Lo Stato ha speso circa 1,2 miliardi, dal 19 marzo scorso, per contenere il prezzo dei carburanti esplosi per effetto della guerra in Medio Oriente. Il costo al distributore è calmierato grazie al taglio di 24,4 centesimi delle accise. Misura in vigore fino al prossimo 1° maggio, giorno in cui scadrà anche il secondo decreto emergenziale consecutivo varato dal Governo. Il Consiglio dei ministri deciderà a breve se prorogare o meno il provvedimento.

In forse la proroga dello sconto

Il nodo centrale è quello delle risorse. Un terzo decreto da 600 milioni, per altre 3 settimane, peserebbe molto sui conti dello Stato. Il Governo non ha molte possibilità di manovra. Le disponibilità finanziarie sono più che limitate mentre gli interventi necessari a contenere l’emergenza energetica risultano molteplici. In primis i riflessi diretti degli aumenti sulla spesa delle famiglie e sui bilanci delle imprese.

I prezzi di oggi dei carburanti

I dati dell’Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese dicono che da 2 settimane i prezzi risultano in lieve ma costante diminuzione. Oggi il prezzo medio in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è pari a 1,738 euro al litro per la benzina e 2,059 euro al litro per il gasolio. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 1,789 euro al litro per la benzina e 2,118 euro al litro per il gasolio. Via lo sconto, il rischio è quello di veder schizzare nuovamente i prezzi del diesel.

Una proroga necessaria ma non scontata

Il gasolio pesa il 29,2% in più rispetto a fine aprile 2025. Fare un pieno di diesel costa 23,3 euro in più. La benzina risulta più cara del 2%. Oggi un pieno di verde costa 1,8 euro in più rispetto allo scorso anno. Senza la proroga del taglio delle accise il diesel arriverebbe a costare circa 2,3 euro al litro e la benzina circa 2 euro al litro.

Crescono i costi a carico di famiglie ed imprese

Il caro carburanti costa a famiglie ed imprese 148 milioni di euro alla settimana. Secondo il Codacons compagnie petrolifere e distributori incassano 88 milioni in più e lo Stato 61 milioni in più tra Iva e accise. Considerati «i consumi medi giornalieri di carburanti solo sulla rete ordinaria, ossia su strade e autostrade, gli italiani - avverte il Codacons - si ritrovano a pagare 128,7 milioni in più per il gasolio e 19,5 milioni in più per la benzina».

Le proteste degli autotrasportatori

Oggi fare il pieno di 500 litri ad un tir costa oltre 200 euro in più. Ai prezzi correnti, denuncia la Cgia rifornire un mezzo pesante costerà 17.500 euro in più. I tempi tra pagamenti ed incassi sono ciò che mette più pressione alle aziende. Il gasolio si paga al distributore con fatture a brevissimo termine (settimanali o quindicinali). Gli incassi dei contratti di trasporto sono invece differiti con fatture pagate a 60, 90 o 120 giorni.

La corsa al rialzo dei prezzi

La corsa al rialzo dei prezzi è in atto da prima di Pasqua e se non si troverà una soluzione al conflitto è destinata a riservare ulteriori negative sorprese ai consumatori. Secondo Assoutenti i prezzi dei prodotti alimentari salgono in media del 2,8% con punte del 4,7%. Secondo l’Istat l’inflazione potrebbe attestarsi al 2,2% per tutto il 2026 causando ulteriori aumenti dei prezzi al consumo. Il tutto in attesa anche di capire i riflessi diretti degli aumenti sul costo delle bollette di luce e gas.