e servizi, gli incentivi alle imprese e i contributi a sostegno delle famiglie. Il comparto agricolo è quello che ha beneficiato molto dei fondi europei e che allo stesso tempo ha il più elevato tasso di percentuale di obiettivi di investimento raggiunti. Nel complesso i ritardi sono molto elevati, sia sul fronte dell’avanzamento dei lavori sia su quello dei pagamenti. Lo evidenzia la Corte dei conti.
La crescita della Calabria
Con il Por 2000/2006 alla Calabria sono stati concessi 4,1 miliardi. L’effetto sul Pil regionale è stato un incremento pari all’1,1% proprio a termine programma. Tra il 2008 e il 2014, però, gli effetti delle crisi economiche internazionali che si sono succedute hanno praticamente azzerato quel risultato riportando indietro la regione di anni. La pandemia ha fatto il resto rallentando la crescita. Nel 2025 il prodotto interno lordo regionale ha fatto registrare un balzo in avanti dell’1,3%, un risultato superiore rispetto alla media nazionale. Le previsioni di crescita per il 2026, a causa della crisi energetica innescata dal conflitto in Medio Oriente, sono viste fortemente al ribasso, non oltre lo 0,6%.
La spinta esercitata dal Pnrr
La Banca d’Italia nel suo report annuale attribuisce gran parte del risultato di crescita del Pil alla spinta sugli investimenti esercitata dal Pnrr che ha contribuito ad un rafforzamento economico dell’intero Sistema regione. C’è la crescita ma, dice Bankitalia, i tempi della burocrazia frenano ancora lo sviluppo del territorio. Per la Corte dei Conti la spesa è rallentata a causa di persistenti difficoltà amministrative e progettazione carente, che frenano l'attuazione degli interventi. Non mancano le irregolarità e neppure i tentativi di frode. Questo vale per tutte le misure di sostegno europeo.
Le altre misure europee
Insieme ai fondi del Pnrr ci sono da spendere i 2,9 miliardi del Fondo europeo di sviluppo regionale e del Fondo sociale europeo plus e ben 8,17 miliardi del Fondo per lo sviluppo e per la coesione. Quest’ultimo porta in dote il finanziamento per la realizzazione dei nuovi ospedali di Vibo Valentia (126 milioni), della Piana di Gioia Tauro (116 milioni), della Sibaritide (102 milioni) e del termovalorizzatore di Gioia Tauro (372 milioni), progetto non ancora avviato.
I finanziamenti Fesr Fse+
Questo pacchetto finanzia principalmente l'innovazione tecnologica, la transizione digitale ed ecologica, il rafforzamento della competitività delle piccole e medie imprese e lo sviluppo sostenibile urbano e rurale. I fondi sostengono start-up, ricerca industriale e investimenti produttivi.
I finanziamenti Fsc
I Fondi per lo sviluppo e per la coesione destinati alla Calabria hanno una dotazione di 4,8 miliardi per le infrastrutture: 2,25 per l’ambiente, 1,6 per il trasporto, 900 milioni per le infrastrutture digitali e la competitività delle imprese. La piattaforma OpenFsc certifica che al 31 dicembre 2025 relativamente alla spesa per i 17.802 progetti previsti solo il 14% risulta concluso e l’8% è stato liquidato. Il 68% è in corso mentre il 10% non è stato ancora avviato. Secondo i dati OpenCoesione, i pagamenti monitorati ammontano a circa 214,7 milioni di euro su un totale programmato di circa 2,9 miliardi.
Oltre le scadenze, i rischi
Se i fondi strutturali e di investimento non vengono spesi entro i tempi stabiliti, si incorre in conseguenze finanziarie e operative definite dai regolamenti europei. La conseguenza principale è la perdita definitiva delle risorse che avviene con il "disimpegno automatico". Significa che le risorse stanziate ma non spese o non certificate entro tre anni dalla fine dell'anno di impegno vengono automaticamente cancellate dalla Commissione europea. Di recente la giunta regionale ha riprogrammato 57 milioni di investimenti su 17 interventi diversi per scongiurare il rischio di perdere i fondi.
Perché la Calabria non riesce a stare al passo con le altre regioni
L’eccessiva frammentazione del quadro finanziario e la mancanza di una visione d’insieme frenano i risultati nel lungo periodo e non rendono strutturali gli obiettivi perseguiti con gli investimenti. Il mosaico si compone di tessere che finiscono per essere adattate ai tasselli che le devono contenere: i soldi stanziati hanno più importanza del modo in cui i progetti realizzati si inseriscono nella rete di sviluppo locale.
Non è un problema solo calabrese, tant’è che la stessa Commissione europea ha deciso di far cambiare passo al sistema dei finanziamenti, non più a pioggia, ma mirati, sposando il sistema degli obiettivi adottati con il Pnrr. Per la Corte dei conti è importante prevedere cosa accadrà dopo la chiusura dei cantieri. Perché i progetti non gestiti al meglio risulteranno un inutile e dannoso spreco di denaro.

