I numeri crescono, la propaganda pure. Ma il turismo calabrese resta prigioniero di tre settimane estive, senza una strategia, senza una stagione lunga e senza un’idea di sviluppo che tenga insieme borghi, aree interne, cultura e lavoro stabile
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Nel 2025 i dati sul turismo in Calabria mostrano una crescita evidente: arrivi e presenze sono aumentati, soprattutto grazie alla componente straniera. Ma se spogliamo i numeri dalla retorica celebrativa, resta una sola verità: non esiste una politica turistica strutturata, e se non si cambia registro adesso si rischia di restare prigionieri di una stagione compressa in poche settimane ogni anno.
Sarebbe facile per la politica — ed è ciò che puntualmente accade — intestarsi il risultato e rivendicare una presunta svolta.
Ma fermarsi ai numeri, senza analizzarne le cause, significa fare propaganda. Perché la verità è un’altra: questa crescita non è attribuibile alla politica regionale. Avviene, semmai, malgrado la politica.
I dati (2025): crescita reale… ma parziale
Primi quattro mesi del 2025:
• Presenze turistiche: 464.240 pernottamenti, +10,1% rispetto allo stesso periodo del 2024.
• Arrivi: oltre 224.000 visitatori, +10,4%.
• Questo rappresenta il miglior dato degli ultimi cinque anni per quel periodo.
Da gennaio a luglio 2025:
• 1.024.196 arrivi e 4.347.992 presenze, con aumenti rispettivamente del +7,5% e del +6,2% sull’anno precedente.
• Turisti stranieri: 239.828 arrivi e 1.090.034 presenze (+30,1% e +25,4%).
• Tasso di internazionalizzazione: 23,4%, record storico.
Da gennaio ad agosto 2025:
• Regione registra 1.519.460 arrivi e 7.117.154 presenze (+9,7% e +5,2%).
• Permanenza media turistica: circa 4,7 giorni.
• Mercato estero in forte crescita, con Germania, Polonia e altri paesi europei tra i leader.
Estate 2025 (21/6-21/9):
• Presenze da 1.299.466 a 1.436.697, +10,56% rispetto al 2024.
• Forte contributo sia dalle strutture alberghiere che extra-alberghiere.
(Fonte dati Osservatorio Turistico Regione Calabria – dati “Instant Tourism”).
Ma questi flussi non sono il prodotto di una strategia pubblica, di un piano strutturato o di investimenti coerenti. Sono l’effetto combinato di fattori esterni: la saturazione di altre mete, il turismo low cost internazionale, la spinta post-pandemica verso destinazioni “periferiche”, il mare come bene rifugio estivo. Non certo il risultato di una politica turistica consapevole.
Se così non fosse, qualcuno dovrebbe spiegare perché la Calabria resta logisticamente isolata. L’alta velocità ferroviaria, per dirne una, si ferma a Salerno. Da lì in poi, il Sud — e la Calabria in particolare — torna indietro di decenni.
Ore di percorrenza improponibili, collegamenti lenti, infrastrutture incomplete. Un limite strutturale enorme per qualunque idea di turismo moderno, sostenibile e destagionalizzato.
Un turista può anche essere attratto da un luogo, ma se raggiungerlo è complicato, costoso e incerto, quel luogo resterà marginale.
E non è l’unico esempio, la Regione non ha mai costruito una vera stagione turistica lunga né una rete stabile di borghi, cammini religiosi, eventi culturali coordinati, o una programmazione pluriennale che permetta agli operatori di investire e non sopravvivere.
Al contrario, molte scelte politiche hanno oggettivamente danneggiato il turismo: fondi spesi a pioggia, eventi spot senza continuità, promozione disorganica, assenza di collegamento tra trasporti, servizi e offerta culturale. Il turismo viene evocato come slogan, non governato come settore economico.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Un turismo che funziona come una fiammata, non come un motore.
Una crescita statistica… ma priva di strategia
Numeri come questi possono convincere chi non va oltre gli slogan: “la Calabria è ora una destinazione turistica!”. Peccato che questi dati raccontino solo una parte della storia.
Il turismo resta concentrato in pochi mesi: nonostante i risultati positivi nei primi mesi e in estate, non esiste una distribuzione stagionale che superi l’estate. La vera crescita — quella che trasforma una regione in destinazione permanente — non parte da un quadrimestre o da alcune settimane di agosto. Resta tutto concentrato nell’estate, con picchi nei weekend e nelle tre-quattro settimane clou.
Questo significa che l’economia turistica resta anch’essa stagionale, con imprese, lavoratori e servizi in ginocchio per il resto dell’anno.
Internazionalizzazione sì… ma senza prodotto turistico diffuso. È vero che il turismo straniero è in forte crescita (+30% sulle presenze e arrivi nei primi 7 mesi), e che il tasso di internazionalizzazione ha raggiunto livelli record (23,4%).
Ma se questo incremento non si associa a una vera rete di attrattori turistici diffusi nel territorio allora non stiamo costruendo un’offerta di qualità: stiamo raccogliendo i frutti di tendenze globali di spostamento di massa, non di una strategia regionale.
A questo aggiungiamo permanenza media bassa e volubile. Perché nonostante il dato sull’aumento delle presenze totali, la permanenza media resta contenuta (circa 3-5 giorni), e la componente estera spesso si concentra in poche località costiere ben note. La Calabria continua a non riuscire a trattenere il turista più a lungo, con conseguenze dirette su spesa, servizi e economia locale.
Il racconto istituzionale non corrisponde alla realtà strutturale. La Regione e alcuni esponenti politici parlano di “record”, “trend positivo”, “destinazione in crescita”. Ma abbiamo visto come questi numeri vengono usati come alibi per coprire l’assenza di un piano turistico pluriennale.
Si continua quindi a gestire il turismo come un fenomeno estemporaneo invece che come un settore economico da governare e sviluppare.
La verità spietata
I dati 2025 mostrano un incremento numerico, non una trasformazione del prodotto turistico calabrese.
Crescono gli arrivi e le presenze ma non cresce la dimensione strategica del turismo: il modello resta quello di sempre. Tre settimane forti, tante vacanze mordi e fuggi, e poi silenzio. Questo non è sviluppo: è effetto ottico statistico.
La richiesta urgente alla Regione Calabria se vogliamo realmente trasformare la Calabria in una destinazione attrattiva oltre agosto:
1. distribuire i flussi su borghi, percorsi culturali, sacri e naturali;
2. creare lavoro stabile e offrire servizi di qualità;
3. intercettare turismo slow, esperienziale e sostenibile.
Da qui servirebbe un piano turistico regionale 2026-2030 che includa un calendario di eventi permanente, una rete di itinerari integrati (culturale, religioso, enogastronomico), una promozione internazionale coerente e non episodica, investimenti in infrastrutture e servizi.
È questa la vera sfida.
Altrimenti continueremo ogni anno a festeggiare numeri estivi, mentre la Calabria reale resta fuori dal mercato turistico internazionale di lungo periodo.
Gennaio è il mese della verità. È adesso


