Coronavirus a Cosenza, lo strano caso dei buoni spesa: «Più di 50mila euro alla società che li distribuisce»

La denuncia del consigliere comunale Del Giudice: «Importi erogati sotto forma di ticket restaurant, ma la Edenred tratterrà il 12%»

di Salvatore Bruno
15 aprile 2020
19:18

A rendere nota la notizia è il consigliere Sergio Del Giudice, eletto nella coalizione a sostegno di Mario Occhiuto nella lista Cosenza Sempre Più, ma fin dal momento della proclamazione deciso a mantenere la propria autonomia.
Palazzo dei Bruzi ha sottoscritto una convenzione con la Società Edenred, erogatrice di ticket restaurant, per emettere i buoni spesa da distribuire alle famiglie indigenti della città, utilizzando i fondi messi a disposizione dal governo per l’emergenza coronavirus.

Gli esercenti devono rimetterci

Il capoluogo bruzio è destinatario di una somma non secondaria, superiore ai 470mila euro. Gli aventi diritto riceveranno una tantum ticket del valore di 80 euro per ogni persona fino ad un massimo di 400 euro per ogni nucleo familiare. Potranno essere spesi negli esercizi convenzionati che però ci rimetteranno il 12 per cento di commissione. Quindi circa 56mila euro dei soldi arrivati dal governo finiranno nelle casse della Edenred.

Consigliere indignato

Del Giudice è indignato: «Soldi buttati perché sarebbe stato sufficiente un normale buono comunale non falsificabile. Con questo 12% non sarebbe stato meglio riempire un carrello e donarlo a chi è in difficoltà? Perché io che sono commerciante come i miei colleghi titolari di supermercati, dobbiamo mettere a rischio la nostra salute e quella dei nostri dipendenti per regalare soldi ad una società che non appartiene a nessuno di noi anziché destinare questa somma a chi ne ha veramente bisogno?».

Iniziata la distribuzione

Intanto la polizia municipale ha iniziato da qualche giorno la distribuzione a domicilio dei ticket a seguito dell’approvazione di circa 500 domande delle oltre 2.500 ricevute. Le istanze vengono vagliate anche attraverso l’incrocio con la banca dati dell’Inps per una verifica della veridicità delle autocertificazioni. Ma non è chiaro se le valutazioni siano oggettive o vi siano anche elementi discrezionali.

Giornalista
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