Gli aumenti colpiscono anche camionisti, tassisti e agenti di commercio. Nella nostra regione sono 5.729 gli agenti, 2.275 le imprese di autotrasporto e 260 tra taxi e Ncc. Cosenza e Reggio Calabria concentrano il maggior numero di attività. Il report della Cgia
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Gli aumenti di benzina e diesel non pesano solo sulle tasche di famiglie e pendolari, ma anche su chi usa l'auto ogni giorno per lavoro o possiede un autocarro per trasportare delle merci. Le categorie professionali più colpite sono i camionisti, i tassisti e gli agenti di commercio. Per queste due ultime categorie la situazione è particolarmente difficile: non possono scaricare l'aumento dei costi sui clienti o sulla filiera, e quindi finiscono per assorbirlo interamente.
I camionisti, invece, possono farlo raramente e contare sul credito d'imposta pensato per compensare il caro-carburante. Ma non tutti ne hanno diritto: restano esclusi quelli che possiedono mezzi pesanti sotto le 7,5 t
Per contenere l’impatto del caro-carburante, il Governo Meloni ha varato dal 19 marzo scorso 13 provvedimenti, destinando complessivamente 2,6 miliardi di euro tra riduzione delle accise e crediti d’imposta per i settori più esposti, come autotrasporto, agricoltura e pesca. Dal oggi però, lo sconto sul diesel scende ulteriormente: il taglio delle accise passa da 12,2 a 6,1 centesimi al litro.
A pagare il prezzo più alto sono soprattutto le categorie che dipendono quotidianamente dall’auto o dal camion. Gli autotrasportatori devono sostenere subito costi per carburante, pedaggi, manutenzione e personale, mentre gli incassi possono arrivare dopo 90 o 120 giorni. I taxisti, invece, non possono adeguare autonomamente le tariffe all’aumento dei carburanti, essendo vincolati alle delibere comunali. Per gli agenti di commercio, infine, l’auto è uno strumento di lavoro indispensabile: percorrenze annue che possono superare i 30-40 mila chilometri fanno sì che ogni aumento alla pompa incida direttamente sui margini, spesso senza possibilità di trasferire il maggior costo a clienti o mandanti.
In Calabria sono 8.264 le imprese calabresi attive nei tre comparti analizzati dalla CGIA di Mestre: agenti di commercio, autotrasporto e servizi di trasloco, taxi e Ncc. Un universo di attività per le quali benzina e soprattutto gasolio rappresentano una voce di costo difficile da comprimere.
Il dato regionale comprende 5.729 agenti di commercio, 2.275 imprese di autotrasporto e 260 tra taxi e Ncc. La Calabria si colloca così tra le regioni del Mezzogiorno con un numero significativo di attività esposte direttamente alle oscillazioni dei prezzi dei carburanti. E proprio il prezzo del carburante ha registrato negli ultimi mesi un'impennata pesante.
Provincia per provincia
In Calabria la fotografia cambia sensibilmente da provincia a provincia. Cosenza conta complessivamente 2.726 imprese nei tre comparti considerati, appena davanti a Reggio Calabria, con 2.704. Seguono Catanzaro con 1.677, Crotone con 623 e Vibo Valentia con 534.
Il dato di Cosenza è trainato soprattutto dagli agenti di commercio, che sono 2.185, mentre l'autotrasporto conta 483 imprese e taxi e Ncc 58. A Reggio Calabria gli agenti sono 1.645, le imprese di autotrasporto 998 e quelle di taxi e Ncc 61. Catanzaro conta invece 1.279 agenti, 336 imprese di autotrasporto e 62 tra taxi e Ncc.
A Crotone, invece, il rapporto si ribalta: 302 imprese di autotrasporto contro 290 agenti di commercio e 31 attività tra taxi e Ncc. Vibo Valentia registra 330 agenti, 156 imprese di autotrasporto e 48 taxi e Ncc.
A livello nazionale
Il problema, però, riguarda l’intero Paese. Sono 303.814 le imprese italiane che operano nei tre comparti analizzati dalla CGIA: 203.742 agenti di commercio, 68.482 imprese di autotrasporto e 31.590 tra taxi e Ncc. Una platea enorme di attività direttamente esposte al costo dei carburanti.
Nelle regioni del Sud sono complessivamente 90.346 le imprese appartenenti ai tre comparti, contro le 81.817 del Nord-Ovest, le 66.425 del Nord-Est e le 65.226 del Centro.
Secondo l'elaborazione dell'Ufficio studi CGIA, il diesel è passato in Italia da 1,721 euro al litro del 27 febbraio ai 2,338 euro del 25 settembre, con un aumento del 35,9 per cento, pari a circa 60 centesimi al litro. La benzina è salita invece da 1,668 a 2,154 euro al litro, segnando un incremento del 29,1 per cento.
Per chi lavora ogni giorno sulla strada, non si tratta quindi di un semplice aumento alla pompa. Per gli autotrasportatori il carburante si somma a pedaggi, manutenzione, assicurazioni e personale, mentre i tempi di incasso delle fatture possono arrivare fino a 90 o 120 giorni. Una combinazione che, secondo la Cgia, sta mettendo sotto pressione soprattutto le imprese di piccola dimensione.



